venerdì 9 febbraio 2018

COME SALTANO I PESCI



Matteo è un meccanico che lavora nell’officina del padre , vive in casa con la madre e la  sorellina down e aspira ad un lavoro a Maranello, la cui  vita serena subisce un giorno uno stop improvviso e imprevisto a causa di un incidente stradale in cui ha perso la vita una persona che appartiene al passato, ma molto importante per la vita di Matteo. Si tratta infatti della sua vera madre, un mistero tra  i tanti misteri che si nascondono dietro l'esistenza solo apparentemente tranquilla di Matteo.
E da quel momento inizia il road movie cinematografico, diretto verso  una città di mare da dove nasce il passato e il futuro di Matteo e degli altri  personaggi della storia.
Un piccolo, semplice, delizioso e poetico  film “ Come saltano i pesci”,  un racconto congegnato di flash beak che gradualmente come un mosaico  compone i collegamenti fra i tanti personaggi.
Un puzzle destinato a ricomporsi compiutamente soltanto in prossimità della sua conclusione in un finale inconcluso senza l’inesorabile traguardo mortale.
Tra le interpretazioni,  svetta  Biagio Izzo in un ruolo drammatico che conferma la regola del saper recitare degli attori comici, e Maria Paola Rosini in una recita sfumata di delicata ironia, priva di patetismi, nel ruolo di Giulia, la sorellina down.
“Come saltano i Pesci”,  se non un miracolo del grande schermo risulterebbe nella mediocrità generale del cinema italiano, un piccolo capolavoro cinematografico se non fosse inficiato da ridondanze melodrammatiche  con infiltrazioni di luoghi comuni e pratiche religiose assai grigie e ripetitive che consentono al filmato di restare  ben saldo tra i canoni del  contesto primate, pro scimmia, che saldamente lo caretterizzano.
Un piccolo soffio di aria fresca nell’inquinata e inquinante atmosfera angosciata e angosciante del voler a tutti i costi predicare  sul peccato e la redenzione, cioè sull’esigenza divina del perdono rispetto a una ambientazione primate, proscimmia,  che senza porsi alcun dubbio e problema dà come al solito per scontato di essere “umana”,  anziché da reparto scimmie dello zoo.
Nel dibattito contemporaneo sulla genitorialità, che coltiva la domanda insulsa se i figli siano di chi li mette al mondo o di chi li ama e li alleva,  il fatto di essere tutti scimmie, copie conformi le une delle altre, conferisce al filmato un suo fascino primitivo, una sua dolcezza, un suo modo gentile di raccontare il desiderio di tutti i primati di ritrovare la pace esaudendo il  proprio atavico  bisogno alberivolo, boschivo e cavernicolo, di tornare, fratelli e sorelle  nel senso più ampio dei termini, copie conformi le une delle altre, sull’albero, nella pace ancestrale della propria origine rampicante.
Esattamente la realtà planetaria moderna,  miracolosamente sanata dal Flagello del Terzo millennio, il Male perfetto,  il Morbo della scimmia, l’idiozia compulsiva pregressa demenziale delirante socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di ordine sociale. 




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Poeta – scrittore poeta prosatore e saggista – dell’Oltre dello spazio e del tempo, Prosieguo spaziale e temporale di tutti i tempi dell’alfa e dell’omega, Sergio Valli scavalca in avanti e comincia da dove ogni altro scritto e scrittore finisce.
Dal Profilo letterario, professionale, artistico politico e scientifico di Sergio Valli: “In un primo tempo da impiegare nei servizi collaborativi di assistenza e segreteria, che necessitano al nostro lavoro in questa nostra Opera universale da compiere liberamente e senza limiti in favore dell’umanità, Uomo e Figlio dell’Uomo, Unigenito Principe dell’Universo, Unigenito Principe dello Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni della Nuova Terra,  Unigenito Principe dell’Universo e della Nuova Terra, l’Umanizzatore, il Regnante, Popolo  Anima e Voce del Popolo e di tutti i Popoli della Terra e dell’Universo, recluto Valchirie per l’Avanguardia del Regno dei Cieli”)



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