domenica 17 luglio 2016

DISASTRO A HOLLYWOOD

 
 
Nell’accozzaglia sempre più infrequentabile dei film polizieschi d’oltreoceano - nel Paese Campione  l’accozzaglia resta al momento limitata agli sceneggiati e ai telefilm della spregiata ditta Rai & Mediaset - un film scorrevole e brillante di Barry Levinson del filone “Hollywood racconta Hollywood”, con ottimi attori, tra i quali spiccano Sean Penn e Bruce Willis, i quali interpretano con grande disinvoltura e ironia se stessi, e l’istrionico Robert De Niro il quale, illuminando la scena, risplende come al solito di luce propria. La storia cinematografica trasferisce sul grande schermo, le due settimane di vita professionale e personale forse più difficili, vissute tra tormenti, indecisioni e rimpianti, da  un produttore di Hollywood che deve portare a termine due progetti molto impegnativi e difficili, e nello stesso tempo convivere con un divorzio mai accettato. Il primo progetto riguarda un film interpretato da Sean Penn con un finale problematico, perché appena prima della morte del protagonista dovrà morire il suo cane, e si sa cosa sono capaci di fare in America  spinti dall’ipocrisia e dal buonismo gratuito animalista, per cui il finale dovrebbe essere modificato ma il regista non vuole saperne. Il secondo progetto, si riferisce alla realizzazione di un altro film con un Bruce Willis senza barba, il quale però nel frattempo se ne è fatta crescere una bella fluente, e non vuole assolutamente tagliarsela.
Il meccanismo narrativo del cinema di Hollywood cinematografato, sembrava trito e ritrito quanto le esibizioni dei maghi prestigiatori con il cappello a forma di cilindro e un paio di colombi o un coniglio, ma Levinson riesce in qualche modo e con maestria a uscire fuori dall’intrigaglia, tirando fuori dal cilindro magico un film piuttosto piacevole e con qualche sorprendente originalità.
E per il produttore cinematografico di Hollywood, l’immancabile ciliegina sulla torta viene significata dal comportamento eccessivamente allegro e assai poco rispettoso della moglie, la quale ancora prima della separazione definitiva, allaccia una relazione sessuale con un comune amico a sua volta sposato con una comune amica, per cui il titolo del film risulta del tutto giustificato anche se, quantomeno professionalmente, le cose alla fine si aggiustano, senza dimenticare che si sarebbero potute aggiustare anche nella vita privata del produttore, il quale da un altro punto di vista avrebbe dovuto tirare un bel sospiro di sollievo, per essersi liberato di una di quelle persone per le quali vale il detto “è meglio perderle che trovarle”. Naturalmente, se non ci trovassimo a Hollywood.    
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

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