venerdì 12 agosto 2016

BORDERTOWN



 
 
Juarez, città di confine tra Messico e Stati Uniti, è una delle vittime sacrificali del Bafta, il trattato che avrebbe dovuto portare lavoro nello stato latinoamericano e limitare  l’immigrazione negli Stati Uniti, e che si è reso in qualche modo responsabile del destino atroce al quale vengono assegnate le migliaia di giovani donne reclutate e sottopagate nella produzione di televisori e computer venduti a prezzi contenuti sia negli Usa che nel mondo.   
Queste donne che non godono di garanzie sul piano lavorativo e tanto meno su quello umano, vengono sistematicamente rapite, stuprate e uccise con il beneplacito delle autorità locali. 
La progettazione e la realizzazione del film, ricalca in qualche modo biologicamente la storia vera ripresa nel film. 
Il regista, Gregory Nava, ha deciso di raccontare una storia di violenza di stato, partendo da uno dei cinquemila casi venuti alla luce: una diciassettenne creduta morta e sepolta viva, riuscita a venir fuori dalla marea dei cadaveri sepolti in una zona desertica di Juarez. 
Ma ci sono voluti sette lunghi anni per portare a termine questo progetto, durante i quali il numero delle vittime è continuato ad aumentare quotidianamente, la polizia è stata più di ostacolo che di aiuto, e le minacce e le difficoltà non sono certo mancate.   
Ci sono stati vari compromessi e, senza Jennifer Lopez e Antonio Banderas sui manifesti, Bordertown  non avrebbe mai visto la luce.  
 Nella storia  filmata, c’è la bella giornalista americana di origini messicane inviata a Juarez per raccogliere sul posto notizie sul massacro delle giovani operaie, la quale tra traversie e pericoli di ogni genere riesce a portare a termine il proprio servizio giornalistico e a scrivere un articolo di denuncia che il direttore del suo giornale si affretta a non pubblicare in ossequio al volere dei potenti, interessati allo sfruttamento della manodopera femminile di Juarez, cioè dello stato di sopraffazione vigente; e c’è, a Juarez, un giornalista locale, cavaliere senza macchia e senza paura, il quale combatte per i deboli contro la sopraffazione di stato e che corre in aiuto della giornalista americana e viene puntualmente ucciso da ignoti CHE PIU’ NOTI NON SI PUO’.
Nel film, gli assassini responsabili del massacro, individuati e poi debitamente puniti, sono manco a dirlo soltanto due, un autista di autobus e un ricco possidente, probabilmente anzi sicuramente visto il numero delle vittime, presi per campione a rappresentanza della rispettiva classe sociale, mentre le autorità criminali al solito la fanno franca.
Il film e la storia, si concludono perciò senza lode ma con tanta infamia, lasciando le cose come stanno e, ovviamente, senza chiamare in causa l’ignota ma NOTISSIMA Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica relativa delle Nazioni, la Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di Ordine sociale, ovvero lo Stato di usurpazione - Stato incostituzionale pluralista sintomatico delle Nazioni - responsabile dei massacri e di ogni violenza, ingiustizia, sopraffazione.
Per cui lo facciamo noi, con vero piacere, a nome e per conto del Regno dei Cieli, Stato costituzionale unitario delle Nazioni -   Società per azioni umane – Stato dell’Universo sulla Terra!  
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche
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