sabato 6 agosto 2016

SCRIVILO MILLE VOLTE, PER SEMPRE





Il bambino era esile, sensibile  e delicato, per cui veniva spesso vittimizzato dai compagni. Specialmente dai più bulli, quelli prepotenti grandi e grossi del secondo anno.
Frequentava la prima media da poco, ma gli sembrava di trovarsi lì a soffrire da una vita.
A casa non diceva nulla e a scuola non si confidava neppure con gli insegnanti, finché un bel giorno, anzi un gran brutto giorno, stava entrando nel bagno riservato ai maschi, quando tre bulletti più o meno della sua stessa età gli si pararono davanti sghignazzando.
“Dove vai stronzetto?”.
Rispose che doveva entrare per un bisogno urgente.
“Davvero? Devi fare la pipì o quella grossa?”, gli chiese uno dei tre, il più alto e robusto, quello dalla faccia cattiva.
“Devi fare la pipì o quella grossa, stronzetto?”, gli domandarono, ridendo sguaiatamente e facendo l’eco al compagno, gli altri due.
“La pipì, credo”, rispose confuso il bambino.
“La pipì credo”, ripeterono sghignazzanti i tre ragazzini.
Cercò di entrare, ma il più alto dei tre, quello dalla faccia cattiva che sembrava il capo bullo, lo spinse indietro.
“Questo è il bagno dei maschi e non fa per te, femminuccia!”.
 Il bambino si allontanò a testa bassa, ma era l’ora di ricreazione e molti  alunni si trovavano nel corridoio li accanto, e assistettero alla scena.
 Tra loro, c’era anche un famoso lecchino della scuola, una spia degli insegnanti che non si faceva mai gli affari propri, il quale si precipitò da una professoressa che sostava nella sala professori in attesa della ripresa delle lezioni, e le raccontò l’accaduto facendole il nome e il cognome del capo bullo e della sua vittima.   
Poiché il capo bullo era un suo alluno, alla ripresa delle lezioni la professoressa  
lo chiamò in disparte per sentire la sua versione dei fatti. Poi andò dalla vittima e, dopo averla sentita e aver ascoltato molti testimoni, tornò in aula e ordinò al capo bullo di avvicinarsi alla cattedra.
Gli contestò il fatto e la sua versione che praticamente si era rivelata una gran balla. “Portami il tuo quaderno di italiano”, gli disse alla fine.
Il ragazzino andò a prendere il quaderno e, appena tornò, la professoressa gli ordinò di scriverci cento volte la frase: “Sono un deficiente”.
juando il ragazzino torn Quando il ragazzino capo bullo, tornò a casa e informò i genitori di ciò che gli era successo, il padre si arrabbiò tantissimo, ma non con il figlio capo bullo, con la professoressa.
Il giorno seguente, di buon’ora, andò da un avvocato e denunciò la professoressa per abuso d’ufficio, e la professoressa, dopo essere andata in pensione e dopo un primo processo, fu condannata dalla Corte d’Appello a un mese di prigione per abuso dei mezzi di coercizione.
Ma la cosa non finì lì, perchè quando il Dio Assoluto, la Madre Che Vive, venne a conoscenza dell’accaduto, non sembrò affatto contenta e ne prese debita nota.
Alcuni anni più tardi, sia il padre del bambino capo bullo e sia i giudici della Corte d’Appello che aveva emesso la sentenza, morirono e vennero condotti alla presenza della Madre Suprema, la quale  si ricordò subito di loro.
“Scaraventateli giù, all’inferno”, ordinò agli angeli: ”Che scrivano la frase: “Sono un deficiente” mille volte, per sempre”.       
Avvertenza per i lettori. Sebbene  inspirata a un fatto realmente accaduto nell’estremo sud del  Paese Campione, la presente Parabola è il frutto della fantasia letteraria, e ogni riferimento a persone realmente esistite e a fatti realmente avvenuti, deve considerarsi puramente casuale.


(S.V. “NOTIZIE DALL’UNIVERSO E DINTORNI – Rubrica d’Informazione avanzata – “A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

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