sabato 18 marzo 2017

LA SCELTA



Laura e il marito Giorgio vivono felicemente in una cittadina pugliese. Sono una coppia economicamente benestante: Laura, maestra di canto corale, insegna al conservatorio e Giorgio è proprietario di un ristorante nel quale lavora come cuoco.
L’unico cruccio della coppia è che, pur desiderandolo da tempo, non hanno figli, finché - forse in conseguenza di uno stupro che  si rifiuta di denunciare e di cui non vuole nemmeno parlare - la donna resta incinta.
Il figlio potrebbe anche essere del marito, a cui a un certo punto si riavvicina, ma il traumatico evento mette in seria crisi i loro rapporti.
Alla base del film di Michele Placido, c’è il testo teatrale  tra i meno conosciuti e rappresentati di Pirandello: “l’innesto” , una commedia drammatica del 1919 in tre atti, nel quale lo scrittore siciliano affrontava il tema dello stupro all’epoca pratica brutale maschilista assai meno frequente dei tempi attuali, subito da una donna della borghesia romana mentre si trovava a dipingere a Villa Giulia, e le sue conseguenze sul matrimonio, sulla sua famiglia e  sulla società di quei tempi, la madre, la sorella, il medico di famiglia, avvicendato nel film dalla figura di un maresciallo dei carabinieri interpretato nel film dallo stesso regista.
Tuttavia, nel testo teatrale di Pirandello, la dolorosa vicenda veniva approfondita mettendo in risalto l’inevitabile elemento di scissione all’interno della coppia: la diversità di mentalità tra le due componenti della coppia: quando Laura resta vittima della violenza, la reazione iniziale del marito è quella di una repulsione totale e assoluta ed è lui ad allontanarsi da lei fisicamente e a fraintenderne i comportamenti, mentre in realtà ciò che sta a cuore a Laura, da 7 anni senza figli, è l’amore per il partner, il che legittima secondo il testo teatrale e il suo titolo  l’essere genitori: se si è pronti come la pianta all’innesto, perché consapevoli e sicuri di questo sentimento, “il seme attecchirà e darà frutti, altrimenti resterà sterile e prima o poi appassirà”.
Era un’opera insolita e assai difficile questo lavoro pirandelliano nei confronti della moda conformizzante al maschilismo  di quel  periodo primate, che infatti subì l’inevitabile  rifiuto del pubblico conformizzato proscimmie dell’epoca, ma che in fondo risulterebbe probabilmente attualissimo trasferito ai tempi d’oggi perché il tema del dramma dovrebbe essere l’amore umano vigente nella coppia predisposta per amore umano  all’umano innesto, anche se secondo la critica della cultura proscimmie dei Tolomeo sia di allora che l’odierna,  il riavvicinamento del marito alla moglie dopo il primitivo rifiuto avveniva troppo affrettatamente.
Su questa pièce, Placido imbastisce un film che restando altrettanto essenziale trasporta i suoi attori protagonisti, Ambra Angiolini e Raoul Bova, in ruoli drammatici molto complessi in un contesto contemporaneo e provinciale che segue  fedelmente la fonte pirandelliana.
Ma non sono certamente loro (la loro interpretazione sebbene modesta, risulta comunque sufficiente) il problema delle pecche di una “scelta”, invero “decisione”, assunta da Placido onde trasferire sul grande schermo con un proprio titolo conforme al proprio gesto, l’antico  testo teatrale di Pirandello, il cui titolo che mette in causa la natura e la stessa essenza naturale dell’amore, se vero amore non inficiabile dalle mode proscimmie.
“ A parer nostro” dicono i Tolomeo della critica della Bassa (la bassa Cultura proscimmie rispetto alla Cultura alta dell’Universo, la Cultura umana), a firma Daniela Catelli e che letteralmente riproduciamo: “Il problema della scelta, sta nella decisione di applicare a una storia così lacerante e intima un’estetica troppo ricercata ed esteriore, che non aiuta lo spettatore a comprendere i personaggi e le loro motivazioni. La scena della violenza è preannunciata e giustamente non mostrata dalla musica durante una passeggiata in zone periferiche della città dove Laura, allegra, si perde. E’ come se un momento felice venisse a un tratto strappato via con forza a chi lo vive per trasformarsi in tragedia. In questo senso la protagonista dimostra tutta la sua forza pur nel rifiuto iniziale, che a noi può apparire incomprensibile, di denunciare il suo aggressore. Anche nel testo teatrale si parla solo del ritorno della donna scarmigliata e contusa, sotto shock, senza assistere ad un’azione che resta fuori campo, nella zona d’ombra nota solo al perpetratore e alla sua vittima e la cui presenza incombe da quel momento sui protagonisti come una nuvola gonfia di pioggia. Ma quando la minaccia si concretizza in qualcosa di bello e di inatteso, la prospettiva di Laura cambia mentre quella del marito, ferito nella sua virilità, cede al sospetto e alla paura”.
Ed ecco che la tematica del testo teatrale incombe sul film di Placido come una spada di Damocle evincendone nella sua simulazione umana la natura inesorabilmente preminente proscimmie.
“Forse è il tema di fondo a distrarre” continuano i Tolomeo: ”Perché alla storia di un amore totale (ossia vero, umano), noi sovrapponiamo la nostra modernità, aspettandoci di veder trattare temi come l’aborto, la libertà di scelta, l’egoismo maschile, il matrimonio e la parità dei sessi. In questo senso La scelta agli occhi di uno spettatore odierno resta un’opera di cento anni fa e a dare questa sensazione è la richiesta che il regista gli fa di accettare l’antirealismo di una storia in cui una coppia litiga e parla sussurrando, in privato o in pubblico, e dove invece di seguire passo passo i personaggi nel loro sviluppo drammaturgico li si contorna di immagini, panorami e particolari che non aggiungono verità ai loro sentimenti. Questo, forse, è il difetto principale di un film che resta comunque un coraggioso tentativo di fare un cinema altro e diverso, a cui però non c’è da stupirsi né da rimaner male se molti di noi preferiscono quello fatto di azione, crimini, sentimenti violenti e personaggi estremi, in cui possiamo (ahimè) riconoscere  più facilmente la nostra umanità”.
Tant’è che correggendo, ossia semplicemente raddrizzando il negativo invertito simulatorio presente in quella sedicente “nostra umanità”  dei Tolomeo, perfetti aborti e rifiuti umani “sedicenti e simulati esseri umani”, anziché “aborti e rifiuti umani affetti da idiozia compulsiva pregressa demenziale delirante” quali perfettamente essi sono, rende giustizia sia a Pirandello che al tema naturale e naturalista dell’Innesto, e pertanto, miracolosamente, illumina sulla tematica pirandelliana del film: l’amore umano.
E , nel senso,  rileggiamo ora, corretto, raddrizzato, l’ultimo periodo conclusivo,  illuminante, invero la  corretta conclusione della critica cinematografica della Scolastica e della Cultura proscimmie dei Tolomeo riferita al film “La Scelta” di Michele Placido, a firma Daniela Catelli, altrimenti in quanto negativa invertita, alla rovescia, contraddittoria e paradossale  : “…in cui possiamo (ahimè) riconoscere più facilmente la nostra inumanità”. Frase che andrebbe benissimo quale espressione critica diretta a qualsiasi opera negativa invertita, ossia proscimmie: scritta, parlata, musicata, cantata, legiferata, ballata, recitata, interpretata, eccetera eccetera eccetera. 




In fact, correcting, or simply by straightening the inverted negative Simulator featuring that self-styled "our humanity" of Ptolemy, perfect abortions and human waste "self-appointed and simulated humans", not "abortions and human waste with previous delusional insane" what idiocy compulsive perfectly they are, does justice both to Pirandello and graft that natural theme, and so, miraculously, it illuminates the subject Pirandello film : human love.
And, I mean, rereading now, correct, straightened, the last period concluded, enlightening, indeed the correct conclusion of film criticism of Scholasticism and of culture prosimians of Ptolemy refers to the film "Choice" by Michele Placido, Daniela Catelli, otherwise as negative reversed, Countdown, contradictory and paradoxical: "... where we can (unfortunately) more easily recognize our inhumanity". Sentence that would be great as an expression direct criticism to all works inverted, or negative prosimians: written, spoken, written, Sung, played, danced, recited was, etcetera etcetera etcetera.   
 

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