martedì 19 luglio 2016

PROGRESSO

 

    Altroché se c’è. Le cose cambiano. Ecco qua una strafiga e uno stracazzo cinquant’anni dopo.
   La scena si svolge in un distinto locale del centro. La città è una qualsiasi città del globo, nell’Era collassale dell’Anticristianesimo. Anche il giorno è un qualsiasi giorno del globo e di quell’Era, così il tempo e così la temperatura.
   La globalizzazione è maturata e continua a maturare a vista d’occhio. Avete presente il frutto caduto dall’albero?
   La strafiga e lo stracazzo cinquant’anni dopo, si incontrano in un appuntamento al buio predisposto dal Club della Allegra Vedovanza: più buio di così, come si saprà tra poco, resta solo quello organizzato al camposanto tra scheletri, tombe ed epitaffi.
   Il signore distinto e spennacchiato, vistosissimo nel suo spezzato rosso fuxia e verde smeraldo, è seduto a un tavolo d’angolo, da cui si guarda nervosamente intorno stringendo in mano il giornaletto del Club.
   Ed ecco arrivare la strafiga cinquant’anni dopo, un pò troppo traballante e un pò
troppo avvizzita, con in una mano lo stesso giornaletto e nell’altra un elegante bastone con manico di madreperla, sul quale si appoggia pesantemente.
   Il signore scatta in piedi,. Tutto impettito. Sorride imbarazzato e con un impercettibile inchino declina nome, cognome e titolo accademico, aiutando la signora (che simultaneamente fa la stessa cosa) a sedersi.
“Mi scusi, ma oggi c’è molta umidità e devo usare questo” dice la signora indicando il bastone.
   Prosegue con una vocina assai giovanile e cantilenante :  “Ma non lo sapevo fino al momento di uscire di casa, altrimenti questo non sarebbe servito”.  Questa volta indica il giornaletto del Club.  
“E’ vero”, conviene il signore: “Bastava farmi sapere che avrebbe portato il bastone”.
   Si guarda intorno e nota che in sala ci sono tantissime Cinquant’anni Dopo con bastone: “Magari il giornaletto sarebbe servito lo stesso”, si corregge.
   Per mettere poi la signora a proprio agio, le confessa che in certi periodi dell’anno anche lui ha grossi problemi nella deambulazione.
“Si figuri che devo usare la carrozzella”,
“Addirittura la carrozzella?”, fa la signora spaventata.
“Bé, si. Ma adesso non occorre più che una persona mi spinga” .
“Davvero? E come mai”
“Uno dei miei figli, quello che fa il consulente fiscale, per il mio ultimo compleanno ha avuto la bellissima idea di regalarmi una carrozzina con motore. E’ fantastico. Mi sposto dove voglio e non do fastidio a nessuno, anche se ho sempre dei problemi alla vista”.
“Ha problemi agli occhi?”.
“Purtroppo si. Mi sono operato per espiantare la cataratta, ma hanno sbagliato occhio. Mi hanno espiantato la cataratta e impiantato un cristallino nuovo all’occhio destro, mentre la cataratta era al sinistro”.
“Quindi dovrà rioperarsi?”.
“Credo proprio di si. Sono già in nota”.          
 “Mi spiace davvero”, fa la signora cercando di rincuorarlo.
“Fosse solo questo”, borbotta il signore agitandosi un po’ sulla sedia.
“Perché, c’è dell’altro?”.
“Pochi mesi fa  ho rischiato addirittura l’arresto cardiaco, perché sono bradicardico estremo dalla nascita. Pensi che la media della mia frequenza cardiaca era di 35 battiti al minuto. E alla mia età, la situazione si era fatta pericolosa, perché  è sopravvenuto un blocco completo”.
“E come è successo?”
“Non lo so. Penso sia per l’età”.
“Scommetto che si è accorto del pericolo che stava correndo, dai capogiri, dagli svenimenti e dalle nausee”. La signora sembra molto interessata all’argomento: probabilmente c’è passata anche lei. .   
“Oh no, niente di tutto questo. Me lo hanno detto i medici del reparto oculistico quando ho fatto il cardiogramma necessario per la visita anestesiologica”.
“Ma è andato tutto bene, no?”.
“Affatto. Non mi hanno rilasciato il nulla osta per l’operazione alla cataratta. Dicevano che avrei dovuto essere morto da tempo e comunque stavo rischiando da un momento all’altro l’arresto cardiaco”.
“E allora come ha fatto a farsi operare?”.
“Mi hanno ricoverato d’urgenza al pronto soccorso”.
“Scommetto che le hanno messo il 24 ore per controllare la frequenza cardiaca”.
“No. Hanno detto che non c’era tempo e mi hanno operato immediatamente. Da allora sono un portatore di pacemaker e la mia frequenza cardiaca da 35 è salita tra i 60 e i 110 battiti.”
   La signora ci pensa un po’ su.
“Anche io ci sono passata. Due pacemaker e un defibrillatore. Il secondo pacemaker mi è stato impiantato cinque anni fa e mi ha provocato tantissimi problemi”.
“Davvero?”.
“Cinque operazioni. Non riuscivano a farlo funzionare a dovere. Alla fine mi hanno trasferita per quindici giorni in un complesso ospedaliero modernissimo dove c’è una dottoressa con nuove specializzazioni sui pacemaker ultima generazione, che è riuscita a metterlo finalmente a posto”.
“Quindi tutto bene, a quanto sento”, fa il signore allegramente.
La signora Cinquantanni Dopo, rimane per alcuni minuti silenziosa. Appare preoccupata.
“Cosa c’è?”.   Il suo nuovo amico sembra condividerne la preoccupazione, per cui la signora si affretta a rassicurarlo: “E’ per l’anca. Ho subito un intervento chirurgico per la ricostruzione della cartilagine. Ci sono voluti quasi sei mesi per riacquistare l’uso della gamba dopo l’operazione. E adesso soffro di meteoropatia e quando c’è vento o molta umidità devo ricorrere al bastone”.
“Capisco”. Il suo nuovo amico resta a sua volta pensieroso. Che nasconda qualcos’altro?
“Si?”, fa la signora un pochino impaurita: “Che altro c’è?”
   Il Cinquantanni Dopo, le spiega di soffrire di una certa forma di artrosi, che in alcuni periodi dell’anno lo costringe a usare il carrozzino, che per fortuna adesso è a motore (“Come le avevo detto”,precisa).
   La signora del Club della Vedovanza Allegra, ci riflette un po’ su. Quindi gli fa un bel sorriso e lo fissa negli occhi con tenerezza.  Ha ancora degli occhi bellissimi, verdi o grigi secondo la luce, pensa il suo nuovo amico consocio del Club. In fondo è un bell’uomo, si dice la Cinquantanni Dopo.
“Tutto qui?”
“Certo. per quanto mi riguarda, a parte la prostata che è un po’ malandata e i testicoli secchi e penzolanti. Mi scusi per i dettagli. Ma ancora oggi ricordo i tanti problemi per i dettagli femminili della buon’anima”, si riferisce alla moglie defunta.
  “Oh, lo capisco bene”, fa la Cinquantanni Dopo.
“Anche lei?”. Lui la fissa pensieroso.
   Lei guarda verso la porta d’uscita. Quindi sposta l’attenzione sul tavolo vicino occupato da una coppia giovane, che sembra allegra e chiassosa. Ce ne sono anche altre adesso di coppie giovani.
“Una sciocchezza. Le solite cose”, risponde disinvolta.
   Il Cinquantanni Dopo appare di nuovo preoccupato.
“Problemi vaginali”.
   Lui attende che lei precisi. Rimane in attesa, silenzioso. Si aspetta il peggio, o comunque non lo  esclude.
“Niente di veramente grave”, precisa invece la Cinquantanni Dopo: “In un primo tempo mi avevano diagnosticato una forma molto subdola di lupus, ma si sbagliavano per fortuna”
   Lui sembra rassicurato. Tira un sospiro di sollievo.
“Perdite. Cose così. Problemi di donne. Con l’età si acuiscono!’, precisa ancora meglio la Cinquantanni Dopo.
“Capisco”. Poi ricorda di aver già usato questa espressione. Perciò la cambia in un “molto bene” che suona ottimistico. 
   Lui nota che c’è un’altra coppia anziana di fronte a loro, in fondo alla sala, che gli sembra di aver visto al Club. Scopre che i due Cinquantanni Dopo hanno il loro stesso opuscolo. Potrebbe essersi verificato un errore? Potrebbe essere la coppia sbagliata? In tal caso lo sarebbero anche loro, ma cosa cambierebbe? Lui avverte un grande affiatamento con la sua nuova conoscente. Meglio se è stato un caso fortunato a farli incontrare e non quegli stronzi che al Club si spacciano per esperti di coppia. Un destino misterico ha sempre quel certo fascino che la programmazione via computer non potrà mai possedere. 
  Ordinano e bevono a piccoli sorsi un decaffeinato, che il signore galantemente si preoccupa di pagare; ed escono dal locale per una passeggiata.
“Già ci conosciamo meglio”, dice  il signore prendendola a braccetto.
“Molto meglio”, conferma, civettuola, la Cinquantanni Dopo.
    Escono faticosamente sulla strada, appoggiandosi uno all’altra, e proseguono un po’ incerti  ma sorridenti, un po’ affaticati ma pieni di entusiasmo, a poco a poco sempre meno soli, a poco a poco sempre più sicuri: sembrano diretti verso una meta che soltanto a loro è dato di vedere.
“Speriamo non sia il cimitero in fondo alla strada”, pensano entrambi.      
 
(S.V. “IL MONDO ALLA ROVESCIA – Libro Quinto
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