lunedì 31 luglio 2017

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA



In questa rivisitazione sociopolitica di Cultura dell’Universo, la Cultura umana sulla Terra, aggiornata ai tempi attuali nei quali la rivelazione dell’esperimento in fase avanzata conclusiva apocalittica, crea non pochi problemi di accettazione, per cui viene sistematicamente rifiutata dalla scimmia complessa dotata di parola e predisposta umana ma, nella seconda fase sperimentale, l’involutiva, degenerata e regressa aborto di vita e rifiuto umano affetto dalle peggiori forme di analfabetizzazione intellettuale, il cancro dell’anima – l’ idiozia compulsiva per effetto del progresso tecnologico indotto pregressa idiozia compulsiva demenziale delirante – un gior­no come un altro a Los An­ge­les cinematograficamente ci obbliga a una rivisitazione in chiave moderna presente e futuristica che trae la propria ragione esistenziale socioeconomica e politica esattamente nel presente futuro infinito dell’essere sperimentale, al momento apocalittico collassale perfettamente irrealizzato come essere umano in quanto espressione biologica e intellettiva perfetta del suo esatto contrario, l’idiota, la scimmia complessa dotata di parola e di predisposizione umana ma, involuta, regressa aborto di vita e rifiuto umano, persona fisica simulata umana la cui perfetta simulazione della scimmia che parla e crede di essere una persona umana, nel momento stesso in cui sembra inficiare irreparabilmente l’esito dell’esperimento, in realtà ne comprova il pieno successo.
Bill, in te­nu­ta da uf­fi­cio, ca­mi­cia e cra­vat­ta, è in mac­chi­na. Preso in un in­gor­go cau­sa­to da la­vo­ri sulla stra­da, è stra­vol­to dal caldo, un caldo tor­ri­do che non dà scam­po e il suo ner­vo­si­smo cre­sce rapidamente men­tre egli, privo di difese,  resta indifeso e im­mo­bi­le intrappolato nel traffico caotico di Los Angeles.
Dopo un po', stra­vol­to, esce dal­l'a­bi­ta­co­lo con la sua va­li­get­ta, la­scian­do la mac­chi­na abbandonata nel traf­fi­co pro­vo­can­do le ire degli au­to­mo­bi­li­sti.
Decide di tor­na­re a casa dalla fi­glia e dal­l'ex mo­glie e lungo il tra­git­to si pren­de­rà un paio di ri­vin­ci­te per­so­na­li e pu­ni­rà chiun­que si dimostri un osta­co­lo sul suo cam­mi­no.
Nel libro “L'im­pe­ro in­vi­si­bi­le. De­stra e raz­zi­smo dalla schia­vi­tù a Obama”, ritenuta opera preziosa dalla Cultura dell’Ignoranza primate complessa affetta da idiozia compulsiva pregressa demenziale delirante,  l'au­to­re Guido Cladiron  sottolinea come “Un giorno di ordinaria follia” secondo la moda di quel momento storico, sia stato interpretato dagli idioti compulsivi pregressi demenziali deliranti come “il sim­bo­lo della rab­bia”  di quel­li che negli Stati Uniti venivano e vengono tutt’ora paradossalmente defi­ni­ti a posteriori “hew­mies”, white school edu­ca­ted white males, i bian­chi di­plo­ma­ti: il cuore della pic­co­la bor­ghe­sia del paese.
Rab­bia ritardata, ovviamente, rabbia a posteriori,  ma verso chi?
Secondo i primati complessi affetti da idiozia compulsiva pregressa eccetera eccetera, na­tu­ral­men­te rabbia verso le altre mi­no­ran­ze so­cia­li (la­ti­nos, neri, orien­ta­li, ecc.) “pri­vi­le­gia­ti” da un si­ste­ma di wel­fa­re che li avvantaggerebbe per ri­me­dia­re alla strut­tu­ra­le di­scri­mi­na­zio­ne e dif­fi­col­tà so­cia­le di cui venivano e vengono quo­ti­dia­na­men­te fatti oggetto.
Wil­liam "Bill" Fo­ster (uno straordinario Michael Douglas) è pertanto un qua­ran­ten­ne fru­stra­to per aver perso tutto (fa­mi­glia, la­vo­ro, ri­spet­to, ri­le­van­za so­cia­le); e un gior­no, im­mer­so nella pol­ti­glia del traf­fi­co cittadino per­ver­so di Los An­ge­les, esplo­de dismet­ten­do i panni del per­be­ni­smo bor­ghe­se biancheggiante per in­dos­sa­re quel­li dell’in­caz­za­tissimo contro tutti e contro tutto ciò che non sop­por­ta e trova in­giu­sto, naturalmente il tutto e i tutti  trattandosi del contesto delle copie conformi e del ricalco, e naturalmente ignorando – come tutti i primati vittime di se stessi e della propria cultura fondata sull’ignoranza –  di esserne proprio lui il mandante; per cui la sua rabbia ancor più violenta è naturalmente indirizzata verso se medesimo quale ribellio­ne selvaggiamente dettata dagli istinti di sopravvivenza discendenti dalla  predisposizione umana innata affetta  dal cancro dell’anima.
Le scimmie dell’epoca e le loro attuali discendenze, non possono di conseguenza baubaubaublablablaterando che interpretare la rabbia di Bill come un an­ti-si­ste­ma che sem­bre­reb­be es­se­re ap­pa­ren­te­men­te bi­par­ti­san, an­dan­do a pa­ra­re da un lato (cioè da de­stra) su un raz­zi­smo evi­den­te verso gli “stra­nie­ri” (il com­mer­cian­te co­rea­no reo di non par­la­re bene la lin­gua in­gle­se e di fare prez­zi trop­po alti; la gang la­ti­no-ame­ri­ca­na ti­pi­ca­men­te cri­mi­na­le e pro­to-ma­fio­sa) e verso i pri­vi­le­gi e gli spre­chi per­pe­tua­ti nel set­to­re pub­bli­co (vedi gli ope­rai che la­vo­ra­no su una stra­da che non ha nien­te di dan­neg­gia­to) e dal­l'al­tro (ap­pa­ren­te­men­te da si­ni­stra) in un'ot­ti­ca an­ti­na­zi­sta (l'e­pi­so­dio del ne­go­zian­te di ma­te­ria­le mi­li­ta­re), an­ti­ca­pi­ta­li­sti­ca (l'ac­cu­sa alle ban­che e al si­ste­ma fi­nan­zia­rio) e an­ti­pa­dro­na­le (vedi gli epi­so­di del campo di golf e della villa del chi­rur­go pla­sti­co).
In real­tà, il per­so­nag­gio di Bill (e Cladiron, seppure perfettamente ignorandolo per mancanza di stimoli intellettivi, a parere degli idioti perfetti  lo spie­ga inconsapevolmente assai bene) è pie­na­men­te in­se­ri­to in un pro­to­ti­po so­cio-po­li­ti­co ti­pi­co di una de­stra estre­ma mo­der­na,  primate, proscimmia, i cui va­lo­ri car­di­ne sono la fa­mi­glia, l’indissolubilità del ma­tri­mo­nio, l'or­di­ne, l'o­ne­stà, la le­ga­li­tà, l’etica del lavoro  e l'in­di­vi­dua­li­smo li­ber­ta­rio (esattamente tutto ciò di cui, per propria natura primate, pro scimmia, scarseggia e perfettamente manca al primate, alla scimmia).
Secondo la critica e l’opinione primate largamente diffusa sul pianeta delle Scimmie, tutti i primati fino al più spregevole dei pedofili e dei serial killer di bambini, risultano brave persone prima di essere scoperti (e la scoperta è sempre una meraviglia incredibile), così che anche Bill in fondo è una brava per­so­na e vive come tutti i primati complessi affetti da idiozia compulsiva pregressa eccetera eccetera por­tan­do­si die­tro un bel po' di pre­giu­di­zi che rendendolo  perfettamente scimmia vengono ritenuti di natura umana e inevitabilmente  iden­ti­fi­ca­bi­le dallo spet­ta­to­re primate medio, che tende ad im­me­de­si­mar­si in­con­sa­pe­vol­men­te in lui fa­cen­do il tifo nean­che trop­po se­gre­ta­men­te per chi si ri­bel­la alle pic­co­le e grandi ingiustizie della quo­ti­dia­ni­tà.
Il pro­to­ti­po, come ogni prodotto della banalità e del peggior male possibile discendente dal primate complesso idiota perfetto il quale,  inevitabilmente, sceglie sempre il peggio del peggio, è perciò tutto fuorché un per­so­nag­gio po­li­ti­ca­men­te neu­tra­le nel contesto delle copie conformi e del ricalco:  pie­na­men­te in­se­ri­to in un campo po­li­ti­co di una e­stre­ma de­stra assai furbastra e scimmiesca nella sua vol­ga­ri­tà ritenuta in­tel­li­gen­te dagli idioti perfetti nel pre­sen­tar­si negatrice e rifiuto dei fe­tic­ci ideo­lo­gi­ci fuori moda del pas­sa­to ormai im­pre­sen­ta­bi­li come fascismo e nazismo, sostituiti da altri feticci e mode di estrema attualità scimmiesca.
Ne tralasciamo pertanto lo scandaglio di Cultura Umana, ossia del Mondo Alto, permanendo infatti ogni ulteriore dissertazione di esclusiva pertinenza della cultura dell’ignoranza del mondo basso primate, perché nella medesima ottica non egualitaria bensì escludente seppure simulata  egualitaria, chi me­ri­ta un certo li­vel­lo di vita con certi di­rit­ti sono esclusivamente quelli che rien­tra­no nel si­ste­ma di pen­sie­ro dei peggiori, dei più, dei più scimmie, degli hewmies, infatti, onde soddisfare il bisogno perverso, gestuale, della reiterazione gestuale primate.
Ne  con­se­gue l'a­do­zio­ne di un raz­zi­smo di fondo ma­sche­ra­to al punto da ap­pa­ri­re giu­sti­fi­ca­to e sop­por­ta­bi­le come ogni femminicidio e violenza sulle donne che secondo i giudici tradizionali se la vanno a cercare; così che  per Bill, il co­rea­no e i la­ti­nos in fondo sono degli stron­zi i quali in una ma­nie­ra o nel­l'al­tra risultano dei provocatori e, come le donne, se la vanno a cer­ca­re non com­por­tandosi bene nei suoi con­fron­ti.
Que­sto il re­tag­gio intellettuale della cultura primate, pro scimmia, che, unito al ri­cor­so alla vio­len­za del self-ma­de man ame­ri­ca­no, crea un'af­fa­sci­nan­te ponte per le scimmie idiote compulsive pregresse eccetera eccetera, tra la “ro­man­ti­ca” ri­bel­lio­ne mi­li­ta­re di Rambo, il tradizionale eroe solitario che scap­pa­va dalla so­cie­tà delle scimmie ri­fu­gian­do­si sulle mon­ta­gne e altre dissolvenze: per esempio, l’Edward Norton di FightClub che paradossalmente strut­tu­ra un con­tro-po­te­re isti­tu­zio­na­le in grado di li­be­ra­re l'in­con­scio inumano pro scimmia di fatto già perfettamente libero.
Le intrigaglie so­cio-po­li­ti­che del regista godono di un Michael Douglas assai ispirato e perfetto nel ruolo, ma al­ter­nan­do anche i giu­sti spazi al pro­ta­go­ni­sta con una regia d'au­to­re che si con­cre­tiz­za in tutta la sua po­ten­za fin dalle scene ini­zia­li del film, con una fo­to­gra­fia alie­nan­te ed un mon­tag­gio fre­ne­ti­co ne­ces­sa­rio a far pre­ci­pi­ta­re su­bi­to lo spet­ta­to­re nel clima di usci­ta dalle re­go­le e dalle con­ven­zio­ni, per sa­li­re su un treno di­ret­to verso una fol­lia ico­no­cla­sta da scimmia idiota compulsiva pregressa demenziale de­li­ran­te.
Ne viene fuori un'o­pe­ra d'a­zio­ne americana fre­na­ta sol­tan­to dalla nar­ra­zio­ne necessariamente più lenta delle in­da­gi­ni di po­li­zia, in cui giganteggia l'al­ter ego di Bill: il de­tec­ti­ve Mar­tin Pren­der­ga­st che dopo una vita pas­sa­ta die­tro a una scri­va­nia scen­de in stra­da per cer­ca­re di ri­sol­ve­re l'in­tri­ca­to caso nel­l'ul­ti­mo gior­no di servizio prima del suo pen­sio­na­men­to an­ti­ci­pa­to.
Pren­der­ga­st, im­per­so­na­to dal gran­de e vec­chio attore  Robert Duvall, più che l'e­roe po­si­ti­vo da cui lo spet­ta­to­re do­vreb­be pren­de­re esem­pio, non rie­sce come sempre avviene per gli eroi positivi a ri­ma­ne­re im­pres­so nella mente cerebrolesa degli spettatori quan­to il fu­ro­reg­gian­te fuori di testa Bill.
Tuttavia, il ten­ta­ti­vo di rie­qui­li­brio della peggiore specie possibile non può fallire e non fallisce; e un film spu­do­ra­ta­men­te di de­stra e di sinistra e del centro della bara della predisposizione umana e del mi astengo in attesa degli eventi, diviene di fatto un film di sinistra, di destra, del centro e del mi astengo in attesa degli eventi,  vale a dire un altro ca­po­la­vo­ro per i non capisco un tubo…
il cui dissertare di estetica, di contenutismo, di ragione e di intelletto umano, in prossimità ormai della fine della strada  non fa più nemmeno ridere, ma piangere…disperatamente piangere visto il destino dell’inservibilità rispetto alla Causa umana dell’Universo.
 

 

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