martedì 20 settembre 2016

THE WOMAN


 
 
 
Mettendo sotto accusa  il mondo della chirurgia plastica e del rifacimento del cinema holliwoodiano,
immancabile rifacimento del film con Norma Shearer, Joan Crawford e Rosalins Russell,  il quale esattamente come la belva dei morti mangia se stesso e divora le propria interiora;  mondo della chirugia plastica e del rifacimento cinematografico che conformizza e appiattisce in un cliché  deformato e deformante di maschere banalizzate -una copia dell’altra - l’espressione estetica del Contesto delle Copie  conformi e del Ricalco, il “Che fine ha fatto l’incantevole, affascinante e carinissima Meg Ryan?”, potrebbe essere il titolo forse più appropriato per questo film tutto al femminile di Diane English.
Un gruppo di amiche dell’alta borghesia newyorkese, scopre che la più invidiata tra di loro, appunto il personaggio impersonato dall’ex  Meg Ryan,  è vittima del tradimento del marito con una insulsa ma giovane e bella commessa del reparto cosmetici e profumi di un noto esercizio commerciale di New York.
La vicenda, spettrale e tenebrosa per mancanza di vita vera e di sensibilità sanguigna, si rifugia in tal modo nel  cliché  dei tutti che tradiscono tutti e vanno a letto con tutti e dai tutti subiscono torti e tradimenti e che, denigrandolo, fanno sesso come se bevessero un bicchiere di acqua riciclata, sporca, melmosa e, immancabilmente, non potabile.
Così che l’inevitabile richiamo libidico al Sex and the City raccoglitore ed espositore delle forme di patologia sessuale più comuni: erotomania, erotofobia, ninfomania, satiriasi, sadismo, masochismo, scambismo,  travestitismo e feticismo, non ci sta come suol dirsi  “quanto i cavoli a merenda”, ma piuttosto come una casualità voluta. L’unica nota positiva è che quel mondo femminile è presente soltanto per se stesso, patologicamente chiuso in se stesso come una malattia conforme, questo si,  al Mondo delle Copie conformi e dei ricalchi, ma  assai poco riferibile a un contesto di donne vere, vive e dotate di respiro: donne e donne madri che amano e lottano per amare e  per sopravvivere nella pienezza vissuta della propria femminilità.
Tutto questo evincerebbe il "regalo” filmistico  che ci farebbe Diane English:  oltre alla Ryan, c’è un cast di interpreti femminili (Eva Mendez, Debra Messing, Annette Bening, e altre) che fanno a gara per bellezza e bravura, ma con un solo handicap. Peccato che non esistano!
Sono attrici, donne che recitano e fingono di essere donne, ma la femminilità dov’è? 
 
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO    Recensioni cinematografiche  – “ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni - Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane - Stato dell’Universo sulla Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
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