sabato 4 marzo 2017

UN MOMENTO DI FOLLIA



Come da tradizione, piacevole film cassonetto, contenitore di tutti i classici ingredienti della Francia delle Lolite, “Un Momento di Follia” è il consueto, tradizionale, classico e sistematico remake,  nel nostro caso della commedia brillante di Claude Berri, restando immutabilmente vacuo e inespresso ancorato ai suoi precedenti; così che anche il vaudeville di Un Momento Di Follia  è un grottesco “affresco” di vita così detta moderna, ossia perfettamente conforme ai canoni conformizzanti della moda imperatrice di un mondo primate imitante e  superficiale - mondo perfettamente privo di contenuti umani composto di copie conformi, reiterazioni e ricalchi , che copia invariabilmente se stesso quale mondo primate composto, formato da scimmie dotate di parola e pertanto predisposto umano, ma involuto e degenerato aborto e rifiuto umano, mondo sperimentale perfettamente regresso immondo affetto da idiozia compulsiva …idiozia compulsiva per effetto del progresso tecnologico indotto pregressa idiozia compulsiva demenziale delirante  - in un vaudeville grottesco che adegua la storia ai nuovi codici negativi invertiti moraleggianti e quindi perfettamente immorali della commedia popolare made in France.

Riprendiamo la trama dalla Scolastica di classica cultura negativa invertita, cioè dai Tolomeo a quattro zampe della critica cinematografica accredidata delle Scimmie che parlano, e annotiamo che “i due protagonisti del film, Antoine e Laurent (rispettivamente Francoise Cluzet e Vincent Classel) sono amici di lunga data i quali, in odore di separazione l'uno, divorziato l'altro, decidono di passare l'estate in Corsica in compagnia delle proprie figlie”.
“Louna, figlia di Antoine, ha quasi diciotto anni e una cotta per l'amico di papà,  e Marie, figlia di Laurent, ha diciassette anni e una passione per il suo papà.”
“Ansioso Antoine, cool Laurent, i due aspettano ogni sera il rientro delle proprie figlie dissertando di vita e paternità”.
“Ma l'estate calda e qualche bicchiere di troppo, precipitano l'idillio amicale. Provocato sulla spiaggia da Louna, Laurent cede alla sua malia e dimentica chi è l'adulto”.
La mattina dopo le cose si complicano, Louna ossessionata dall'uomo lo assedia:  Laurent prova a fare fronte all'assedio sotto gli occhi di Antoine che ignora i fatti e di Marie che invece li ha compresi molto bene.
La tensione cresce con le maree e Laurent si dibatte tormentosamente tra l'amore per la figlia e il dolore acerbo di Louna la quale finisce per confessare al padre di essere stata sedotta e abbandonata da un quarantacinquenne, per cui nel rispetto di una tradizionale metafora boschivo-forestale, il padre armato di fucile si mette alla sua caccia, insieme a quella del cinghiale che ha invaso le sue proprietà.
Nella reiterazione della prorpia mera superfice di usa e getta e di vuoto a perdere, nel remake, diversamente dalla versione originale, Vincent Cassel interrompe subito quella liaison passando il tempo restante del film a resistere agli assalti della ragazza, la quale viene presuntuosamente  proposta in un personaggio figurato come una moderna ninfetta predatrice armata di cellulare e cuffiette.
Quarantanni dopo l’originale,  nel remake il generazionale ha preso pieghe inquietanti, disegnando adolescenti ultramoderne e di conseguenza ultrainvecchiate, ultra stereotipate, che sopravvivono nello zoo generale della comunità delle scimmie che parlano,  chiuse nelle proprie gabbie appese ai loro cellulari come se fossero le sbarre delle gabbie; e vecchi scimpanzè froci padri, che non volendo smettere di fingersi giovani sono sempre più vecchi e decrepiti, mentre le figlie annaspano in un futuro senza futuro.
L’ultimo punto in comune conclusivo è l'epilogo, che in un caso vede confessare il protagonista all'amico un sentimento sincero per sua figlia, nell'altro preferisce un finale aperto e soggettivo da acquistare al mercato degli zombi a un prezzo relativo acquistabile come un piano fisso personalizzato su cui ciascuna copia conforme, ogni spettatore, ossia ciascuna scimmia che parla costretta in sala al silenzio, può proiettare la sua baubaubaublablablablascorreggiante parola indirizzandola verso la fine sognata: il ritorno alla normalità o l'accettazione di un amore proibito.
Ci sarebbe ancora un punto superconclusivo, sul quale - non comparendo in Un Momento di Follia vistosamente in comune con i precedenti cinematografici del cinema classico francese composto di attrici in genere donne belle o bellissime e di attori in genere maschi brutti o bruttissimi - abbiamo pertanto soprasseduto.



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