giovedì 4 agosto 2016

RIFLESSIONE



 
 
Nel tempo della Grande Conoscenza, in cui ci troviamo sulla Terra per il raccolto - e ci tocca di restare qui, segnando il passo, frugando nell’Immondezzaio orrido della Terra investiti dell’arduo compito di recuperare il servibile prima che il fuoco eterno lo smaltisca - ci compete in questa rivisitazione condotta dal Paradosso, dall’Anima, di recuperare prima, qua e là, permanendo in stato di perfetta clandestinità, il tempo antico della Grande Apparenza  fondato sulla predicazione economica e sull’insegnamento intellettuale resi sottoforma di esempi, dimostrazioni  e parabole, destinati ai Miracolati e ai Nonostante che non sapevano allora e ancora meno sanno oggi, quel che vanno facendo, dicendo, ascoltando, scrivendo, leggendo: esempi, dimostrazioni e parabole a suo tempo finalizzati - nell’apparente inutilità resa palese da chi non era e non è in grado di capire - alla manifestazione sulla Terra del Primo Cristianesimo destinato ad essere negativizzato e invertito per l’avvento necessario di quell’Anticristianesimo di base globalizzato in confessi e inconfessi, oggi in fase collassale sulla Terra.   
Per chi è materia viva destinata a librarsi nel volo infinito, amaro è il restare qui, seppure pro tempore, nel perfetto chiuso labirintico di una Terra dolorosa e piangente assegnata alla Cancellazione perenne, alla quale sempre più rapidamente si avvia.   
Vorremmo che il recupero fosse folgorante e luminoso come la Nostra Natura raggiante, ma nell’Immondezzaio tenebroso lo spazio e il tempo sono dimensioni del Finito segnate dall’Alfa e dall’Omega che, tenebrosamente, le chiude e le sigilla in se, cerchi e cerchioni neri infernali, trascinandole in una  percezione rinviata ma sempre più vicina.   
L’aspetto sociale della festa è, nell’immondezzaio terreno, l’occasione gioiosa per riunioni di rifiuti e aborti umani desiderosi di rispecchiarsi negli altri, di scoprirne i difetti e i segreti più reconditi, di vederli soffrire malfermi e claudicanti, già moribondi appena nati.
Ma la Festa del Recupero, sebbene abbia luogo sui resti agonizzanti dell’Ordine Cosmico obsoleto, riguarda soltanto l’Universo festeggiante come nel ritorno del ”figliol prodigo”: per la vecchia Terra, non è neppure paragonabile all’offerta sacrificale consistente nell’aspetto superficiale del rito pagano, per esempio in due forme di pane lievitato composto con due decimi di efa, oppure farina prodotta con il grano nuovo, perché il pane lievitato non poteva  essere posto sopra l’altare, ma era solamente presentato (sollevato) e una parte veniva data al Sommo Sacerdote e l’altra divisa tra i sacerdoti che la mangiavano dentro i recinti sacri.
E, come sacrificio di pace, venivano offerti anche due agnelli dell’anno e un capro per l’espiazione dei peccati insieme all’olocausto di sette agnelli senza difetto, più un vitello e sette arieti.
Poiché il numero delle vittime offerte in olocausto durante la suddetta festa economica risulta diverso da quello citato in Nm 28,26-31, gli ebrei moderni considerano i due regolamenti supplementari;  ed ecco dunque la Pentecoste ebraica della diaspora e/o  di vattelapescache: l’aspetto sociale più favorevole al  popolo che  assisteva impotente allo scempio dell’economia, era che nel giorno della Pentecoste non era permesso il lavoro servile, il che (importando che il popolo, non lavorando, non veniva retribuito), significava anche che quel giorno non mangiava, perché in fondo il digiuno faceva e fa  sempre bene, come sostengono sia i medici che i teologi  e soprattutto i governanti al negativo invertito; la Messa di  Pentecoste della religione cattolica,  non contempla invece alcun olocausto di cui discuterne l’aritmetica, ma una sequenza, il Vieni Sancte Spiritus, attribuita a Papa Innocenzo III ma che molti ritengono più probabile attribuire a Stefano Di Langhton arcivescovo di Canterbury.
 “Ma chi se ne frega!”, esclamerebbe oggi, dopo aver visionato tutte queste gestualità scimmiesche,  l’uomo di Nazareth in una sua lezione di economia,  spezzando il pane in parti uguali e distribuendole ai presenti per la dimostrazione pratica.
Non scimmiottate il gesto che vi indica il sole, non adorate il dito della dimostrazione, non ignorate il contenuto della luce, non imitate il rito ebete dell’idiota ma sforzatevi di capire e, se vi sarà possibile, andate  contro voi stessi, uscite all’esterno, uscite dalla fossa, uscite fuori da voi stessi!  
Siate pur certi come sia nell’additare al ludibrio del mondo il sacrilegio gestuale del rito consumato e reiterato dalla scimmia che parla, e sia nella sua concretezza divina, l’uomo di Nazareth non intenderà riferirsi soltanto alla Pentecoste cattolica con tutte le sue ascendenze, discendenze e derivazioni rampicanti, e neppure alla Pentecoste ebraica dell’olocausto selvaggio,  come accadeva ai bei tempi della Grande Apparenza durante la predicazione economica che gli causò la condanna alla crocifissione.
E’ dal Golgota, ai piedi del Delitto, che il Cristianesimo positivo rivoluzionario, realizzatosi come l’Universo, come la Sanità, come la Giustizia, come la Fraternità e la Sorellanza,  come l’Amore, come la Vita…Cristianesimo uno, unico e indivisibile, investe oggi, vittorioso e vivente - contro la pluralità perversa di ogni suo contrario – la Terra usurpata dal Nemico, il Male perfetto, lo Spirito immondo, collassando l’anticristianità dell’Usurpazione stabilita dal Mondo maschilista Negativo invertito, alla rovescia, dei froci e, nella sua interezza e perversità degenere, l’apice e il fondo, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine dell’ingloriosa Morte.   
(S.V. “NOTIZIE DALL’UNIVERSO E DINTORNI – Rubrica d’Informazione avanzata – “A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)




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