domenica 17 luglio 2016

AUGURI ROMA



Anche se con tutte quelle scorte, le auto di rappresentanza e della polizia,le autoambulanze lampeggianti e i carabinieri e gli addetti alla sicurezza e alla comunicazione, sembrerebbe più il teatro di un crimine.
Proprio come metaforicamente accade il giorno successivo alle elezioni, quando si annunciano i risultati e i candidati e gli elettori presenziano all’annuncio appollaiati sui rami dell’albero scheletrico come tanti corvi affamati.
Era cambiato il tempo.  La nebbia della mattina aveva lasciato posto a un bel cielo azzurro e a un sole luminoso, e lo squallore delle scene di sesso praticato in diretta dalla dottoressa del GF, poi diffidata dal gran consiglio dei medici per aver invaso senza autorizzazione il lavoro e i comportamenti delle mignotte di internet, non era comunque andato oltre una temperatura moderata intorno ai diciotto gradi e, frammezzata dai colpi di vista di cazzi, culi e tette, a una elegante visione dei dintorni di Cinecittà.
Tuttavia, gli archi, le colonne e i grandi giardini, ricordavano i conventi o le scuole più antiche più che le scene di un crimine elettorale.  E poi era una anticipazione illusoria, perché le elezioni dei 72 candidati europei e il referendum al quale venivano chiamati i cittadini derubati circa la spartizione del bottino, che costituiva il massimo del coinvolgimento tra gli autori di un crimine e le loro vittime, era ancora all’orizzonte di una forma particolare della sindrome di Stoccolma trasferita nel Paese Campione.
Come i derubati vengono affidati ai ladri, allo stesso modo è stato affidato alla falsa madre, alla matrigna, nel grande freddo, in Alaska.  Chi? Il figlio, naturalmente, il figliastro. Negli anni settanta girava per il globo con i capelli lunghi e adesso è un Nosferatu testa di cuoio che saluta i poliziotti con un movimento scattante della mano  sfiorandosi il cranio rapato.  Ieri era un autostoppista con lo zaino, ma oggi pratica il turismo europeo o quello planetario e se ne va in giro con una cinepresa  in concorrenza con i turisti giapponesi.  
Sebbene sia un sintomo campione che vorrebbe irresistibilmente apparire, non ama le interviste. Le considera obsolete. Anche perché nelle interviste non si appare mai come si vorrebbe se non si possiede un compare. Senza compare è come apparire al buio e si resta invisibili.
In genere si continua perciò a passeggiare tra le opere d’arte e i residui maestosi, senza mai girare l’angolo del Colosseo.
Dall’esterno delle finestre degli antichi palazzi, s’intravedono ancora  i banchi e le cattedre. Ma a volte anche gli altari. Le foto di classe ci osservano dai contenitori di finta pelle, sui piccoli tavoli bassi nei salotti, oppure sulle pareti tappezzate di trofei e di ricordi.
Ecco le porte per uscire o magari per entrare, perché poi si scopre come sia impossibile uscire se si è prigionieri  nel braccio della morte in attesa del proprio turno.
Il coro proveniente dalla strada, arriva adesso in ogni casa velocemente grazie alla televisione, ma è soprattutto negli edifici pubblici che viene sviluppato. Il segreto dell’urna è una balla. Ora si sa tutto di tutto. In superficie certo, perché in un infinito relativo non ci sono contenuti, ma un pozzo senza fondo in cui si sguazza nuotando a rana come i rospi.  E qui non c’è niente di più corale del vento, della corrente, della moda, trascinatori dei coristi a perdere del mondo delle copie e del ricalco. .  
Essere unici è cosa da persone umane reali, non da copie seriali, da ripetitori androidi che evincono il risultato degli aborti e dei rifiuti umani.   Altrimenti come si spiegherebbero le proiezioni che praticamente anticipano sempre con esattezza il risultato delle elezioni?
Tu le osservi con una mano sul fianco, è vero, ma poi ti devi arrendere all’evidenza del sintomo.  Essere unici? Ma via, raccontatelo alla fabbrica delle copie fatte in serie o a ricalco, dove tutti entrano ed escono dalla stessa porta e poi invecchiano, si ammalano e finiscono al cimitero che è unico quanto l’ammasso di ossa, scheletri e cianfrusaglie che strisciano.
Il 21 aprile 2009, è coinciso con il duemilasettecentocinquantaduesimo Natale della Caput Mundi.
Il fatto misterioso è che il Natale di Roma, città universale dalla quale traggono origine le Nazioni del mondo occidentale e, per coincidenze spazio-temporali ed effetti storici collaterali anche le altre Nazioni del pianeta, non viene festeggiata sulla Terra neanche limitatamente al Mondo Occidentale.
Ma  la stranezza è che non costituisce festività nazionale, ma soltanto festa romana, e non viene festeggiata neppure in Italia – con la maldestra eccezione assunta dal Falso Maestro, che la impose nel periodo fascista dell’epoca in campo in una sorta di Anticristianesimo laico da combattimento come festa nazionale al posto di quella del primo maggio – Paese preso oggi per campione nel quale imperversano  festività inutili,  prive di significato o meramente  rituali e religiose,  come ad esempio la ricorrenza di una liberazione inesistente per gli incatenati rinchiusi nel Cerchio impenetrabile dell’Alfa e dell’Omega, e che adesso si vorrebbe perciò rinnovare magari intitolandola a una libertà altrettanto astratta e insussistente.  
Ma naturalmente stavamo scherzando, non ci sono misteri ne stranezze: è tutto regolare nel contesto Negativo Invertito. Chi meglio della Caput Mundi può saperlo?
In fondo, chi se ne frega delle ricorrenze che sono mere reiterazioni,  come il vano susseguirsi dei giorni e delle notti trecentosessantacinque volte l’anno quali componenti dello Spazio Finito e parti integranti di quel suo oscuro conteggio alla rovescia.    
Fintanto che il sole splenderà su Roma, il sole splenderà sul mondo della Terra, perché - ora lo sappiamo    essendo fallita la prova collettiva dell’Esame, che poneva al centro del tema da svolgere la Città  dell’Epicentro Strategico Planetario contesa da israeliti e palestinesi -  la Nuova Città annunciata dal Primo Cristianesimo è indubitabilmente Roma, sede originaria del contatto stabilito dall’Universo sulla Terra quale proprio Organismo Biologico Operativo (Centro Operativo dell’Universalesimo) che ha consentito di considerare comunque superato l’esame collettivo e, per effetto della Reiscrizione Biografica, di ammettere indistintamente  tutte le generazioni alla Prova Personale.
E  dal 21 Aprile del 2009, appunto dal compimento del suo 2752esimo natale ab urbe condita, Roma diviene la Città capoluogo del Nuovo Epicentro Strategico Planetario, che dal Medio Oriente si sposta nel Mediterraneo, al centro della Terra, e che a forma di stella si dirama sul pianeta pronta a spiccare il volo verso la Nuova Terra.
   Nell’attesa, sarà ad ogni modo necessario constatare che le auto senza contrassegno sono come documenti di identità prive di fotografia. Ma si tratta di formalità o di sostanza?  Chiunque può spacciarsi per Pincopallino, e poi ci sono i trucchi. 
Chi guida, ci mette però la propria esperienza, la patente e la responsabilità personale, a differenza di quei capi di stato che non rispondono di niente, neppure se guidassero ubriachi o drogati il Paese mietendo vittime come fossero birilli, investendo e ammazzando i cittadini che passano ignari e magari con il verde sulle strisce, ma che - seppure honoris causa o di fatto - rappresentano comunque comunità nazionali capaci invece di intendere e di volere.  E qui ci sfugge qualcosa. Come può essere?
Può essere perché viaggiano in auto di rappresentanza con  tanto di autista e quindi non guidano mai, e    tanto meno guidano una intera comunità nazionale, oppure perché la loro incapacità di intendere e di volere è esattamente quella della comunità, cioè l’insieme delle persone fisiche simulate umane, tanto più perché l’insieme non esiste e, se esistesse, non potrebbe essere altro che una astrazione retorica?
Ed ecco che ci si accorge di parlare dello Spirito, retorico, astratto, impalpabile, invisibile, che è tutt’altro che l’Anima, anzi ne è esattamente il contrario, il suo mortale avversario, anche se per lo più i rappresentanti dell’insieme, vale a dire dello Spirito, sorridono, ma il loro sorriso è la smorfia degli incapaci di intendere e di volere professionisti. Che è quanto di più grave e riprovevole potrebbe trovarsi tra le persone fisiche simulate umane affette  dal grande Flagello, ossia dal Grande Spirito…l’Analfabetismo Intellettuale.  
I suddetti, quando andavano a piedi a scuola, di sicuro tornavano in autobus incapaci di camminare con le proprie gambe.  E ci andavano malvolentieri o volentieri? Detestavano qualche scuola in particolare? Questo si poteva scoprirlo quando intraprendevano la carriera politica e diventavano analfabeti intellettuali - ed eventualmente anche Non Sanno Neppure Dove Sono Messi ed altro - di professione: quando se di destra equilibravano con la mania dell’ordine il proprio disordine mentale e, se di sinistra, con la mania della segnaletica la propria confusione direzionale.
Tanto più che oggi, tra i negativi invertiti, gli scienziati analfabeti intellettuali professionisti hanno scoperto – ed è già diventata per loro una fissa – che anche il caos avrebbe un ordine.
Molti di loro a scuola erano nel gruppo di teatro, che è tutt’altro che arte,  perché invece di essere propenso alla ispirazione creativa e all’improvvisazione, reitera ottusamente testi già scritti e riscritti e da recitare e rirecitare a memoria: per fare un esempio, anche i secchioni che recitavano a memoria le nozioni e i dogma scolastici, parola per parola, sussurri su sussurri e virgole su virgole, non erano altro che attori di teatro; perché in fondo si è tutti secchioni e attori di  teatro, se è vero che è al secchionismo  conformizzante che tende  la formazione di base della scuola negativa invertita.
Tuttavia, i secchioni propriamente detti, erano i primi della classe, quelli sempre pronti ad alzare la mano e andare volontari all’interrogazione, i migliori tra gli asini, i più bravi a ripetere: il loro ragliare echeggia ancora alto nelle aule scolastiche.
Adesso, però, quando si è finalmente pronti a rispondere, si viene interrotti dalla suoneria del cellulare, anche se i nostri ex prof non ci chiamano mai.
Adesso anche gli ex secchioni propriamente detti vengono indagati, se non dalla magistratura sicuramente dal loro padre eterno per la loro anticristianità inconfessa o confessa.      
Oggi si insultano gli innocenti, gli animali più docili, e spesso invece dello storico “ho mandato tutto a puttane” ecco spuntare il moderno: “Ho mandato tutto a vacca”.
Il che è curioso e inquietante, come chi guarda assetato di sangue il telegiornale e si disseta come un vampiro davanti al televisore, o che, per arraparsi, ha bisogno dei programmi televisivi e si bea delle disgrazie altrui, condividendole nei pomeriggi di Rai Due, alla televisione dei cornuti.
Adesso possiamo conoscerci di persona, si dicono per email dopo alcuni mesi di scambi elettronici: ma non aspettarti che io sia come in fotografia, tanto più che è sempre bene ricordarsi come nel pozzo senza fondo il peggio sia sempre di là da venire.
Ora le spiagge sono piene di morti, perché quelli che pittorescamente hanno fatto spargere le proprie ceneri in mare, è lì che si ritrovano, ed è lì che cominciano ad essere un po’ troppi. Forse è tempo di cambiare gli scenari.       
Così le ceneri sparse guardano le strade, i rovi, le querce smosse dal vento che le spinge tra loro ogni volta che il passaggio sulla sabbia lascia impronte di passi perduti.

 (S.V. “COMPOSIZIONI DI CULTURA DELL’UNIVERSO  – Volume Terzo – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Arte, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)


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