lunedì 12 dicembre 2016

REVERSAL LA FUGA E’ SOLO L’INIZIO




In un film ufficialmente di serie B, una ragazza, prigioniera in uno scantinato,  legata, affamata e  stuprata, all’inizio della narrazione cinematografica riesce  a liberarsi e, colpendolo più volte rabbiosamente, tramortisce il serial maniaco carnefice stupratore della cinematografata e si libera.
E si ritrova sola,  in una casa sconosciuta isolata dal mondo,  in un deserto inquietante di solitudine, praticamente nel nulla. E quando scopre di non essere l’unica vittima del maniaco, ma che altrove ci sono altre ragazze nella sua stessa condizione, diviene l’artefice di una vendetta collettiva e prende prigioniero il suo carnefice costringendolo, per tutta la notte,   ad accompagnarla di casa in casa, di prigione in prigione, a liberare tutte le altre prigioniere.
E da questo momento il film assume due trame parallele del Reversal: una, la principale, che scorre in avanti, il presente,  quella delle ragazze "salvate" o quantomeno liberate; l'altra è quella del passato  che racconta come la protagonista del film sia finita in quella situazione, e  tutto ciò che è successo nei 6 mesi della sua  prigionia che antecedono la fuga e che, fornendo l’inizio al Reversal e unificando le due trame, viene ad evincersi come il tempo e lo spazio del presente, partendo da una lunga e tormentosa corsa all’indietro la quale vitalizza un originalissimo viaggio nel tempo finalizzato al recupero dello spazio e del tempo che lega insieme il vengeance movie, programmatico fin dal titolo assai originale riferito alla protagonista, "costretta alla vendetta" e sempre più incattivita e rabbiosa nella scoperta delle altre vittime.
E la doppia trama che corre verso il punto d'incontro fa si che Reversal riesca a tenere insieme torture, omicidi e scene di suspense,  obbligando a una continua attenzione in avanti  lo spettatore, sempre più coinvolto e ansioso di colmare le molte lacune che tormentosamente si accumulano nel prosieguo parallelo delle due storie in una.
Il che costituisce la ragione comune, unitaria,  di una sequela di vendette che riesce a dare una vita propria al Reversal,  nonostante cinematograficamente ricalchi, reiterandola placidamente,  la storia di un film sentita e risentita e vista e rivista mille altre volte (la ribellione del più debole,  la donna che vendica i maltrattamenti subiti, la vittima che diventa carnefice), scopiazzando quà e là in ossequio alla caratteristica essenziale dei film di serie B: quel ricalco liberamente ostentato che nella serie superiore del contesto scimmiesco baubaubaublablablablaterante delle copie conformi e del ricalco primate, viene invece accuratamente nascosto.
Ma l’originalità, sta proprio nella rivoluzione dei tempi, laddove il film inizia dalla propria fine, vale a dire dall’happy and,  dalla fuga della vittima che riesce a liberarsi violando le ferree, rigide  e  inviolabili regole di ciascuna serie del cinema, ma tuttavia senza scalfirle e restando fermamente e fedelmente ancorato alla serie B alla quale appartiene, in quanto il film - a fronte di uno svolgimento originale, ritmato, crudo e coerente – risulta un rifacimento evidente, viene a mancare di respiro proprio e i personaggi vengono privati di  quello sfondo paesaggistico personale che avrebbe dato loro  un senso vitale più ampio; e la grande vendetta della protagonista, pure se appassionante per livore e rabbia evidenti,  frenetica per cattiveria animale primate e  messa abilmente in scena, non riesce a fare il salto di qualità necessario e diventare cinematograficamente “epica”, come sarebbe risultato lecito aspettarsi promuovendola in un colpo solo di serie. 
 



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