mercoledì 14 settembre 2016

PARIGI

 
 
 
A un parigino, ballerino professionista al quale viene pronosticata la morte imminente salvo un intervento chirurgico con risultati peraltro incerti, la sorte offre una nuova visuale della capitale francese e delle persone che con lui vi vivono.
Parigi diviene così una nuova città, nella quale (insieme al ballerino), un architetto, un senzatetto, una fornaia, un professore universitario, una modella e un clandestino camerunense - persone apparentemente con poche cose in comune eccetto la banalità - si ritrovano a condividerne inconsapevolmente il destino.
In realtà, la comunanza c’è, terribile e inesorabile, anche se il protagonista non può neppure sospettarla: la condizione del nascere esclusivamente per invecchiare, ammalarsi e morire senza alcun senso e ragione.
Il film, diretto con opaca allegria da Cèdric Kaplisch, vorrebbe dirci tutto questo e il cast degli attori (Romain Duris, Juliette Binoche, Fabrice Luchini e altri) vi mette un certo impegno perché ciò avvenga. Naturalmente, però, il Flagello del Terzo millennio -  l’Analfabetismo intellettivo - non lo consente, per cui la commedia parigina si trascina abortita e incompiuta quanto la natura umana negativizzata e invertita dalla Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di Ordine sociale, e pertanto e/o di conseguenza  eccetera eccetera eccetera, perdendo a poco a poco la propria identità individualistica ma con questa anche la propria originalità, per dilatarsi in una metropoli dei nostri giorni: un  agglomerato urbano planetario privo di una precisa collocazione, il quale, simile a mille altre città intrise di grigia anonimità, non si offre diversa da una cartolina di saluti turistici o da un pensiero geografico scaturito da memorie lontane.  
Tanto più che il luogo, la città, è un pretesto,  e non c’entra proprio niente, perché i sintomi - semplici o sintomi presi per campione dal campionario perverso delle copie conformi e del ricalco, semplici copie conformi e/o copie conformi campione  - che vi si agitano attorcigliati e  vaganti,  sono quelli di sempre, scaturiti da ogni buco, anfratto o nascondiglio della Terra. 
 
 
 






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