mercoledì 20 luglio 2016

INCONTRERAI L’UOMO DEI TUOI SOGNI



 
 
Alfie, impersonato da Antony Hopkins, in piena crisi esistenziale causata dalla terza età e preoccupato della fine che si avvicina, lascia la moglie  per vivere quel poco di vita che ancora gli rimane piacevolmente, e sposa una giovane e avvenente escort. 
La moglie Helena cade in depressione e, attraverso una cartomante e qualche bicchiere di troppo, vorrebbe rifarsi una nuova vita con un tizio squallido e grigio innamoratissimo della moglie morta alla quale, prima di iniziare la relazione con Helena,  dovrà  chiedere tramite una medium il permesso.
La figlia dei due, Sally (Naomi Watts), è in crisi matrimoniale con il marito Roy, scrittore a corto di ispirazione il quale per risalire la cresta dell’onda, si impossessa del manoscritto  contenente l’opera prima di un conoscente deceduto in un incidente stradale che glielo aveva inviato prima di morire per averne un giudizio,  e lo pubblica a suo nome dopo la separazione consensuale dalla moglie e un nuovo amore con sorpresa: invece della ragazza della porta accanto, la ragazza della finestra di fronte.
Film tipico di Woody Allen, verbosamente dignitoso e a suo modo assai divertente rispetto alla odierna produzione catartica cinematografica, oramai trascesa dalla fase calante alla decomposizione organica irreversibile, e pertanto capace solo di suscitare lo sghignazzo osceno dell’oltre tomba e dell’horror, oppure niente, neppure un sorriso.
Il film si conclude piacevolmente alla Woody senza conclusione, senza happy and, senza and, senza happy, lasciando gli spettatori più che con il fiato sospeso, senza fiato,  dato che la nuova moglie di Alfie - il quale desiderava ardentemente di avere un figlio maschio - aspetta un figlio  ma di cui non sa chi sia il padre che di sicuro non è Alfie.
Contemporaneamente, l’ex moglie di Alfie, Helena, si mette con il vedovo inconsolabile seguace della credenza dell’reincarnazione che la crede Cleopatra reincarnata e chissà cos’altro;  Sally si ritrova sola dopo essersi innamorata del suo capo che le preferisce un’altra: dovrebbe iniziare  una nuova attività (una galleria d’arte tutta sua) che la madre si era impegnata di finanziare ma all’ultimo momento si tira indietro perchè la chiromante l’avvisa che le carte sconsigliano di iniziare in quel periodo nuovi affari; e Roy  scopre di essere rimasto vittima di un fraintendimento, perché la persona morta nell’incidente stradale  non era lo scrittore esordiente, ma l’altro tizio in macchina con lui, mentre lo scrittore in erba al quale Roy aveva fregato il manoscritto,  si trova ancora in ospedale in stato di coma da cui potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro e nella migliore delle ipotesi mandarlo dritto in galera.
Ma una conclusione c’è, ed è quella personalissima di Woody Allen il quale anche a 75 anni suonati - partendo dalla critica accreditata dai tanti Tolomeo che guardandosi allo specchio crede di vedere un Woody rimbambito dall’età anziché se stessa, cioè la propria atavica, sistematica e terrificante vecchiezza -  continua a prendere in giro tutti, e fa bene.  
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche -
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