giovedì 18 agosto 2016

LE DONNE DEL SESTO PIANO



 
L’interrogativo:  “Ma se non sei capace di vedere dove ti trovi, oggi, adesso, in questo momento, se non sei capace di conoscere il tuo presente, come puoi pretendere di conoscere e far conoscere un’epoca morta e sepolta, che se è mera memoria è mera memoria di un’epoca che chi la viveva, ed è  ora magari sottoterra non solo di fatto ma burocraticamente, ossia all’anagrafe, era anch’esso incapace di vedere, conoscere, ecc.ecc. essendo egli già da allora come te perfettamente sottoterra?” sarebbe d’obbligo, ma lasciamo perdere.  Almeno in questa sede. 
Quindi, soprassediamo. Cineritratto dunque meramente convenzionale sulla Parigi degli anni 60’, drammatico e commedia a metà, o se vogliamo allo stesso tempo, di produzione Francia 2011, il lungometraggio “Le donne del sesto piano” è il solito film francese solo in apparenza con poche pretese, ma ben recitato e diretto nello scandaglio di un’epoca di difficile trasposizione cinematografica e soprattutto di comprensione impossibile per gli sprovveduti dell’attualità regressa, offuscati dalla gravissima forma di analfabetismo intellettuale in progress che li affligge, intrappolandoli nell’accozzaglia orripilante di Facebook, e dalla loro conseguente inguaribile superficialità.
Storia di una amicizia tra culture diverse, che soltanto più tardi, nella separazione, si scopre amore, nella sua semplicità amore autentico e profondo, che la sofisticata ritrattistica cinematografica con grande fatica riesce a far intravedere a uno spettatore ignorante del presente, incapace di vedere oltre il proprio naso  addestrato com’è  a recepire,  ma sarebbe più significativo dire “a non recepire”, perché abitualmente addestrato, dopo una doverosa prima visita al cimitero e negli abissi melmosi di Facebook, a conoscere il passato attraverso ritratti, foto e scartoffie doverosamente logore e ingiallite, conservate nella polverosa soffitta  del proprio disabilitato cervello. 
Amen? E’ la regola della sepoltura del cervello, prigioniero delle intrigaglie polverose e nauseabondi  dei social, che l’usurpazione istituzionale dello Stato del Male perfetto e di Facebook, da parte di Aborti e rifiuti umani delle peggiore specie, esalta.

(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche – “ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni. Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta – Società per azioni umane sulla Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
Centro biologico operativo. Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

Nessun commento:

Posta un commento