giovedì 20 ottobre 2016

SOLO PER VENDETTA



 
 
C'era una volta Nicolas Cage…
Oggigiorno  è di moda questa battuta fiabesca nella quale manca tuttavia l’happy and del vissero felici e contenti hollywoodiano. 
Nicolas Cage si è ritrovato a dover accettare film di secondo, terzo e quarto ordine, e di qualsiasi genere, girando qualcosa come 4/5 titoli l'anno, essendo bisognoso di dollari per superare i suoi atavici problemi con il fisco americano.
L’attore è stato protagonista di alcuni flop eccellenti, regalando prove sempre più misere, traboccanti e ripetitive delle sue espressioni standard:
meraviglia stupore rabbia   e ancora meraviglia stupore rabbia e…staticità.  Ma è curioso che  una delle sue pellicole meno indecenti  girate nell’ultimo quinquennio della sua carriera, non sia mai uscita in patria, negli Usa.
E’ successo a Seeking Justice, titolo italiano: “SOLO PER VENDETTA”, girato nel 2009 e fino ad oggi nascosto in soffitta in America, per strani intrighi e intrecci commerciali tra Usa, Danimarca, Norvegia e Italia, e non perchè sia il suo film più brutto. Ce ne sono sicuramente di peggiori.
Will Gerard (Nicolas Cage) è un insegnante d’inglese, la cui vita viene sconvolta quando la moglie Laura viene aggredita, violentata e selvaggiamente picchiata, finendo in gravi condizioni all’ospedale.
Mentre veglia la moglie ricoverata,  Will viene avvicinato da uno sconosciuto, tale Simon, il quale offre a Will la possibilità di vendicare sua moglie.
Will deve così scegliere se aspettare che la polizia trovi il colpevole, lo arresti e lo metta nella mani della giustizia, oppure, affidarsi a Simon e ai suoi ‘amici’ che a modo loro, quali giustizieri “privati”, troverebbero il colpevole e lo giustizierebbero entro l’alba del giorno dopo.
In preda a una rabbia incontrollata e a un dolore profondo per le condizioni della moglie,  Will finisce per accettare l’offerta che gli  innescherà contro una spirale infernale di eventi che, a poco a poco, lo  porteranno a perdere il controllo della sua vita.
Una trama semplice, con un professore irreprensibile, onesto, il quale insegna ai propri studenti come riuscire a controllare  la rabbia, usando la scrittura come sfogo al posto di pugni e pistole, il quale improvvisamente, spinto da un impulso irrefrenabile di vendetta contro l’assalitore della moglie, si ritrova insinuato nella sua vita il seme della violenza che gli genera rabbia e desiderio  di implacabile vendetta.
Da questo momento il film prosegue, incalzante e ricco di colpi di scena, distendendosi in  uno script il quale, sebbene evincente una propria originalità di costruzione, si ritrova a ricalcare le orme di un cinema inflazionato dalle tematiche di una  giustizia americaneggiante comunemente definita “privata”
nel contesto pubblico della Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di ordine sociale, e pertanto e/o di conseguenza governato, amministrato, giudicato, legiferato e rappresentato dai peggiori Aborti e rifiuti umani perfettamente incapaci di intendere e di volere nell’esercizio delle proprie funzioni, e pertanto e/o di conseguenza ai fini dell’avvento dello Status usurpatio delle Nazioni incostituzionali,  capeggiato dagli Usa, contrastato dal Regno dei Cieli, Stato costituzionale unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.
Il regista australiano Roger Donaldson, regista de Il Bounty, Cadillac Man, Dante's Peak, Thirteen Days, Specie mortale e La regola del sospetto, riesce all’inizio a trasformare un soggetto apparentemente banale in un buon thriller ad incastri, che tuttavia si perdono per strada dopo una buona partenza.
La New Orleans, disegnata da Donaldson, è una città che attraversata dalla criminalità stenta a riprendersi in un contesto urbano evidenziato con macchine digitali che hanno sicuramente aiutato il compito del regista nella confezione di un prodotto che strizza furbescamente l’occhio alla televisione, finendo per accumunarne pregi e difetti.
Girato con un budget ridotto, il film tecnicamente si evolve insieme al crescendo di tensione e paura che coinvolge il protagonista; e la recitazione di Nicolas Cage, caratterizzata fuori contesto dalle sue tre espressioni standard -  quella sconsolata; quella arrabbiata; quella affaticata ed incredula, con le mani tra i capelli, davanti il sedile dell'auto  - finisce per dividere i fans e i Tolomeo della critica sul crollo recitativo dell'attore.
Negli ultimi anni si sono viste  pellicole assai peggiori con il nipote di Francis Ford Coppola protagonista. Perché non sarà più il Cage di una volta, e questo anche i suoi fans non possono fare a meno di ammetterlo, ma ogni tanto anche lui uno script decente riesce ancora ad incrociarlo, ma non in questo film che ha ricevuto durante l'edizione dei Razzie Awards 2012 una nomination come peggior attore protagonista per Nicolas Cage.
Per quanto riguarda la tecnica recitativa del film e il cast degli attori, da ricordare la bellissima January Jones, icona della serie Bad Man, ottima nella parte della moglie del protagonista. 
 
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO  – Recensioni cinematografiche  –“ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.  Il Mondo della Nuova Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
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