domenica 30 ottobre 2016

L’EDIFICIO SCOLASTICO




Era in piena attività e la folla di studenti sui gradini della scuola si agitava freneticamente in una giornata nuvolosa, ma stranamente calda per la stagione invernale.
La grande scalinata aveva la funzione di raccordo con l’esterno e con l’interno dotato di scale più piccole che immettevano ai pianerottoli e ai corridoi fino alle aule. Ma lì si fumava e si utilizzavano i cellulari da quando la direzione scolastica si era dovuta sottomettere alla politica del divieto del fumo e dell’uso dei telefonini sia per gli studenti che per il personale. Non era un punto d’incontro particolarmente accogliente, dato che appena lì fuori la strada principale esponeva l’agitarsi convulso del traffico stracolmo di automobili e degli autobus che si arrestavano e ripartivano alle fermate adiacenti alla scuola, formando un via vai rumoroso e caotico. Poco più in là, la zona industriale con gli scheletri delle grandi strutture in acciaio in disuso e quelle in cemento diroccato abbandonate a se stesse, preda di barboni, di tossici e di vandali, contrastava solo apparentemente con il vicino centro commerciale intorno al quale si estendeva un’area di parcheggio disciplinata e popolosa.
Lì si trovavano anche dei pub in attività, frequentati soprattutto da anziani che acquistavano un bicchiere di birra scura con mani tremanti e restavano in attesa con il bicchiere in mano che la luce fioca e fumosa calasse e arrivasse l’ora di andare a letto dopo i saluti reciproci di denti cariati o mancanti, e dopo aver scavalcato la spazzatura raccolta agli angoli delle strade.
Di solito si addormentavano nel giro di pochi minuti o vegliavano a lungo prima di precipitare nel sonno profondo della notte. Lungo i binari, ognuno, di qualsiasi età egli fosse, pensava di poter vedere finalmente arrivare quel suo treno che non arrivava mai, e di partire verso una destinazione che i cartelli ferroviari non contemplavano. E tuttavia correvano tra i binari, o tentavano barcollanti di farlo, mentre i treni passavano a grande velocità senza fermarsi, e quelli fantasma li prendevano invece a bordo e di lì, fuori dai finestrini, la città fuggiva frenetica.
I compagni di viaggio nascondevano comunque una oscura minaccia: non si poteva mai sapere cosa covassero, cosa avessero in mente, soprattutto in quella dimensione impalpabile.
La città era in agguato. Se c’era un rumore improvviso, gli ottimisti lo attribuivano al vento o a qualsiasi altra causa naturale, ma i paranoici o i più prudenti stavano in guardia pronti se non a scappare, data l’inadeguatezza della propria fisicità se in età avanzata, per lo meno a svegliarsi e ritornare sui binari tra i treni che non si fermavano, oppure a gridare aiuto se le corde vocali non li avessero traditi come spesso accadeva, lasciandoli senza suono e a bocca spalancata al terrore, come in un tragico quadro fiammingo.
Ma appena più in là, dopo la zona ospedaliera e del dolore, la città finanziaria delle banche di affari sembrava un mondo a se, luccicante e fascinoso, che si buttava alle spalle i quartieri e gli scomparti bui, rugosi e sofferenti della società dei consumi a poco prezzo e dei cimiteri municipali.
Appena accanto al centro commerciale, la Signora della Morte trovava il suo nascondiglio preferito. Là nessuno sospettava la sua atroce presenza.
Sul tavolo delle trattative, la vecchia Signora aveva messo in vetrina tutti i quotidiani finanziari aperti alla sezione affari che davano risalto notevole alla notizia dell’ultima ora riguardante una banca dì affari locale che dopo momenti difficili si era trovata sull’orlo del fallimento, ma che improvvisamente aveva annunciato in una conferenza stampa non solo di stare per ricevere una iniezione informatica di centoventi miliardi di dollari di nuovo capitale, ma che era sul punto di lanciare una nuova unità di “prodotti derivati” in cui lavoravano autentici “rochet scientists”.
Un giornale insinuava che ciò rappresentasse un nuovo sintomo della rinascita della città come centro finanziario leader.
I telefonini avevano continuato a squillare tutto il giorno e, per dare il tocco finale, i vertici della Banca di affari si erano misteriosamente incontrati con i burocrati del municipio.
Si diceva che di solito al capitale che impegnava la sottoscrizione, veniva attribuito un rapporto da uno a dieci. E si sarebbe così trattato dei centoventi miliardi di dollari annunciati, anche se i non addetti ai lavori, ma a volte anche gli esperti, non ci capissero molto di questi risultati.
I vertici bancari sostenevano che erano in corso trattative per mettere insieme un gruppo di sottoscrizione che si aspettavano ne prendesse la metà, per cui stavano parlando più o meno di 60 miliardi di dollari. Così la Banca disponeva già di quella somma, anzi molto di più. “Verrà recuperato tutto quanto è stato rivenduto in titoli. Ma è difficile recuperare ad alti livelli nel campo dei titoli municipali”, spiegavano i vertici bancari: “Soprattutto in qualità di sottoscrittore di riferimento, come questa volta senza capitale”.
E facendo finta di spiegare meglio una situazione finanziariamente incomprensibile, dato che all’inizio del dialogo c’era il capitale che poi era finito non si sà bene dove, precisavano: “ Stiamo inoltre comprando cento miliardi di sterline inglesi in inverse soluzioni da due banche britanniche con un impiego di spesa di 65 miliardi di dollari”.
“Niente male per una banca di affari che era stata poco tempo prima sull’orlo del baratro finanziario”, commentavano i quotidiani. E i vertici bancari riprendevano a precisare: “ Agli occhi della comunità finanziaria siamo una banca di affari sottocapitalizzata. Se si viene a sapere del fallimento con i prodotti derivati, quante altre sottoscrizioni di titoli municipali possiamo fare?”
Ma il fatto più sorprendente era, a questo punto, che i quotidiani finanziari omettessero di dare rilievo all’incongruenza della Banca di affari, la quale rendeva pubblico ciò che sosteneva dovesse restare segreto, perché costituiva una serie di grosse violazioni di legge.
“L’accordo con la contea o con la regione e la città sarebbe il primo e l’ultimo”, continuavano a spiegare i vertici bancari: “E il numero di affari che potremmo scambiarci scenderebbe gradualmente fino a zero. Perciò bisogna trovare altro capitale. In Svizzera si è prosciugato, idem in Francia e in Germania. Resterebbe l’Italia, ma lì si muovono sottozero, sul disavanzo pubblico, lo strangolamento fiscale e lo strozzinaggio. Lì hanno altro da fare. Hanno SanRemo e il calcio. Chi è che si occupa di una diversa raccolta di fondi? Occorre un approccio diverso, si tratterebbe di raccogliere i frutti altrui. Bisogna scaricare il rischio di credito su qualcosa di diverso. Useremo il credito non di una società, ma di una municipalità in cui non si parlerebbe di settimane o di mesi, ma di anni, moltissimi anni. Bisogna trovare una piccola città di confine, che si trovi a metà strada tra una grande regione e una più piccola.  Un’isola tipo la Sardegna, potrebbe andare ancora meglio. E siccome i municipali non accetterebbero, dovremmo prendere in prestito di nascosto il loro credito. Tanto noi siamo i vertici e abbiamo la nostra età. Dove credete che saremmo, quando scadrà il lunghissimo tempo del credito e bisognerà restituire?”
La trattativa si esaurì in un lungo silenzio, ma poi ci fu anche chi suggerì di attendere gli eventi. “Ci sono due possibilità”, disse: “ Se il governo di qualche Nazione dovesse dimettersi e venisse annunciato che le elezioni si terrebbero entro venti, trenta, sessanta o novanta giorni, quella sarebbe la Nazione adatta. La seconda possibilità sarebbe invece che se si dovesse riformare lo stesso governo senza elezioni, la moneta di quel governo potrebbe andare in caduta libera e fare al caso nostro”.
Ma qualcuno prospettò che c’era una terza possibilità, sicuramente la più probabile: ”La galera per tutti”. E a quel punto si capì la ragione dell’incongruenza e della situazione paradossale che si era trasformata in una confessione generale dei vertici bancari, per cui la terza possibilità sarebbe stata inevitabile.
 “Abbiamo però fatto un accordo con il procuratore. Niente galera, in cambio di questa confessione affaristica”, annunciò il vertice dei vertici della banca. Il quale omise naturalmente di rendere pubblico che dietro il procuratore c’era…al quale o alla quale sarebbe andato il bottino.
L’edificio scolastico era nel frattempo tornato ad esprimere l’anima nera della città e la Signora della Morte, onnipresente in assenza di vita, faceva in modo che dalle aule scolastiche preparatorie, il suo Signore e padrone, lo Spirito immondo, il Male Perfetto, allungasse come una piovra gigantesca i suoi viscidi tentacoli tenebrosi in un abbraccio perverso e mortale che con la città racchiudesse l’intero pianeta, intorno al quale il baratro di fuoco incombeva.

 
(S.V. “IL MONDO ALLA ROVESCIA – Libro Quinto (2015/2016) – “A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.  Il Mondo della Nuova Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
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