martedì 18 ottobre 2016

FILASTROCCA COSTITUZIONALE

 

 
 
Il trambusto veniva recepito in modo diverso a seconda dei punti di osservazione relativa. L’avvenimento più probabile era quello in cui si parlava di uno strano attacco di cuore, che avrebbe colpito qualcuno molto importante: uno degli Scemi del Paese preposti a concorrere alle maggiori cariche istituzionali.
Ma molti dubitavano che si trattasse di una simile circostanza. “C’è un grande negozio di gastronomia più avanti, nella piazzetta del paese del concorrente”, dicevano alcuni indicando con il dito la direzione giusta. Per cui poteva anche trattarsi di un improvviso malore allo stomaco. E c’era sempre in ballo la questione della menomazione cerebrale e dell’analfabetismo intellettuale che affliggeva tutti. Ma le donne si mostravano scettiche riguardo alle tante illazioni, fino a quando non avessero toccato con mano.
Le donne sono molto pratiche, non si soffermano quasi mai a fare congetture campate in aria. Le donne sanno usare con straordinaria abilità ed efficacia gli occhi e il linguaggio del proprio corpo e sono in grado di apparire affascinanti anche nella più sgradevole delle circostanze. Perfino sul tavolo delle autopsie. E poi conservano in ogni situazione un certo distacco professionale, altrimenti non si spiegherebbe il successo intramontabile del mestiere ritenuto il più vecchio del mondo.
Il sindaco dei sindaci si mostrava riluttante a lasciare la loro mano quando ne aveva una ben stretta tra la propria nei convenevoli e nei saluti, durante gli incontri al municipio principale, il municipio dei municipi. Aveva però la sensazione gradevole che una sorta di svolta in qualche modo, anche se per ora oscuro, era stata raggiunta.
Perciò, il sindaco dei sindaci regolò le manopole sul cruscotto del municipio dei municipi che riuniva le città e i paesi, e l’aria tiepida uscì dalle bocchette municipali. Nonostante l’ora tarda, c’era ancora luce che a strisce si estendeva davanti a lui come sbarre di prigione. L’odore rugginoso delle scartoffie, dei polverosi fascicoli archiviati nei computer, si insinuava con la polvere secolare scaturita dalla terra nera, divenuta secca e arida in assenza di pioggia copiosa, la cui mancanza perdurava nonostante le apposite processioni con preghiera organizzate dalla chiesa delle chiese. I lampeggi oscillanti di candela, rivelavano ombre informi, fetide, appiccicose, e il sindaco dei sindaci tossiva e si grattava gli effetti del sudore sul fondo schiena, chiedendosi da quando era responsabilità del primo cittadino dei primi cittadini controllare che il reclutamento degli Scemi del Paese alle massime cariche dello Stato avvenisse in modo assolutamente regolare.
Tuttavia, non c’era mai stata alcuna protesta. Era stupefacente che tutto avvenisse senza un controllo particolare, una commissione di vigilanza all’uopo istituita, un organismo apposito. Non ricordava che ci fossero mai state lamentele, prima di allora.
I concorrenti alle varie cariche di vertice, erano quanto di più disciplinato, fedele e ubbidiente si potesse immaginare: apparivano sereni, felici e sorridenti, sempre a bocca aperta e ad occhi vuoti, a contemplare il niente, sia prima che dopo l’esito del sorteggio.
Perché era così che essi venivano eletti (dopo essere stati proposti, come loro campione, dai cittadini dello status quo), in uno storico “anghingò tre galline e tre cappò…” lungo quanto il numero dei concorrenti che, quando terminava e indicava il prescelto, rendeva lo Scemo del Paese eletto un po’ più contento degli altri. Forse.
E’ la cosa più difficile stabilire il grado di felicità tra gli ebeti.   Comunque, l’incredibile si era verificato. Uno dei concorrenti aveva osato contestare l’anghingò tre galline e tre cappò…, sostenendo che la mano del conteggiatore aveva anticipato l’esito della conta, soffermandosi illegalmente sul concorrente che lo precedeva senza proseguire per ultimare regolarmente la conta.
Il disorientamento delle cariche in essere si faceva sempre più vistoso. “Se si viene a sapere”, mormoravano tra loro: “Chiunque si riterrà autorizzato a mettere sotto accusa la conta, inventandosi chissà quale irregolarità.   Tempo due settimane e ci saranno guai grossi”. Così il sindaco dei sindaci si era messo a raccogliere e immagazzinare nei computer del municipio dei municipi i residuati da conta, che erano diventati i fatti sospetti, delle vere e proprie prove indiziarie per i tribunali e gli appelli. E più tardi, armato di pinze, avrebbe dovuto raccogliere i campioni dal suolo.
Ma nel frattempo, le città erano diventate la scena di un delitto all’esame della più ampia delegazione dei cittadini che egli, quale primo cittadino dei primi cittadini, impersonava autorevolmente. Non è che ci avesse capito molto sulle cariche. Neanche sulla propria.
Per esempio, non gli era chiaro cosa ci stessero a fare i ministri, i capi di governo, i capi di stato, con gli eserciti degli incalcolabili, per non parlare dei deputati e dei senatori e dei loro rispettivi lecchini, portaborse e tirapiedi, quando c’era il primo cittadino di ciascuna Nazione, il primo cittadino dei primi cittadini, a doversi sobbarcare tutto il lavoro, specialmente quello più sporco.
Ogni volta che ci pensava ed essersi spremuto faticosamente le meningi, dopo un po’ si ritrovava pressappoco allo stesso punto, al punto di partenza. E non c’era niente da fare. Nessuno sapeva. Nessuno era in grado di fornirgli delle spiegazioni valide.
Adesso, in un parcheggio improvvisato nei prati e nei grandi giardini pubblici, si erano fermate centinaia e centinaia colonne di bulldozer che minacciavano di mandare tutto all’aria se gli Scemi del Paese in carica non dovessero risultare gli Scemi più Scemi del Paese. Sarebbe stato un vero disastro. Il mondo sarebbe andato a puttane.
Dietro i bulldozer si era perciò fermata anche una cinquantina o più di automobili della polizia di stato, insieme ai grossi camion della scientifica, circa ottocento o un migliaio di autoambulanze, le forze armate, le telecamere e i lampi dei flash dei media. Le piccole luci prodotte dagli accendini e dai fiammiferi dei fumatori brillavano qua e là, nell’oscurità incombente, nei punti più impensati, dove nessuno se lo sarebbe aspettato, persino sugli altari delle patrie e sugli altari degli altari. 
Nonostante il GRAN CASINO ALL’APERTO fosse la caratteristica più spettacolare di ciascuna Nazione moderna, non avrebbe mai immaginato un casino del genere. Peggio che se avessero sparato al capo dello stato,  perché bene o male quella doveva essere la carica suprema. E non era certo la prima volta che succedeva. Gli anarchici ci andavano pesanti, e anche i brigatisti non scherzavano, bisognava anche dirlo per amore della verità. Tra pistolettate, bombe e botti vari, sembrava di essere sempre a Capodanno, quando magari si era a ferragosto, a ottobre o a maggio.
E proprio in quel momento, scivolando sul pavimento terroso del municipio principale, un poliziotto lasciò cadere il suo fucile e la scarica di pallettoni gli passò molto vicino alla testa.
Il sindaco dei sindaci strabuzzò gli occhi e si buttò a terra, rifugiandosi sotto una scrivania; e da lì scoprì, riuniti, sotto altre scrivanie adiacenti, tutti i suoi più stretti collaboratori. “E’ così che vi guadagnate lo stipendio?”, gridò infuriato: “Se non riusciremo a risolvere presto il problema del ricorso dello Scemo del Paese, faremo i conti, brutti coglioni. Qualcuno ci lascerà le penne, ve lo assicuro”. I collaboratori sortirono velocemente da sotto le scrivanie e corsero a osservare sulla televisione di stato e su quelle della confraternita, lo Scemo del Paese concorrente che aveva presentato il ricorso. Da quando erano nati per invecchiare, ammalarsi e morire, era il primo delitto a cui assistevano (naturalmente dopo quello, secolare, della Croce).
Ogni persona simulata umana, anche la più insignificante, ogni angolo, ogni buco, ogni più buio anfratto, conteneva un segreto che tutti conoscevano e custodivano e di cui nessuno parlava. Per esempio non si poteva dire che per concorrere ed essere eletti alle più alte cariche dello stato (e c’era il fondato sospetto che avvenisse la stessa cosa anche per le cariche inferiori, in proporzione alla gravità della menomazione cerebrale e allo stato di analfabetizzazione intellettuale dei concorrenti), bisognava essere Scemi del Paese. E tanto meno bisognava dire che quella fosse l’estrazione naturale anche del primo cittadino, e tanto più del primo cittadino dei primi cittadini…del cittadino campione, rappresentante di tutti i cittadini della Nazione. Ma il sindaco dei sindaci non aveva una grande considerazione per i suoi più stretti collaboratori, che adesso se ne stavano a bocca aperta davanti alla televisione. In fin dei conti non erano altro che un branco di teste di cazzo.
E fu allora, proprio in quel preciso momento, che venne informato del luogo esatto in cui era stato ritrovato il corpo senza vita del concorrente che aveva presentato il reclamo. Anche se il caso interessava le più alte cariche, ed era sicuramente urbano, il ritrovamento della vittima fuori città lo rallegrava. Eccome. Il caso non era sicuramente di sua competenza. Se lo sarebbe “sbolognato” il sindaco dei sindaci di campagna e del fuori città. Lo avevano ritrovato sulle spighe schiacciate tra i campi di grano duro e le intrigate distese di zizzania. La faccia era una poltiglia sanguinolenta e dal cadavere mancavano la lingua, gli occhi, il naso e le orecchie. Il messaggio era chiaro.
Appena informato, il sindaco dei sindaci di campagna e del fuori città, il quale era uno Scemo del Paese di tutto rispetto, aveva già capito tutto o magari lo sapeva già prima di assumere l’incarico.
In ogni caso ne informò istantaneamente i suoi superiori e tutti gli incalcolabili in carica. La soluzione stava nel ricorso, che era stato rigettato perché privo di vista, di odorato, di tatto, di gusto e di udito, e quindi infondato.
Quando lo venne a sapere, il sindaco dei sindaci (il nostro protagonista, il sindaco dei sindaci di città) ne fu molto soddisfatto. Il rigetto avrebbe stabilito un precedente drastico. Non ci sarebbe più stata alcuna contestazione sulla elezione delle cariche. Nessun reclamo sulla conta dell’anghingò tre galline e tre cappò…
“Questo è bello che sicuro”, si disse sputando allegramente sul ritratto del capo dello stato, che sulla parete centrale troneggiava nella sala riunione del consiglio municipale di tutti i consigli municipali…
 
 
 

(S.V. “INESORABILE E ROVENTE     Racconti Brevi  – “ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni/Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane/Stato dell’Universo sulla Terra.  Il Mondo della Nuova Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/

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