lunedì 26 settembre 2016

TEETH – DENTI



 
 
 
L’antichissima leggenda della vagina dentata, diviene il pretesto per un moralizzatore e ingegnoso  accanimento nei confronti dei personaggi maschili, che l’attore televisivo Mitchell Lichtenstein esordiente nella regia cinematografica, impreziosisce di tocchi ironici e dovizia di particolari scabrosi che amplificano con sapiente efficacia le inquadrature concernenti le terrificanti scene di amputazione dell’organo maschile.
La scoperta della protagonista della propria particolare sessualità, che da fanciulla pudica e sentimentale votata alla purezza e alla castità si trasforma in una specie di vampiro carnivoro divoratore di membri maschili, esalta le doti recitative dell’ennesima delle ennesime attrici americane bionde, bellissime  e straordinariamente brave  nell’esposizione dei  più difficili  personaggi femminili, costituendo la ragione del grande successo  ottenuto da Teeth nell’ambito del cinema indipendente americano. 
Jess Weixler, questo è il nome dell’attrice che impersona la liceale Dawn, ha ottenuto meritatamente il premio per la migliore interpretazione femminile al Sundance Film Festival, dove anche il film ha trionfato.
La poca attenzione che Teeth ha invece ottenuto in Italia, non si spiega soltanto per il fatto che il film è uscito nelle sale in piena estate, nel mese di agosto, quanto piuttosto alla tradizionale scarsa propensione del Paese Campione  per l’originalità, la creatività  e l’innovazione, a causa della propria affezione a un “voltagabbana” esasperato dalla prontezza del saltare da un carro all’altro alla continua e furbesca ricerca di quello vincitore; nonché per effetto dell’appiattimento provincialistico  storico e storicista nel “precedente” e nel “riferimento”, che ne esaltano le capacità analfabetizzanti e meramente conservatrici, corali e seriali,  proprie del contesto planetario –j9.
Ma la curiosità è che - trasferita nel Paese Campione l’adolescente Dawn -  l’ascesa della violenza maschile perpetrata contro le donne, avrebbe subito un crollo di inaudite proporzioni che di colpo ne avrebbe azzerato il famigerato grafico statistico.  

 
 
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