martedì 13 dicembre 2016

7 PSICOPATICI





7 PSICOPATICI
Violenza e divertimento in una commedia dall'umorismo particolarissimo.



Marty, alcolizzato, è uno sceneggiatore cinematografico  che con gravi difficoltà lavora al suo nuovo progetto: un film sulla psicopatia criminale intitolato "Sette Psicopatici".
Il suo migliore amico è Billy, un attore senza troppa fortuna ne talento il quale, a tempo libero, e praticamente sempre dato il suo perpetuo stato di inoccupazione,  si dedica al rapimento di cani ai cui proprietari viene poi richiesto un riscatto in denaro per riavere indietro gli amati animali.
Bill consiglia all’amico sceneggiatore di ispirarsi ai fatti di cronaca, informandosi in particolare sui serial killers le cui recenti e agghiaccianti imprese sono su tutti i giornali.
Billy ha un socio nella sua attività di ladro di cani, un certo Hans, marito devoto di una donna di colore malata terminale ricoverata in ospedale assistita amorevolmente dal marito religiosissimo, credente e appassionato ricercatore di un futuro in una vita oltre tomba.
Quindi, c’è Charlie, boss psicopatico  mafioso,  proprietario di un cane amatissimo, che finisce nelle mani rapaci dell’attore ladro di cani.
In questa situazione, di ispirazione per il suo soggetto cinematografico Marty ne ha anche troppa, ma il problema è restare vivi abbastanza per scriverlo.   
E per questo film originalissimo, Hollywood raduna i migliori folli del cinema americano e dedica loro questo omaggio che -  secondo i Tolomeo -  non è da considerare “un film dal contenuto metalinguistico particolarmente serio o ambizioso, ma piuttosto come una commedia divertente e intelligente, resa speciale dall'umorismo particolarissimo dell’autore e regista.  Ciascuno mette del suo per dare un colore al film, ma è la condivisione pluralistica di tanti toni patologici superficialmente diversi e il passaggio repentino dall'uno all'altro che movimentano allegramente un copione il quale, ironicamente e inconsapevolmente, riesce a mettere in luce una società americana in  cui la natura primate primeggia inesorabile oscurando sciaguratamente l’umana, nell’esito imprevisto e reso in forma occulta per la società scimmiesca baubaubaublablablablaterante interessata - quella americana dello Status usurpatio delle Nazioni incostituzionali,  che nel pianeta usurpato dai primati fa un po’ da faro e che, ovviamente,  non è in condizioni di riconoscersi - di una analisi sociobiologica che rischiava altrimenti di suonare eccessivamente reiterativa e gestualmente noiosissima, trattandosi sostanzialmente non di esseri umani, ma di un racconto di primati per primati.
Secondo i Tolomeo “Tom Waits porta la nota lunare della follia scritta nel destino, quasi dimenticata tanto si è ormai fatta natura (cioè natura primate)”,  nel suo modo di vivere e condursi nella ricerca ossessiva della “diversità” ad ogni costo, in un contesto immutabile di copie conformi e ricalchi come quello primate baubaubaublablablablaterante, formato da esseri neutri potenzialmente predisposti al salto miracoloso  nella natura umana, ma involuti e degenerati -  quali animali complessi – nella specie delle scimmie che parlano.
Woody Harrelson è l’imprevedibile che massacra scherzando e Sam Rockwell è la follia sofisticata, infantile e allo stesso tempo complessa come quella del primate, in origine predisposta da negativa invertita alla codifica  positiva rivoluzionaria per il salto, dallo spazio finito Alfa-Omega, nell’Oltre verso l’Infinito; e Christopher Walken è infine l'enigma, la coerenza trascinata oltre ogni sano limite, ed è il mostro sacro del puzzle, quello grazie al quale il film si potrebbe godere anche senza audio, nonostante i dialoghi risultino al di sopra della sufficienza primate di Hollywood.
L'irlandese alcolizzato Colin Farrel, si muove quasi passivamente tra loro, si lascia trascinare come una foglia al vento, senza sapere dove sia diretto, legato al suo fato da un rapporto di amicizia sincera, che è poi il cuore tenero della natura scimmiesca del film, senza il quale saremmo semplicemente dentro uno scopiazzato e tardo frammento tarantiniano.
Perciò la violenza non manca, soprattutto quella insensata, priva di sentimenti e di intelletto; ma il divertimento per il primate spettatore, il quale gestualmente se la ride e batte le mani, fortunatamente per la specie primate delle scimmie che parlano la supera.   





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