lunedì 31 ottobre 2016

LA VOCE E’ VIVA E DALLE MEDITERRANEE ACQUE RISORGE PER UN GIUDIZIO E UNA RIVOLUZIONE, AFFINCHE’ CHI NON VEDEVA VEDA E COLORO I QUALI CREDEVANO DI VEDERE DIVENTINO CIECHI. PARLA GESU’ CRISTO RISORTO,PRINCIPE DELL’UNIVERSO, PRINCIPE DELLO STATO COSTITUZIONALE UNITARIO DELLE NAZIONI/ORGANIZZAZIONE UNIVERSALE DI EGUAGLIANZA ECONOMICA ASSOLUTA/SOCIETA’ PER AZIONI UMANE/STATO DELL’UNIVERSO SULLA TERRA. IL MONDO DELLA NUOVA TERRA. GESU’ CRISTO RISORTO VERBO INCARNATO NELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA DELLA MADRE IDDIO E USURPATA DALLO SPIRITO IMMONDO, L’ANTICRISTO, LA BESTIA, IL CRISTIANESIMO NEGATIVO INVERTITO, L’ANTICRISTIANESIMO D’OCCIDENTE INCONFESSO MILLANTATO CRISTIANESIMO. IL VANGELO CHE VIVE: LA PARABOLA DELL’ARATRO. CHIUNQUE ABBIA MESSO LE MANI ALL’ARATRO, E POI SI GUARDI INDIETRO, NON E’ ADATTO AL REGNO DI DIO…



LA VOCE E’ VIVA E DALLE MEDITERRANEE ACQUE RISORGE PER UN GIUDIZIO E UNA RIVOLUZIONE, AFFINCHE’ CHI NON VEDEVA VEDA E COLORO I QUALI CREDEVANO DI VEDERE DIVENTINO CIECHI. PARLA  GESU’ CRISTO RISORTO,PRINCIPE DELL’UNIVERSO, PRINCIPE REGNANTE DELLO STATO COSTITUZIONALE UNITARIO DELLE NAZIONI/ORGANIZZAZIONE UNIVERSALE DI EGUAGLIANZA ECONOMICA ASSOLUTA/SOCIETA’ PER AZIONI UMANE/STATO DELL’UNIVERSO SULLA TERRA. IL MONDO DELLA NUOVA TERRA. GESU’ CRISTO RISORTO VERBO INCARNATO NELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA DELLA MADRE IDDIO USURPATA DALLO SPIRITO IMMONDO, L’ANTICRISTO, LA BESTIA, IL CRISTIANESIMO NEGATIVO INVERTITO, L’ANTICRISTIANESIMO D’OCCIDENTE INCONFESSO  MILLANTATO CRISTIANESIMO. IL VANGELO CHE VIVE: LA PARABOLA DELL’ARATRO. CHIUNQUE ABBIA MESSO LE MANI ALL’ARATRO, E POI SI GUARDI INDIETRO, NON E’ ADATTO AL REGNO DI DIO…
Scivolava rapido e silenzioso tra le oscure gallerie di pietra, seguendo le tracce del percorso sotterraneo. Il labirinto si piegava su se stesso. Davanti scorreva l’acqua appena prima del passaggio freatico modellato dalle varie ere geologiche, in un primo tempo da acqua impetuosa e ribollente, ad alta pressione, e successivamente con il raffreddamento della terra dal torrente sotterraneo che scivolava lambendo la roccia calcarea attorniata da una foresta di stalattiti e stalagmiti. I passi scivolavano sulla pietra bagnata, le ombre cadevano e si rialzavano tornando ad arrampicarsi sulla roccia ai bordi del torrente e riprendevano l’equilibrio e correvano veloci verso l’apertura verticale entrando nella galleria dove il soffitto era basso e minaccioso sopra le pozze di acqua stagnante.
Annusavano l’aria buia e nella fitta oscurità avevano riflessi rossastri negli occhi che le facevano sembrare creature dell’oltretomba poste a guardia dell’inferno. Ma erano lì, testimoni silenziosi sotto la terra degli avi. Ed erano tutti lì, i morti e i sopravissuti, i coltelli di selce infilati all’altezza dei cuori e delle frattaglie, scegliendo di morire con la dignità dei materiali fossili naturali e delle leghe meno nobili.
Nessuno avrebbe voluto morire affogando nella miniera dell’oro, invece che nell’acqua limpida e gelata dello scolo sotterraneo. Nessun trattato avrebbe potuto obbligarli a uscire dalla caverna e dall’anfratto, per scoprire l’aperto, l’aria frizzante sotto gli alberi secolari e il cielo.
Essi non sanno guardare avanti. Per farlo, dovrebbero raddrizzarsi e correggere la propria direzione invertita.
I trattati vanno firmati per poter restare indisturbati nelle caverne, scegliendo di morire con rassegnata accettazione della propria natura negativa e invertita, relativamente, parlando ciascuno la propria lingua natia durante il susseguirsi delle tempeste, della formazione delle voragini e dei vuoti improvvisi e delle scosse di assestamento della terra di sotto.
Il mondo esterno cessava di esistere nell’immutabilità silenziosa della caverna. I politici vi occupavano gli ambienti migliori, e i loro seguaci e gli amici e gli amici degli amici sguazzavano con loro, giocando a rimpiattino e poi scivolando seguendo la corrente silenziosa del torrente.
Quando si sedevano nella grande tavola del BANCHETTO DELLA MORTE, la gente anonima si radunava sotto il tavolo e ai loro piedi azzuffandosi per raccogliere le briciole numerate, e i ricercatori delle scienze statistiche dopo aver preso i dati passavano bruscamente da un anfratto all’altro proseguendo il conteggio e illuminando la propria ricerca con le torce che avanti a loro rivelavano le cavità mummificate della grotta.
Inginocchiati, bardati di tutto punto per le cerimonie funebri, i fedeli si erano silenziosamente disposti in cerchio sotto la grande tavolata del banchetto, e pregavano attorniati dai branchi urlanti degli infedeli che poi, in gran segreto, pregavano anch’essi dagli angoli più bui.
Ma c’era poco tempo. Forse era già tardi. Era sempre già tardi, quando percepivano gli avvenimenti che si erano conclusi da tempo. E come quando spiando a volte tra le fessure delle grotte, si riusciva a vedere le stelle brillare nella notte, per lo più attraverso potenti cannocchiali e altri sofisticati macchinari astronomici, e si sapeva che quelle stelle non c’erano più ma non si era ancora percepita la loro morte.
Lo sceriffo della contea organizzava nella grotta di destra e simultaneamente in quella di centro e di sinistra le squadre degli elettori che dovevano recarsi alle urne per eleggere i parlamentari, i quali, in quanto sintomi campione all’uopo specializzati, predicavano con insistenza sempre più crescente prima e dopo aver ottenuto il mandato, emettendo latrati e versi profondi e gutturali che piacevano tanto ai sintomi elettori.
Era qui che estratto il campione dal campionario perverso, ciascun sintomo elettore eleggeva il suo campione preferito, ma poteva farlo anche alla cieca, una copia vale l’altra, bestia per bestia, putritudine per putritudine, melma per melma.
Da quando in qua la merda crea differenze sostanziali tra stronzo e stronzo?
E tutti, eletti ed elettori, parlavano tra loro muovendo freneticamente la lingua, che guizzava come se essi fossero residui di serpe di antica roccia calcarea.
Nel contenitore delle ossa che si celava nella voragine nera al centro della fossa, i professionisti dell’inghippo e i capi di stato o di governo ci venivano tutti gli anni, in villeggiatura o in missione, mentre gli studenti ci venivano trascinati a forza per premio o in gita scolastica.
La biblioteca, la cattedrale gotica, le campane, la torre, le passerelle di legno lavorato a mano sopra il torrente, e il museo che le raccoglieva tutte insieme. Tuttavia, il pericolo maggiore non veniva dai fianchi della tempesta, ma dalla coda del tornado che trascinava dietro di se il vento rabbioso e la pioggia della furia selvaggia. Ma l’ultimo gesto li riunificava nell’invisibilità di un baratro che precipitava trascinandoli tra le spirali spaventose dello spirito delle ossa.
Ad ogni scossa, ad ogni sismatico tremore, ad ogni sussulto della terra fredda,  si sdraiavano sulla pietra nuda, incrociavano le braccia sul petto e restavano immobili nella dimora gotica delle memorie.
Tremate tremate gente!
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