lunedì 24 ottobre 2016

RITORNO



 
Per i frequentatori di via Veneto, l’inizio della primavera viene annunciato dal traffico congestionato dalle code e dai rallentamenti provocati dall’arrivo dei turisti primaverili e dei primi pellegrini della nuova stagione.
Via Veneto non è più tornata ai fasti gloriosi della dolce vita, però si può investire in piacevoli passeggiate all’aperto per scoprire chi si sarebbe incontrato quel giorno.
Scendendo a piedi fino a Piazza di Spagna, ci si può fare un’idea delle interazioni tra il mondo delle celebrità e il mondo dei ricchi e della politica che lo fiancheggia. 
Gli sconosciuti dal conto corrente gonfio passano anonimi insieme ai falsi pensionati di Montecitorio (quelli dei due anni, un mese o un giorno e dei cinque anni per riscuotere con la loro inesauribile progenie di discendenti ed eredi), nascondendosi tra le comitive dei turisti e i gruppi questuanti dei pellegrini. 
Oltre alle celebrità locali, ti può capitare di incontrare i vincitori dell’ultimo Oscar mescolati tra ricchi, turisti, falsi pensionati e la plebaglia dell’ultimo gradino.
Ma per i ricchissimi, le celebrità, i politici e i loro falsi pensionati stanno appena un gradino al di sopra della servitù. Se vai oltre e cammini senza sosta, puoi ritrovarti addirittura alla Città del Vaticano, dove ti può capitare di fare a gomitate - oltre che con i Premi Oscar o i premi Pincopallino o Vattelapescachi, e oltre che con i turisti,  con i ricchi sconosciuti,  con i pellegrini in preghiera ai piedi invisibili dello Spirito immondo, la Bestia,  l’Anticristo,  il Male perfetto, e con la plebaglia comunitaria o extra, riconoscibilissima dagli abiti acquistati  per strada, ai carrettini - con i gruppi di  religiosi: preti, suore, frati e avventizi dell’Usurpazione della Chiesa cattolica apostolica romana intitolata al Primo Cristianesimo e alla Madre Iddio, in transito con lo sguardo fisso in avanti verso un prodigio che misteriosamente li attende. 
Perché a questo servono queste passeggiate romane all’aperto; servono a trasformare il dolore e la tristezza in un turbinio di incontri calorosi, di preghiere e di desideri esauditi, di rallegramenti,  di gioia, come quando si stà tutti insieme, gomito a gomito, in chiesa, nell’urna o al cimitero, ricchi, poveri, vecchi, giovani, brutti, belli…in realtà nello Status usurpatio dedicato alla Morte copie, copie conformi nel campionario degli aborti e dei rifiuti umani, nel chiuso e nel segreto dei mostri di belle speranze.
Come quando si piange o si ride di nascosto,  alla veglia del morto o al funerale, e tutti segretamente pensano: “Meglio lui che io”. 
Loro non sapevano come e quando avrebbero vendicato i propri morti, però sapevano che sarebbe successo, un giorno. Un giorno come questo, passeggiando  all’aperto mentre i sacerdoti dell’Usurpatio continuano le loro prediche e i politici  le loro nenie oratorie; e tutti stanno li accanto a raccontare le proprie favole: i filosofi orientaleggianti e un po’ brilli, gli scienziati occhialuti e tediosi, gli artisti pomposi e gli atleti saltellanti. 
Se ne stanno tutti lì, stringendo le mani dei passanti, mentre dalle case provengono i gemiti e i bisbigli. C’è un grande bisogno di dimostrare il proprio affetto, ma all’aperto, dove le voci alte divengono grida e s’innalzano. 
Ed ecco accorrere i soccorsi con i defibrillatori portatili sotto il braccio, ecco i paramedici che prima di entrare nella case tastano il polso dei passanti e gli bussano sulla schiena chiedendo di dire il trentatré di rito; e accorrono i maniaci, gli esibizionisti con il pisello fuori, e le donne  di chiesa, timorate, si allontanano camminando con gli occhi all’indietro.
I reparti della polizia e della sicurezza dello status quo usurpatio, non erano tuttavia quelli standard di Manhattan, straordinariamente alti dato il clima, ma comunque anche qui erano di alto livello quanto i monumenti intitolati all’ingiustizia all’ingrosso destinata alla plebe: per quella di élite bisogna essere per lo meno benestanti, dato che soltanto a pari condizioni economiche nello Status quo usurpatio la legge è uguale per tutti come seraficamente sentenziato nel Paese campione, a nome di tutte le Nazioni del pianeta,  da una corte incostituzionale millantata costituzionale come tutte le Nazioni della Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di ordine sociale...il germe della Morte: l'Organizzazione sociale di Disuguaglianza economica relativa!  
Sulla sabbia, a pochi metri dalla riva, il mare è grosso e le onde si infrangono schiumose. Qualcuno sferra calci a qualcuno. Qualcuno ride, qualcuno piange, qualcuno muore. Corrono. Gridano con tutto il fiato che hanno in corpo, e poi si fermano a contemplare il tramonto. 
A palazzo Madama, benché gli invitati non siano moltissimi, c’è una gran bella cerimonia per l’inaugurazione di qualcosa.
Da optional, l’inaugurazione è diventata accessorio, dotazione di serie come la ruota di scorta.
A qualcuno sembrerà che queste cerimonie siano grandiose, ma non invidiano i partecipanti.
In fondo si tratta di festeggiare il proprio  fondo schiena e ancora più avanti delle periferie romane, sul litorale dove ci sono le ville con i viali di ghiaia sottratta alle spiagge, migliaia e migliaia di metri quadri sottratti al nostro patrimonio sulla costa occidentale della penisola, migliaia e migliaia di metri quadri di fiori, cespugli, aiuole colorate e stanze con vista sul mare, fino alle ville ancora più ad ovest, quelle che tendono verso l’estremo occidente dell’oltre oceano miliardario. 
In queste ville si festeggia e si balla anche tutta la notte. Ma se ti arriva un terremoto, sarà come ballare da seduti o da sdraiati, in sequenza, seguendo il ritmo delle scosse sismiche.
Dentro le auto in sosta alle periferie plebee, le teste ricciolute delle popolane non ballano, ma premono talmente basse sulle ginocchia maschili, dal far sospettare quel “servizietto” come l’antipasto per eccellenza, l’intima promozione, il dépliant con i consigli per gli acquisti, il repertorio sessuale delle specialità della casa…
Qui si sgranocchiano frittelle, si divorano panini imbottiti, si mastica gomma  e si bevono lattine di birra, perchè mancano le raffinatezze e i profumi che all’interno delle ville o sui panfili vengono serviti dalle vallette ai ricchi  satiri rincoglioniti imbottiti di viagra.
Là intorno stazionano giornalisti e fotografi; ed è una fortuna per gli ospiti delle ville e dei panfili che ci sia il garante della privacy del crimine e della schifezza, anche lui là in pompa magna tra la chiesa anticristiana inconfessa simulata cristiana e il  parlamento dello status quo usurpatio.
Sarebbe una sorpresa perfino per le iene di Italia uno, ma non per quelle dell’Italia Italia che gironzolano fameliche di notte alla ricerca di carogne in doppio petto e cravatta e sui video delle tv.
Ma se a Odisseo fosse capitato di passare su quella costa, via mare, durante le sue peregrinazioni mediterranee, avrebbe visto sulla terrazza della villa moresca,  una giovane donna nuda distesa al sole. L’avrebbe osservata sollevare il volto alla luce, e poi guardare verso di lui, nel vasto mare. 
Era bellissima, ma non di una bellezza comune, da Circe o da star. Era bellissima come fosse lei l’isola del ritorno.  
Perciò, l’avrebbe salutata da lontano, tra le acque verdastre e i lembi sabbiosi di spiaggia. E lei lo avrebbe guardato con occhi color pervinca luccicanti; e Odisseo l’avrebbe vista alzare le braccia sopra le spalle e mostrargli il dito  come indicasse  l’alto, la direzione della stella che lo avrebbe guidato nell’ultimo percorso.
Naturalmente l’intenzione della giovane donna era un’altra, ma Odisseo non poteva saperlo, per cui pensò che il momento fosse vicino.  
La barca a vela spinta dal vento scivolava sulla superficie del mare ora divenuta bluastra.   Tra poco sarà notte e poi ancora giorno e poi ancora notte.   La luce si spegneva adesso nell’acqua, il vento era cessato e l’imbarcazione avanzava lentamente ondeggiando e sollevandosi come fosse un treno merci sui binari, in una vibrazione prolungata e il fremito stridente della rete metallica.
L’Isola è sempre lontana. A volte la vedi comparire all’orizzonte, sulla fine del tracciato, quando l’acqua ha il colore del cielo. 
Il volto del luogo che non c’è, ha invece la forma e il profilo del mare in tempesta, che scompare sotto le onde furiose.   
Bisbigli e canti di sirena. E oscurità. Le foglie di pietra sui rami di roccia hanno il colore scuro del sasso,  e nel terrore dei luoghi bui la speranza è quella stella guida che ti sta appena più avanti, sopra l’orizzonte. E’ un messaggio di redenzione, è la bellezza eterea di una luce che ti è maestra.
All’alba, gli occhi delle sirene ti guardano azzurri e scintillanti quando, laggiù, l’Isola ti appare.   

(S.V. “IL MONDO ALLA ROVESCIA – Libro Quinto (2015/2016) –“ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.  Il Mondo della Nuova Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
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