domenica 2 ottobre 2016

LE VITE DEGLI ALTRI (BIS)



 
Siamo a Berlino est e l’anno è il 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un diligente e severo agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla i cittadini della DDR. Il ministro della Cultura ha una passione segreta per una attrice teatrale da lui protetta, la quale però lo vuole lasciare perché innamorata del suo compagno Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell’Est che si attiene alle linee del partito.  Per avere campo libero con la bella attrice, Bruno Hempf, il Ministro della Cultura, si rivolge alla Stasi affinché venga trovato qualcosa contro il drammaturgo e questi venga arrestato. Gerd Wiesler viene incaricato della sorveglianza e, poiché egli ancorché ufficiale inflessibile della Stasi, si rivela un idealista votato alla causa comunista servita con diligente scrupolo, ma soprattutto una persona fondamentalmente onesta e leale, amante del teatro e dell’arte, gli effetti della sorveglianza provocheranno un esito opposto, in quanto egli entrerà nelle vite del drammaturgo e della sua compagna, non per denunciarle ma per proteggerle diventandone complice discreto.
E, sorvegliando con grande partecipazione le vite dei due artisti, egli arriverà ad abiurare una fede politica incompatibile con l’amore, l’intellettualità umana e la giustizia.
Il regista, Florian Henckel von Dommersmarck, è alla sua opera prima e all’epoca della vicenda era poco più di un bambino, per cui le sue esperienze derivanti dai ricordi infantili si sono sicuramente rafforzate e documentate in rapporto alla società del post Muro e dell’impatto con il nuovo Muro ben più grande di quello lungo 46 km di Berlino, entro il quale nel chiuso del cerchio alfa omega del capitalismo pluralista sintomatico occidentale, altre Stasi, altre polizie di stato, continuano oggi a spiare e controllare i propri cittadini, e per poter lavorare ed esercitare la loro arte, altri artisti e altre belle attrici continuano ad essere costrette a compiacere i personaggi potenti dello stato di sopraffazione, che  imperano nel chiuso del cerchio circondato dal muro insormontabile dello Stato di usurpazione delle nazioni incostituzionali capeggiato oggi dagli Usa.
Ma questa prostituzione per la sopravvivenza è, attraverso lo sguardo ora adulto del regista, dilatata e presente  in ogni parte dell’Organizzazione sociale –j9 delle Nazioni, chiusa e murata in se stessa come un sepolcro.
Le Vite degli Altri, trascendendo dal limite del proprio tempo storico, si rivela opera cosmica di tutti i tempi; ed è dunque un thriller politico coinvolgente dei nostri giorni, nel quale spicca l’interpretazione preziosa di un grandissimo Ulrich Muhe, eccezionale nella parte del capitano Gerd Wiesler, contornato da bravissimi attori come Martina Gedeck e Sebastian Hoch. 
Il film “Le Vite degli Altri”, ha vinto nel Mondo alla Rovescia delle Copie conformi e del ricalco, uno degli ultimi  Premi Oscar quale migliore film straniero, ma naturalmente grazie a una lettura chiusa e murata  e non aperta all’oltre e al trascendente come la nostra; altrimenti non solo non sarebbe stato premiato, ma avrebbe subito censure, rappresaglie  e ostacoli di ogni sorta, fino ad essere cancellato da ogni memoria.
Il tema premiato è difatti sempre lo stesso: il perdente, l’ex nemico di ieri oggi scomparso, e i suoi eredi vincitori semplici spettatori mai colpevoli e che delle vite degli altri sono assassini destinati alla condanna dell’eterno perdono, per inservibilità rispetto alla Causa dell’Universo, ossia per l’incapacità di intendere e di volere dei semplici animali e delle cose inanimate.
       
 

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