venerdì 16 dicembre 2016

UNA PRIMITIVA SPERANZA



Arriverà, domani.
Ci condurrà, per mano e a grandi passi, oltre i luoghi e i ricordi,
ripetuti in circolo dall’Alfa e dall’Omega
a ricalco oscillante del percorso cieco di un senso,
che senza quell’Oltre, senza il prosieguo dello spazio e del tempo,
non c’è.
Le lancette si sono fermate. E’ passata davvero l’ora
o tutto questo è parte di un destino remoto,
simile al semplice svolgersi di una reiterata turnazione?
Avremmo bisogno di certezze, di un minuto extra,
sessanta secondi che proseguano verso i minuti terzi.
Gli anni, si sa, bussano alla porta.  
Prima discretamente, ma poi sempre più velocemente.
Ti ho vista ispanica, bruna e bellissima, i grandi occhi luminosi
di stella sorgente, una grazia felina e silenziosa,
mentre indossavi una lunga giacca rossa
e scarpe dal tacco  alto e sottile.
Ero rimasto seduto nei miei sogni
a fissare fuori dal finestrino
lo scorrere dei paesaggi invernali
e i filari d’oro di un tardo mattino.
Avrei voluto conoscere il tuo nome,
il nome dei tuoi occhi che risplendono
al centro di un giardino che all’improvviso
fiorisce: un’azalea rosso fuoco
che s’innalza fiammeggiante
quando il sole è già alto e il cielo s’accende d’azzurro.
Come gabbiano privo di proiezione d’ombra
volteggio sul mare, mi inerpico lungo scale schiumose
di acqua salata, onde ricurve, dita ad artiglio,
un coltello conficcato nella corteccia, nel petto,
le ali amputate di albero.
Non sapevo di una nuova nascita, di una nuova terra,
di una nuova ricorrenza da affiancare alla prima.
Non sapevo di una strada che si apre luminosa e improvvisa
come porta di cielo.
Nell’aria vivida e scintillante, prima di dirmi il tuo nome,
hai trattenuto semplicemente il respiro,
il volto trasfigurato dai colori del sole,
oppure ti chiedevi che incontro è questo,
che magia, che ricorrenza,  che data è questa
che dà significato a quella della nascita?
Osservavi gli anni spargersi sul pavimento
e fuori dalla finestra ciò che restava del mondo.  Una primitiva speranza. 
Domani, arriverà.

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