venerdì 14 ottobre 2016

IL DILEMMA



I sintomi campione credevano di non essere dei qualunque, in quanto campioni, ma ignoravano di esserlo (campioni) delle copie, dei qualunque, del mondo per l’appunto delle copie conformi e del ricalco.  
Non si chiedevano mai: “E se mi sbagliassi? Se dovessi scoprire di essere un qualunque?”.
In fondo è questo il messaggio rivolto loro dalle scienze, dalle culture e dalle confessioni religiose: "Siete ciechi e sordi, Non sapete quel che fate e pensate e leggete e scrivete, e tutto il resto...l’anatomia, la biologia, l’antropologia idem". Perché prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, e il prima o poi è oggi, proprio in questo momento.
Ma non erano soltanto i campioni del nulla, i vip dei qualunque, i supernessuno, i NESSUNISSIMO, a non porsi il quesito, a non dubitare che il proprio credo e la propria fede fossero un inganno. 
Anche i semplici sintomi, i semplici qualunque, le semplici copie, i semplici Nessuno, credevano di essere “qualcuno”. 
Ma era un po’ come la guerra dei pronomi: non tenevano mai conto che il Signor Nessuno li metteva alla fine tutti d’accordo. 
Gli aborti di vita e i rifiuti umani sono esseri molto curiosi e bizzarri, come gli struzzi.
“A che ora vuoi alzarti?”, si sentono chiedere prima di spegnere la luce sul comodino, dal partner che giace sul letto accanto a loro. “Alle otto va bene?” E rimettono la sveglia a quell’ora, anzi alle sette perché prima devono farsi la solita corsetta per praticare lo jogging di primo mattino.
Sulla metro spesso non fanno in tempo a leggere i giornale con le stronzate del giorno. E comunque i cartelloni esposti nei locali della metro, ma anche quelli più ridotti messi sotto gli occhi dei passeggeri all’interno delle vetture, sembravano opere d’arte. Quella pubblicità è ingannevole, proprio come l’arte fasulla imposta dallo Stato Usurpatio tramite i suoi Tolomeo. 
Ma poi ci rifletti su e ne parli con il tuo vicino di viaggio, il quale ti spiega che non si tratta di un’offerta di prodotti, perché una pubblicità non è un’offerta. A meno che non specifichi una quantità esatta oppure chi è chiamato a goderne.
“Sento puzza di avvocato”, ti tocca pensare, mentre ti stai ancora asciugando il sudore e, pigiato in un vagone della metro indossi ancora il felpato con il cappuccio e la scritta “University Qualcosa” sulla schiena e un paio di pantaloni al ginocchio.
Ai tempi del liceo eri un buon fondista, ma adesso…E la ragazza vistosa che ha sentito il discorso, si intromette chiedendo: “Scusi, ma se io mostrassi tette e culo, cosa sarebbe: un’offerta, oppure una pubblicità? Che tra l’altro potrebbe risultare ingannevole, se io mi fossi siliconata e di natura ce ne fosse rimasta ben poca”.
Ma neppure il sospetto azzeccagarbugli sembra in grado di rispondere, perché molti altri viaggiatori sostengono trattarsi di adescamento.
E fu così che si arrivò al nocciolo della questione. I politici durante le campagne elettorali non mostrano culi e tette. Oppure si?
Ad ogni modo, come si può considerare la loro esposizione: un’offerta, una pubblicità o un semplice adescamento?
Venti minuti più tardi, si ritrovarono tutti insieme alla sezione elettorale per presentare per iscritto il quesito; e a questo punto la ragazza, infuriata, si allontanò e scese alla prima fermata.
Prima di prendere la metro per andare al lavoro, a lui, al Qualunque, era toccato di fare il consueto jogging, correndo trafelato in mezzo al traffico.
E mentre correva affannando, ascoltava spezzoni di conversazione, frasi femminili tipo “Non voglio più essere trattata come una pezza da piedi”, oppure maschili come “Quella stronza mi ha proprio rotto i cosiddetti”.
Ma in quel momento, lui cercava soltanto di sopravvivere, pronto a saltare in tempo sul marciapiede più vicino, prima di finire sotto le ruote di un camion, di un autobus, di una moto o di un’autovettura in transito.
Ad ogni modo scese anche lui dal vagone e si ritrovò accanto la ragazza vistosa sospettata di adescamento, la quale se la stava ridendo come una matta. “Vi ho messi tutti con le spalle al muro, brutti stronzi”, diceva tra una risata e l’altra.
Lui cercò di spiegarle che non ce l’aveva affatto con le ragazze che mostrano culo e tette: “Sono semmai le pubblicità, o qualsiasi cosa siano, che mi rompono: “Se stai guardando un film in Tv, te lo fanno a fettine con tutta quella pubblicità, offerta o adescamento che sia. Non se ne può proprio più. E in mezzo, ci mettono anche i telegiornali i quali, secondo me, rientrano più nella sfera dell’adescamento o dell’incitamento alla prostituzione, che in quella dell’offerta o della pubblicità”.
Mentre camminavano uno a fianco dell’altra, la ragazza vistosa sospetta di adescamento, piegava la testa più volte in senso affermativo e conveniva che anche lei la pensava nello stesso modo.
“Comunque”, soggiunse: “Io sono una studentessa di scienze politiche dell’ultimo anno, e quella faccenda dei politici non la mando giù. E sempre la stessa storia.  Per esempio: che cos’è che rende tale la violazione, l’atto in se stesso o la norma che la promuove, l’adesca o l’offre alla comunità delle norme, vale a dire alla legge? Senza la norma, potrebbe mai esserci violazione? E poi il discorso si fa davvero interessante se passiamo al campo delle malattie. Si è partiti forse con dieci, cento, duecento o al massimo mille malattie, e con l’incremento e il progresso dei servizi sanitari che avrebbero dovuto gradualmente farle diminuire, per cui oggi ne dovremmo avere al massimo una o due, non si fa invece altro che trovarne sempre delle nuove. A cosa servono in pratica le ricerche? Dopo tutti questi anni, abbiamo raggiunto uno stato di inarrestabile moltiplicazione perversa, non le pare? Quante malattie ci sono oggi? Un milione? Diecimila milioni? Un miliardo? Cento, mille miliardi? Per cui nel campo sanitario il dilemma è davvero intrigato, peggio del ricercare sempre nuove malattie da aggiungere al prontuario”.
Ma il Qualunque volle tornare al campione politico dei qualunque, cioè ai politici, ai Superqualunque politici, ai Nessunissimi della politica: “Che fine farà il nostro quesito?”.
E aggiunse che il problema andava risolto prima di entrare nell’urna, altrimenti le elezioni si sarebbero svolte in un clima di estrema illegittimità che le avrebbe rese nulle.
La ragazza vistosa sospettata di adescamento, si dichiarò perfettamente d’accordo. “Però”, volle precisare: ”La situazione è così da sempre”; e il Qualunque si disse: “Cazzo! Stando così le cose, vorrà dire che d’ora in poi non andrò più a votare, se non ci spiegano il chi, il come , il quando e il perché. E’ importante conoscere prima di votare, se stiamo rispondendo ad un’offerta, ad una pubblicità ingannevole oppure ad un adescamento”.
La ragazza vistosa gli disse che questo faceva parte della libertà politica: “A noi insegnano che l’urna è segreta e che là nessuno può intromettersi. Se non introducono la novità che il presidente del seggio o un suo incaricato debba entrare con te nella cabina e puntarti una pistola alla testa, in fondo la scheda elettorale può essere riconsegnata bianca o annullata con una bella parolaccia, altro che apporvi una croce! Ha mai sentito parlare del Delitto che rende ogni forma di elezione nulla?”
Il Qualunque si mostrò sorpreso: “Davvero? E cosa sarebbe?”.
Ci fu un attimo di silenzio, ma erano usciti dalla metro e sull’ampio piazzale trovarono un sole splendente e una moltitudine di gente che andava e veniva da ogni direzione.
“Bip!”, fece la ragazza prima di scomparire tra la folla.
 
 
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