lunedì 25 aprile 2016

IL COMANDANTE



 
 
 
Il film venne girato tra il mese di settembre e l’ottobre del 1963 ,  più del doppio rispetto ai normali film di Totò , e senza possedere assolutamente niente di drammatico, viene annunciato come il primo film interamente drammatico di Totò e come la centesima pellicola da lui interpretata,  anche questo inesatto in quanto di tratta dell'ottantesimo film e non del centesimo; la notizia dà comunque luogo a festeggiamenti e riconoscimenti e Totò viene premiato con la " Sirena d'Oro " agli Incontri Internazionali del Cinema, e al suo ingresso al Teatro Mediterraneo viene accolto con un lunghissimo applauso; e alcuni giorni dopo il giornalista Lello Bersani lo va a intervistare per TV Sette e Oriana Fallaci gli fa una lunga intervista per l'Europeo".
Tutto sommato, un buon film che però si rivela un insuccesso commerciale, e dalla critica accreditata dei Tolomeo leggiamo: “ Totò si cimenta in un film costruito esclusivamente per lui , in chiave più crepuscolare che umoristica , e con assoluta esclusione di quei spassosi lazzi e ammiccamenti buffoneschi che costituiscono il suo tradizionale e personalissimo repertorio. E se il film fosse all'altezza del protagonista non potremmo dirne che bene . Ma purtroppo è un raccontino convenzionale e bozzettistico , impacciato e incerto nella ricerca del tono giusto ".
E tra i tanti Tolomeo, Gian Luigi Rondi : "Nonostante la schietta umanità dello spunto e la presenza di Totò in una parte più amara che non comica , l'effetto è scarsamente convincente , e alla lunga finisce per lasciare perplessi . Film  che s’impone all'attenzione del pubblico ( al suo riso e al sorriso) quasi esclusivamente per merito di Totò" .
Rivisitato oggi, confrontato con le successive fino alle odierne opere cinematografiche, i commenti del tempo risultano assolutamente inadeguati, inappropriati e frutto di chiara incompetenza e incapacità di giudizio  dei Tolomeo allora in carica e l’iter progressivo peggiorativo del Male Perfetto
rende giustizia a Totò quale grande attore misurato e perfettamente credibile nelle vesti del colonnello Cavalli, il quale promosso generale e messo a riposo per raggiunti limiti di età, appare in un primo tempo contento, come in apparenza lo sono e/o lo erano tutti i pensionati d’Italia dell’epoca: finalmente potrà alzarsi  tardi la mattina, scrivere il suo memoriale " Da Caporetto a El Alamein", mettersi a capo di una grossa azienda e fare tutto ciò che non ha potuto fare nei lunghi anni di carriera militare.
Ma dal primo giorno della sua nuova vita borghese, il neo generale si rende conto di non essere più il "comandante". Egli è abituato ad essere obbedito, senza discutere, da migliaia di uomini, e non è preparato alla vita borghese nella quale il suo grado non conta più niente.
Cerca di darsi da fare, ma in realtà poco o niente sa fare oltre che comandare, ma  forse neppure comandare poiché in realtà sa' soltanto farsi ubbidire da chi viene costretto dai regolamenti ad ubbidire, perché il comando  prescriverebbe delle qualità di dirigenza, prontezza di pensiero  e capacità di organizzazione che il colonnello - oltretutto anziano, rimbambito e con poca memoria – non dimostra di possedere; e nella vita civile combina naturalmente dei pasticci e si rende conto che, come borghese a cui nessuno è obbligato a ubbidire, egli  è un Signor Nessuno: le sue parole vengono ascoltate sempre di meno, e da persona importante viene a ritrovarsi praticamente inutile.
Il suo memoriale gli viene rifiutato dai rotocalchi e alla fine, dopo disillusioni ed equivoci, un’agenzia immobiliare gli offre un incarico di fiducia usandolo come fattorino per 60 mila lire al mese, in realtà segretamente pagate a sua insaputa dalla moglie, la quale cerca di salvarlo dalla crisi depressiva in cui sta scivolando.
L’occupazione che il colonnello Cavalli ritiene dovuta alle propria personalità e al suo passato militare, è per lui una iniezione dí vitalità,  ma arrivano altri guai quando, interessati e combinare un grosso affare con una potente organizzazione straniera, i titolari dell'azienda decidono di offrire e Cavalli la presidenza, nonchè una cointeressenza nei proventi della società: la figura del generale, il suo passato militare, tutto quello che egli rappresenta costituiscono una garanzia per i clienti dell’agenzia immobiliare utile per la trattativa con degli investitori americani. L'accordo viene concluso. Ma la spensierata e poco onesta leggerezza dei due soci è la causa di alcune irregolarità e lo stesso Cavalli, che ha avallato l'accordo con la sua firma, per poco non subisce l'onta dell'arresto perché per  sua disattenzione viene derubato di  una grossa somma racimolata della sua famiglia per aiutarlo, quando il generale insieme alla segretaria dell’azienda tenta di salvare il salvabile. 
Ma proprio in quell’occasione, nel controllare i libri contabili scopre che il suo stipendio gli veniva  pagato dalla moglie,  e questa delusione è la fatidica goccia che fa crollare tutto il castello di sabbia,  e la conclusione della vicenda, la più amara ma anche la più conforme alla realtà sociale, lo vedrà inoccupato trascorrere le sue giornate al parco comunale con altri pensionati autorevoli che  costruiscono navicelle per il laghetto del giardinetto pubblico dove i vecchi pensionati  trascorrono grigiamente  il tempo loro rimasto della propria inutile vita.
Tra gli altri interpreti da ricordare la dimenticata Andreina Pagnani nella parte della moglie del generale in pensione Cavalli. E nella foto vediamo la residenza del generale in pensione Cavalli, a Roma in Via Ugo Bassi n.3.


(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche  – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)


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