domenica 4 dicembre 2016

L’ABBIAMO FATTA GROSSA



Carlo Verdone -  nei panni di Arturo Merlino ex carabiniere celibe e single - coabita nella casa della vecchia zia Elide, è un mediocre investigatore privato con pochissimi clienti e poco e mal pagato, ridotto per sopravvivere ad accettare lavori da dilettanti  tipo ritrovare animali domestici come gatti e cani, viene ingaggiato da Antonio Albanese nelle vesti dell’altrettanto modesto attore teatrale Yuri Pelagatti, il quale essendo stato cacciato da casa dalla moglie Carla, attraversa un momento di forte depressione, dimentica le battute in scena e dopo aver mandato a rotoli quattro spettacolo teatrali viene a ritrovarsi senza lavoro.
Antonio Albanese-Yuri Pelagatti, perfettamente imbranato nella sua parte ormai standardizzata di marito incapace e cornuto, chiede a Carlo Verdone- Merlino,  ex carabiniere di impronta altrettanto standardizzata dopo il successo ottenuto da Carlo Verdone con il film: "I due carabinieri", di sorvegliare la moglie che si incontra in un ristorante con il nuovo compagno.
E, nonostante la misera cifra che gli viene offerta, Merlino è costretto ad accettare l’incarico e, per caso, intercetta erroneamente la conversazione di un'altra coppia, nella quale si discute di uno scambio di valigetta con foto compromettenti.
Temendo che si tratti di un modo messo in atto dalla moglie di Pelagatti per ricattarlo, i due decidono di appropriarsi della valigetta, ma scoprono che all'appuntamento non si presenta la moglie di Yuri né il suo amante, ma un'altra donna.
Si appropriano comunque della valigetta che scoprono contenere un milione di euro in banconote da 500.
Yuri vorrebbe spartirsi subito il bottino, ma Verdone-Arturo Merlino lo fa desistere finché i nostri due imbranati personaggi decidono di prendersi del tempo per pensare al da farsi, nascondendo nel frattempo la refurtiva in casa della zia di Arturo nella fodera di un cappotto del defunto marito della donna.
Zia Elide, molto anziana, alterna però momenti di lucidità a momenti in cui crede che il marito sia ancora vivo, e in uno di questi momenti di rara lucidità la donna decide di liberarsi finalmente degli abiti finora conservati del defunto consorte e di darli in beneficenza, e tra questi il capotto contenente il denaro nascostovi dai due imbranati protagonisti del lungometraggio.
Yuri trova un ingaggio per una parte minore in uno spettacolo teatrale, torna a lavorare  e durante la messa in scena in teatro vede seduta in prima fila la donna della coppia alla quale aveva sottratto la valigetta, che lo riconosce perché Yuri durante la rapina, quando si era reso conto che non si trattava della moglie, si era sfilato il passamontagna dalla testa.
Yuri e Arturo scappano immediatamente, rifugiandosi in casa di zia Elide quando scoprono che la casa di Pelagatti è stata perquisita dai malavitosi proprietari della valigetta contenente il denaro.  
Il giorno dopo si presenta all’investigatore l'uomo della valigetta, il quale  gli da un ultimatum:  24 ore per riconsegnare i soldi, offrendo anche un compenso di 25.000 euro per lui e il suo amico. 
Arturo e Yuri si danno perciò alla ricerca del cappotto che dopo varie peripezie con rocambolesche ed esilaranti visite in varie parrocchie,  riescono a ritrovare nel centro di smistamento delle parrocchie, recuperando il denaro che vi avevano nascosto.
Dopo altre comiche peripezie, le banconote vengono felicemente restituite al legittimo e malavitoso proprietario il quale mantiene la parola data e dà ai due il compenso promesso di 25 mila euro in contanti che,  purtroppo per i nostri due eroi, sono  falsi, così che colti in flagranza di reato di spaccio di denaro falso, Arturo e Yuri finiscono in galera dove un bel giorno nel finale del film si presenta in visita istituzionale il ministro della giustizia, tale onorevole Conversani, il quale altri non è che il criminale proprietario della valigetta, dando lustro a un happy and cinematografico assai confortante per le scimmiette  benpensanti dello Status primate usurpatio,  convinte che il direttore dell’Inferno debba essere per forza il più cattivo di tutti i condannati alle pene dell’inferno (e infatti è oppure no il Diavolo?), tant’è che anche il direttore delle carceri e ancora meglio se trattasi del ministro, debbano per forza essere i più criminali tra tutti i criminali rinchiusi in galera.
Pertanto, il cinema di Verdone, che nasce dall’osservazione comica della realtà, non può non restare fedele alla propria natura; e tutto vi scorre  scontato e senza sorprese, tant’è che perfino se un giorno Verdone ci facesse vedere un film in cui il capo dell’usurpazione della Chiesa cattolica apostolica romana, la rappresentanza istituzionale religiosa  dell’anticristianesimo inconfesso occidentale, il Sommo sacerdote dello status primate usurpatio spaccia droga e malaffare, non ci sarebbe niente ma proprio niente di cui meravigliarsi.
Per Verdone e per i primati come lui, tutto scorre in un continuo cambiamento immutabile attraverso epoche e generazioni, così che non può mai rimanere uguale a se stesso.
Trattasi di superficialità, di mera apparenza,  in parole più massmediatiche trattasi di moda, della moda che accomuna le copie conformi, mentre l’immutabile contenuto resta uniforme, conforme e immutabilmente sempre lo stesso e  “Tutto scorre”, amava ripetere  l’illustre primate Eraclito,  illustre Non Sapeva Nemmeno Dove Fosse Messo, affascinato dalla mutabilità dell’apparenza, della gestualità,  della mera superfice dell’animo primate simulato umano e del cosmo scimmiesco in generale che, essendo per l’appunto a insaputa della scimmia Eraclito simulato… imita, copia, ricalca, reitera immutabilmente il già avvenuto, il remoto, il passato.
Ed ecco la ragione per cui, da trentasette anni
Carlo Verdone ci diverte simulando di cambiarci lo scenario che imitando, copiando, ricalcando le proprie orme e le altrui, reiterando scimmiescamente, scimmiescamente simula di  inventarsi  personaggi attanagliati da angosce sempre diverse, perseguitati da rompiscatole sempre diversi, afflitti da viziacci sempre diversi… personaggi, angosce, rompiscatole, vizi e viziacci che in realtà sono sempre gli stessi.
Come le copie conformi e i loro campioni, i semplici sintomi e i sintomi campione, i primati baubaubaublablablateranti e i loro campioni.
Ora, è una verità relativa, cioè una simulazione generalmente riconosciuta che, rispetto al 1979 –  a causa della involution, degeneration e usurpation primate in essere, stabilita dal progredire negativo invertito, alla rovescia,  dello Spirito immondo, il Male perfetto -  la nostra società sia “meno interessante, più squallida e anche più cattiva”, così che il regista romano avrebbe abbbandonato i “grandiosi” personaggi di Enzo, Ruggero, Mimmo, e così via di  “Bianco Rosso e Verdone” e di “Un Sacco bello”,  per assestarsi su primati che baubaubaublablablaterando simulano di essere umani e personaggi umani i quali, a loro volta, simulano di essere umani più normali cioè  “uomini più normali”, ossia scimmie che parlano similmente e in corrispondenza ai tempi attuali, spesso accomunati da quell’ipocondria e malinconia di fondo che così inconfondibilmente appartengono a Verdone e alla sua natura inconfondibilmente primate baubaubaublablablablaterante che gli vive dentro perpetuamente nostalgica dell’albero e/o della caverna da cui inseparabilmente proviene.
Tutto ciò detto, ridetto e confermato, il timore - che per le scimmie baubaubaublablablateranti, i Tolomeo della critica di cultura bassa primate e addetti vari ai lavori, è una grande speranza – che i due  attori Verdone-Albanese possano costituire dopo il De Sica-Boldi il futuro duo primate vincente  della commedia italiana, ci sta tutto. 
 
 

(S.V.  “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche  – “ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.  Il Mondo della Nuova Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
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