lunedì 29 agosto 2016

IL FIDANZATO DI MIA SORELLA



 
 
 
Tipico prodotto hollywoodiano dei nostri giorni, il Fidanzato di mia sorella è un film tedioso e impalpabile nel quale il protagonista Richard Haig-Pierce Brosnan   è un affascinante professore di letteratura inglese sessantenne che più che le sue studentesse ama i flirt senza impegno con le sue studentesse, finché un bel giorno nel bar in un albergo londinese incontra Olivia, una bella quarantenne con cui, secondo gli intenti di sceneggiatura e regia, il feeling dovrebbe costituire un immediato e irresistibile coup de foudre.
Il problema è che Olivia è  la sorella maggiore di Kate, la studentessa con cui Richard ha al momento una relazione. Altro problema,  è  che Kate sia incinta di Richard e sceglie proprio quel giorno al bar per comunicare la notizia ad entrambi, fidanzato e sorella.
Ma il problema più consistente e irrimediabile  è che il colpo di fulmine tra i due protagonisti fa soltanto parte della promozione del film, ma non si vede ne si riesce ad immaginare, per cui  “Il fidanzato di mia sorella” è una commedia pseudo romantica costruita su una serie di timide e assai banali domande.
Prima domanda: cosa succede e come comportarsi quando il pseudo colpo di fulmine avviene con una persona con cui non è possibile costruire un futuro? Seconda domanda: quali sono le responsabilità di un uomo adulto nei confronti di figli e fidanzate, e quando arriva il momento di crescere, per un maschio affetto da sindrome di Peter Pan?
Sulla terza domanda, l’ultima che diviene la prima e l’assoluta, soprassediamo per il momento riservandola per la parte conclusiva della recensione.
Indiscutibile comunque la simpatia carismatica degli interpreti principali: Pierce Brosnan, protagonista assoluto e libero di sfoderare il suo charme e  la sua fragilità di maschio occidentale;  Salma Hayek, attrice di razza dalla forte personalità muliebre e dall’aspetto di bruna caliente.
L'interazione fra i due che secondo la produzione, la sceneggiatura e la regia, dovrebbe essere divertente perché ognuno ha un  proprio fascino comico particolare,  legato alle rispettive nazionalità (humor britannico per lui, asciutto e compassato anche quando il personaggio sbarella travolto dagli eventi; e comicità solare e latina di lei, con tanto di scena (madre per banalità e pochezza cinematografica)  in cui Olivia simula orgasmi maschili perfettamente riconoscibili.
Forse il vero  cameo seppure sbiadito del lungometraggio è Malcom McDowell nei panni del padre di Richard, acido e sarcastico al punto giusto per banalità, superficialità  e scarsezza contenutistica cinematografica che ben si adatta al meccanismo narrativo tipico dei “vuoti a perdere” privi di contenuti, rastrellante piccole e grandi svolte che rendono la vicenda sempre meno credibile, in particolare per quanto riguarda Jessica Alba nel ruolo di Kate, in continua contradizione con se stessa e mai capace di mostrare in modo convincente le ragioni dei suoi mutamenti.
Secondo i Tolomeo di turno della critica della Bassa, interpreti della solfa, ci si   lascia  trasportare volentieri dalla simpatia per i due protagonisti, “provando perfino un sottile imbarazzo molto inglese nel vedere un uomo maturo sballottato di qua e di là come un ragazzino; ci si commuove   davanti alla naturale affabilità di Brosnan, di irresistibile dolcezza nella sua relazione con il ragazzino di quattro anni che interpreta il ruolo di suo figlio, e si finisce per chiudere un occhio davanti alle molte implausibilità della trama e alla superficialità dell'intera vicenda”.
Ebbene, trattasi in verità di tutti e due (gli occhi), così che -  data l’ora tarda e la noia - ce ne andiamo a letto, fortunatamente già dimentichi di tutto, solfa, colpi di fulmine, Brosnan e …oh no! Le due bonazze non le dimentichiamo!  Sono talmente bonazze che le conserviamo così, così bonazze come sono, per i nostri sogni…
Ed eccoci alla terza e conclusiva domanda, da rivolgere naturalmente alla produzione, alla sceneggiatura, alle regia,  al cast degli attori coinvolti e a tutti gli addetti ai lavori.
E’ una vecchia e fatidica domanda, a dire il vero, e forse qualche lettore delle recensioni cinematografiche di Cultura dell’Universo la ricorderà: "Scusateci ma, a parte i soldi, chi ve lo ha fatto fare?”.
 
 
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO    Recensioni cinematografiche – “ A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Regno dei Cieli. Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni - Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta/Società per azioni umane - Stato dell’Universo sulla Terra.  G.U e Vetrina: Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/
Centro biologico operativo. Blog di Sergio Valli http://vallisergio.blogspot.it/  Facebook: Tarzan ritrovato.  Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)


Nessun commento:

Posta un commento