mercoledì 2 agosto 2017

QUARANTENA



 
Nelle collezioni pornografiche - il che nel collezionismo storico  risulta comune ad ogni altra specie di collezione - collezionisti, distributori o addirittura oggetti ovvero soggetti e attori sorpresi nell’atto attivo o passivo del copulare in una fellatio alla bolognese, in un a quattro zampe alla francese o in una sodomizzazione alla marocchina, sono sempre in combutta tra di loro, come gli omo dei quali i non esperti sono sempre dubbiosi sul chi da o riceve o viceversa. 
Ci si ricordava bene della prima volta in cui si era vista dal vivo o in fotografia, al cinema o in televisione, la scena ripresa dalle riviste pornografiche. Non quella delle donne nude che ormai non faceva effetto a nessuno, ma quelle che immortalavano la gente che succhiava peni o se li faceva mettere in quel posto.
Erano visioni di giornate calde che preannunciavano il diluvio di fuoco e ci si radunava negli studi televisivi o in poltrona davanti al televisore di casa o al pub.
Nei giardini, i rami e le foglie dure, i fiori avvizziti con le lunghe spine insanguinate sotto i grandi alberi, erano percorsi dai guardoni e dai  masturbatori professionisti che strusciavano nell’ombra, carponi, a quattro zampe tra il fitto fogliame, di cui nei cimiteri i necrofori non ne avevano alcun bisogno accontentandosi dei cadaveri da disseppellire. C’era tanto di spazio in quei luoghi per sdraiarsi in circolo e accoppiarsi in due o in tre o in quattro, alla rinfusa. Tra I Non sanno neppure dove sono messi, c’erano femmine dai seni inverosimili  e i vip con maschere di cera, alcuni con lo sperma ancora gocciolante sul seno o sulla faccia, e lì accanto i partner: simulati umani o autentici animali, impegnati in ammucchiate da sballo che assomigliavano alla vernice gettata alla rinfusa sulla tela cementata da una famosa pittura murale. “Da rifarsi gli occhi, ragazzi!”, commentavano i passanti che, dopo il museo delle cere, si scoprivano adesso sulla soglia del museo degli orrori.  Eppure era normale amministrazione, routine, nulla di eccezionale.
Anche se le donne fingevano di arrossire al pensiero della loro prima volta. Ammesso che ci fosse stata una prima volta, ammesso cioè che se ne ricordassero nella confusione dei tanti partner succedutisi, dopo la chiusura dei bordelli, a supporto della promiscuità e delle ammucchiate vigenti nel  Gran Casino all’aperto. Ammesso che le ex impiegate dei bordelli chiusi, conservassero all’aperto la memoria atavica del mestiere, anche se adesso ammazzano i propri figli imitando Medea.
“Tutto a posto”, affermano riemergendo dalle camere da letto che dovrebbe essere il luogo della relazione, del rapporto occasionale o protempore comunque appena instaurato,  da raccontare alle amiche o agli amici nelle sbronze del sabato sera, alla vista di quel letto nel quale è uso comune “essere andati insieme”, metafora dell’uscire insieme per praticare sesso anziché dell’entrare,  anche se poi di sesso se ne è fatto magari semplicemente al cesso.
“Buonanotte”, sussurrano gli ammucchianti prima di addormentarsi dopo l’ultima ammucchiata girandosi di lato e mettendosi una mano a protezione dell’ultimo orifizio per evitare che qualcosa vi penetri durante il sonno. “A domani”. Chiudevano le porte con dolcezza o le sbattevano furiosamente con gesto improvviso di corrente impetuosa che attutiva il rumore del catenaccio.
Dove capita capita e dove capita si scopa, pensano le scopatrici di casa, le casalinghe ormai alla frutta più che alla disperazione.
Ma non era come al gabinetto che ostentava quel minimo di civilizzazione e di sofisticazione,  con la tazza, lo sciacquone e la catena del water. Ma che però era poi imbarazzante indicare come il luogo della copula, anche se magari risultasse il più appropriato. C’è sempre da ridere di gusto, ricordando la barzelletta dell’imbranato che, invitato da una ragazza a “fare le porcherie”, si precipita contento all’interno del condominio: “Oh…si si. Andiamo a fare la cacca in cortile!”. Perché c’era sempre qualcosa che incriminava l’altro. Per esempio,  se accendevi una sigaretta senza chiedere il permesso. “Ho manomesso la serratura della porta del tempo”. “Sembra che abbia avuto una carriera esemplare nelle tante posizioni del  dare e dell’avere”. E si osserva con sorpresa il partner sconosciuto chi ti ritrovi accanto al risveglio. “Chi era?”. ”Impossibile saperlo: la targa era coperta”. 
Come quando la notte comincia molto prima che si faccia notte. Tuttavia, c’è sempre una scelta. Basta dare un’occhiata senza vedere e dire: “Che c’è di male?”  Perché anche le scimmie lo fanno, quelle che non parlano, quelle che con ogni altra bestia insegnano secondo le scienze naturali a chi pretende di essere umano, cioè dotato di intelligenza, ovvero alle scimmie parlanti, a quei baubaubaublablabla che ne avrebbero cose da dire se sapessero quel che vanno dicendo e cose da fare se sapessero quel che vanno facendo. 
Se le storie sul loro conto fossero vere, la mancanza di alibi risulterebbe la loro colpa più grave. Quella cioè di non essere mai altrove, ma sempre presenti sul luogo del Delitto, come le madri, ad esempio.  Perché è la colpa più grave che si possa avere. La madre di Cogne è finita in galera non potendo dimostrare di essere assente, nell’ora del misfatto, di non essere cioè in casa o dintorni a svolgere il proprio compito di madre amorosa, ma altrove. E, dopo averla condannata senza prove ne appello, gli ipocriti si mobilitano per trovare il modo di farla uscire di galera con l’indulto o con la grazia o altro accorgimento. “Per restituire una madre ai propri figli”, declamano. Ma come? Non l’avete forse condannata per aver ammazzato il proprio figlio, e adesso volete che ammazzi anche gli altri? Ebbene, anche qui l’ammucchiata è un atto di fede e un’arte, l’arte dell’ammucchiata e della puzza che funge da pertinente contorno e della fede comune, che quando è riservata alla scuola si fa talmente tediosa da risultare un eccesso, anzi l’eccesso degli eccessi. Perché la gente per farsi riconoscere in questo mondo di merda  ha incredibilmente bisogno del titolo di stronzo, e deve infatti esibire l’apposito distintivo o l’uniforme quando si pavoneggia in veste ufficiale.  
Oggi non c’è nessuno che ricordi il nome originario della città immaginaria di Quarantena, anche se consultando i testi sacri utilizzati dal Cristianesimo Negativo Invertito non dovrebbe essere difficile individuarlo. 
Fatto sta che la vicenda biblica sembra aver avuto una diversa conclusione dopo l’errore commesso dalla moglie di Lot, la quale guardando indietro si ritrovò trasformata in una statua di sale.
A quel punto sopraggiunse uno sconosciuto, un certo Let in qualche modo parente di Lot, che avendo avuto un’idea geniale era riuscito a fuggire dalla città prima che questa fosse distrutta. 
Lo sconosciuto era un ambientalista, studioso di medicina e di scienze applicate, che pensò di contrastare la corruzione e il conseguente dilagare delle malattie infettive provocate dalla promiscuità in cui la perversione, in particolare lo scambismo, l’adulterio, l’ammucchiata omo, etero, trans, necrofora, feticista, sadomaso,  imperversavano inarrestabili con ogni altra “specialità della casa”, surrogati da prospettive di propagazione irreversibile.
Lo sconosciuto benefattore, aveva scoperto trattarsi in realtà di autodistruzione cittadina, dato che la ricerca di un giusto, anche se di un solo giusto da rintracciare in una città abitata e governata dalle scimmie e pertanto perfettamente ingiusta, suonava un po’ come una scusa tipo “lupus in fabula”, tanto più che non sembrava ragionevole pensare che un Dio che si professava giusto, quindi perfettamente contrario, opposto, avversario, alieno, nemico di una città perfettamente infestata dall’ingiustizia bruta primate,  potesse cavarsela dopo le varie obiezioni del povero agnello con il “comunque voglio mangiarti e lo faccio” del lupo cattivo.
Ma il merito di Let fu essenzialmente quello di aver scoperto che la città era un semplice frutto dell’immaginazione, o meglio una metafora, perché in realtà non esisteva, per cui non essendoci limiti alla fantasia e al porre esempi metaforici per provocare l’attivazione dell’intendimento, si poteva intervenire lungo lo spazio-tempo immaginario e metaforico correggendo e insinuandovisi liberamente, superando e lasciandosi alle spalle ogni ostacolo.
Così Let prese la statua di sale con la quale era riuscito a tornare sui propri passi, trascinò con se Lot e indicando la moglie di questi nel frattempo ritrasformatasi in carne e ossa, confessò agli angeli inviati dal Signore di aver scoperto il “trucchetto”, dato che lì non c’era niente di vero e il tutto era simulato; e perciò chiese al Signore di concedere alla città altro tempo.
Il Signore tramite i suoi emissari rispose: “Vi concederò allora quaranta giorni. Ma attenzione, non ci saranno altre proroghe e allo scoccare del  quarantunesimo giorno la mia concessione scadrà inderogabilmente”. 
E fu da quel momento  che a Quarantena la promiscuità venne diluita nel tempo, e le ammucchiate precedenti finirono in disuso e restarono in uso soltanto per i semplici animali, mentre per le persone umane incompiute le relazioni promiscue caddero in prescrizione e se non si poteva fare a meno di seguire gli istinti, bisognava chiudere una relazione di coppia e attendere esattamente quaranta giorni prima di attivarne un'altra.
Let ricordò che dai tempi dell’anfratto, dell’albero e della caverna, dove ci si accoppiava brutalmente ovunque e come capitava, c’erano volute migliaia e migliaia di anni prima di conquistare quel minimo di civiltà che consentisse tramite l’istituto del matrimonio la costituzione di famiglie che, seppure simulate umane, si erano all’inizio poste quale fondamento delle comunità, anche se erano poi gradualmente degenerate a causa della degenerazione comunitaria provocata dall’Ordine sociale –j9 primate. 
Sostenne che prima o poi si sarebbe dovuto riconoscere il matrimonio di fatto come legittimo matrimonio del tutto pari a quello rituale; e spiegò così la situazione: “In questi quaranta giorni, sia il maschio che la femmina dovranno astenersi da pratiche sessuali e, a titolo risarcitorio e di purificazione dai precedenti rapporti di sesso, sottoporsi a tre docce giornaliere e almeno a un bagno settimanale in una vasca riempita con acqua sterilizzata, sottoporsi ad un’accurata visita igienico sanitaria e munirsi della necessaria certificazione per poter instaurare la relazione rigorosamente esclusiva con il nuovo partner”.
Di lì a pochissimo tempo, le statistiche registrarono il crollo delle malattie infettive, specialmente infantili, e un primo seppure contenuto regresso della corruzione.
Ma dopo alcuni anni, la diminuzione delle malattie e della corruzione divenne sorprendente: bastava guardarsi intorno per rendersene conto. Perfino i matrimoni di fatto, cioè le relazioni di coppia più o meno esclusive con convivenza, i cui soggetti venivano definiti fidanzati o compagni di letto, e i matrimoni cerimoniali tradizionali, aumentarono vistosamente mentre le separazioni, i divorzi e la conclusione delle relazioni cominciarono a diminuire sensibilmente, tant’è che da peggiore città del mondo Quarantena divenne il faro, la città esemplare, l’esempio da seguire per la ricostruzione di una famiglia che sembrava rinata.
Negli anni successivi, però, a causa del permanere dell’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica relativa delle scimmie che per soggezione al Male Perfetto produceva criminalità, corruzione, inquinamento e incremento delle malattie, l’obbligo della quarantena venne da prima timidamente e poi sempre più vistosamente di fatto violato, fino ad essere praticato come un semplice rituale burocratico, dal che la violazione divenne sistematica e si verificò una terribile ricaduta in una degenerazione in fase di dilatazione sempre più  perversa e inarrestabile che seminò morte e sfacelo.
Oggi, gli eredi di Lot e di Let non ricordano niente di questi eventi, per cui non c’è nessuno che si interroghi sul perché, scaduto da tempo il quarantesimo giorno, il Signore non abbia mantenuto fede al suo avvertimento. 

Ma essi, in quanto perfettamente ignoranti e incoscienti, ignorano naturalmente come in realtà il QUARANTUNESIMO GIORNO DEL SIGNORE evinca quella Cancellazione definitiva dell’Ordine Cosmico obsoleto, da tempo avvenuta ma in fase di percezione sul pianeta Terra, pianeta delle scimmie complesse affette da idiozia compulsiva, per effetto del progresso tecnologico indotto pregressa demenziale delirante. 

 
 

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