martedì 11 ottobre 2016

PADRI E FIGLIE



 
 
 
Jake Davis (Russell Crowe) è un romanziere di successo vincitore di un premio Pulitzer, rimasto vedovo in seguito a un grave incidente automobilistico, il quale - affetto da una seria malattia mentale causata dai postumi dell’incidente stradale che gli provoca gravi attacchi di epilessia e altri disturbi fisici che rendono altalenante la sua ispirazione di scrittore  – è costretto a crescere da solo l’amatissima figlia Katie, la quale, 27 anni dopo orfana anche del padre, e' una splendida ragazza professionalmente realizzatasi quale laureanda psicologa assistente sociale impegnata nel recupero di bambini problematici, la quale combatte i demoni della sua infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d'amore.
Bellissimo film psicologico dotato, anche se inconsapevolmente, di significazione scientifica e di magistrale insegnamento sociale trascendente nell’universale, con interpretazioni straordinarie dei due attori protagonisti: Russell Crowe e  Amanda Seyfrid, padre e figlia, coadiuvati dalla piccola, bellissima  e bravissima Kylie Rogers, che interpreta il personaggio di Katie da bambina.
La narrazione recupera con successo le tecniche cinematografiche del flash-back di moda negli anni ottanta e novanta dello scorso secolo, e procede su due binari paralleli: uno ambientato nel passato e l’altro nel presente che rendono immediata e piacevole la narrazione.
L’ultimo romanzo di Jack si rivelerà dopo la sua morte in cima alle classifiche di vendite, avrà  un grande successo di critica e si intitola “Padri e figlie”
dando così corpo alla trasposizione sul grande schermo.
Nel 2014 Katie Davis è un'assistente sociale tirocinante laureanda in psicologia, e conduce una vita sregolata fatta di serate sfrenate nei pub notturni e sesso promiscuo occasionale senza limiti con sconosciuti, fino a quando incontra Cameron, un appassionato lettore dei libri del defunto scrittore padre di Katie, dopo varie traversie e incomprensioni destinato a rivelarsi l’uomo della sua vita e sullo schermo sua ancora di salvezza dalla complessa patologia in due parti psicologicamente contrapposte, tema del film e della storia da intitolare: “bisogno di essere amata e simultanea paura di amare”, che la vede dolorosamente protagonista.   
Scontato l’happy and cinematografico dei due innamorati e la sconfitta della terribile malattia di Katie, causata dalla perdita dolorosissima di entrambi i genitori da lei amatissimi,  nella trascendenza intellettuale: “I FRUTTI DI IDENTIFICAZIONE DELL’ALBERO”  che avrebbe dovuto costituire il titolo scientifico del lungometraggio, restano due ore circa trascorse non invano ma a prendere conoscenza - qualora esperienza supportata intellettualmente dal capire - dell’ennesima incurabile ma guaribile malattia discendente dallo Stato di usurpazione delle Nazioni incostituzionali, stabilito sulla Terra dal Male perfetto, lo Spirito immondo, perfettamente invisibile ma altrettanto perfettamente visibile nei suoi frutti perversi, ossia nei propri inequivocabili sintomi.
 

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