lunedì 28 marzo 2016

ADELE VA IN PISCINA



27 Novembre – 64.5.36/12.4/1
Eravamo in pieno autunno e la giornata di sole ci piombò addosso con tutta la sua bellezza luminosa. E tanto più ci aveva colto inaspettata, tanto più ne assaporavamo con la lucentezza il brillio a distanza delle cose che conteneva.
Le interminabili file di auto ferme ai semafori, le strade lucide d’asfalto, i biancheggianti  edifici marmorei, le arcate dalle indubbie origini esotiche, i giardini verdeggianti e le rovine impreziosite dagli anni rugginosi e  dalla storia: la città nel suo insieme in quel suo affollarsi solitario e in quel suo successivo fermarsi e simultaneamente immobilizzarsi in forme di pietra levigata, per poi ripartire tutti insieme a questa lucida solitudine inquieta.  
Il sole era già alto nel cielo e i suoi raggi dorati venivano giù intiepiditi, rassicuranti e fulminei, come aguzze punture di luce.      
Senza la presenza di Adele al nostro fianco, avevamo però ben poche probabilità di scrollarci di dosso il fardello desertico di questa solitudine che ci appariva oggi illuminata a festa.
Replichiamo a tarda sera alla  Buona Notte che la nostra interlocutrice  ci aveva  puntualmente inviato prima di ritirarsi nella sua stanza da letto.
Lunedì prossimo, Radioland dovrebbe pubblicare l'intervista di Adele. Comunque tutto O.K.
Siamo passati a lavorare al nuovo Universalesism News, il N.ro 4  che sarà pronto la prossima settimana. A  Roma, la temperatura si è improvvisamente abbassata e fa freddino.
Aspettiamo il derby ma, comunque vada, secondo Adele continueremo ad avere contro sia i laziali dall’anima provinciale, territoriale, burina, eccetera eccetera, che i soliti falsi tifosi della Magica dall’anima altrettanto negativa invertita. 
Un abbraccio e una buonissima notte sia da parte mia che di Adele. 
 “Mi stavo chiedendo se l'intervistatore sei tu...(come se non lo sapessi ). Allora aspettiamo lunedì prossimo. Ci pensi che per allora sapremo se abbiamo suonato i "burini",  oppure se ci hanno suonato loro...Per ora vi abbraccio con affetto e vi mando il solito bacino.  P.S. mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Adele dei bacetti…” 
Benché sembri il contrario, Adele è una ragazzina molto ma molto affettuosa, per cui i bacetti le fanno sicuramente piacere.  Lei, anche se non lo dice o ti risponde con una parolaccia, te li ricambia, siine certa. L’intervista è proprio sua, ma in seguito (ci sto già pensando)  vorrei essere io a intervistarla, anche per sapere da dove ca...viene, e anche se ho qualche sospetto inquietante. Tu cosa ne pensi? A dopo...in attesa della pioggia in arrivo.
“Ringrazia la dolce  Adele. Non avevo capito che l'intervista la facesse a se stessa. Ma da Adele  ci si può aspettare questo ed altro!  Comunque, non ci vedo niente di inquietante. Anzi…così non sei mai solo!  Ehi!  Mancano soltanto 14 ore al grande mal di pancia (il derby!). Buona nocchia a te e Adele e, se posso, bacioni.  A domani ...”.
Adele è l’intervistatrice e l’intervista non la fa a se stessa, ma a  me. E, come puoi immaginarti, si è incavolata tantissimo rimproverandoti che – come al solito - non avevi capito un tubo! Comunque la Magica perderà ancora con il solito punteggio (2 a 3), dopo essere stata all’inizio in vantaggio. Preparati…
Ricambiamo i bacioni e la Buona Nocchia...
“Ho letto e riletto l'intervista, alquanto profonda e non così leggera come mi avevi detto.   Adele fa' delle domande....tu sei il Grande protagonista!   Adele pone domande  e tu affondi la lama ben più profondamente.   Non dici parolacce, ma ciò che dici scava nelle profondità dell' uomo simulato...e lo annulla .  Tu sei il vero grande uomo!   La ragione che dai al fatto di non essere stato riconosciuto come tale è vera…hanno avuto PAURA.   E preferiscono raccontare storielle per ridere e divertire, come facevano durante la guerra quando, mentre la fame, le sofferenze e   le bombe distruggevano, loro cantavano "voglio vivere così, col sole in fronte"! Devo confessare che tu  mi inquieti molto e  alcune cose non le afferro completamente..... ma sono una   donnetta ignorante , che tu stai risvegliando un po' per volta.  Ripeto: quello che dici distrugge del tutto quelli che si autodefiniscono...uomini. I sedicenti!  Ora aspetto con ansia l'intervista "rivelazione " di Adele. Vi abbraccio…”
Paura? E già...dell’ignoto. Strano, molto strano però, dato che per noi occidentali dovrebbe trattarsi dell’evento più noto e strombazzato da duemila anni a questa parte; e quindi di quello meno ignoto. 
Non si tratterà piuttosto di irriconoscenza? Dai ricordi che conserviamo delle lezioni di catechismo parrocchiale, l’irriconoscenza dovrebbe costituire l’unico peccato IMPERDONABILE,  esattamente quel peccato MORTALE per il quale non ci sono madonne, padri nostri, atti di dolore o di pentimento, o altre penitenze recitative mediante le quali ottenere perdono.
In tempo di guerra si cantava “Voglio vivere così, col sole in fronte, e per questo canto...”, guardando un cielo da cui arrivavano le bombe o una terra dalla quale dando le spalle al sole - dato che come tu ormai sai, la fronte dei negativi invertiti è nel loro didietro - arrivava la fame.
Quindi, tutti al mare quando il mare non ci sarà più. Proprio come canta Adele in piena estate, quando esprime la propria  incontenibile allegria adolescenziale...”al mare al mare al mare a fare quello che ci pare...al mare al mare”.  Per cui, il dilemma ora insorgente diviene un problema grossissimo: senza  mare, come potremo fare ciò che ci pare? Tutti in piscina allora?
Anche io attendo con ansia l’intervista rivelazione (con una Adele intervistata che dovrà rispondere alle mie domande)  e se ne ho anche un po’ paura, credo di essere pienamente giustificato: per quanto mi riguarda non si tratta certo di irriconoscenza, ma esattamente del suo contrario. Ti abbracciamo con affetto...
Oggi c’è ancora tempo piovoso, ma la temperatura si è sollevata notevolmente. Ci siamo alzati di buon mattino per andare a farci una nuotata in piscina. L’estate se ne è andata da un pezzo e il mare è lontano. Ed ecco dunque la risposta.
Nella piscina comunale, abbiamo  trovato un’atmosfera stranamente assai poco burocratica. Anche se, per entrare in acqua, ti chiedono come fosse il lasciapassare, un certificato medico che attesti la tua idoneità fisica, e controllano che tu abbia il capo coperto da una cuffia e i piedi da un paio di sandali acquatici.
Non ci hanno controllato i costumi, ma li avevamo. Niente nudismo in piscina.
Ora, per replicare al tuo commento riguardante i sedicenti, le persone fisiche simulate umane, ti ricordo che la Cultura dell’Universo li definisce con scienza ed esattezza per quello che in realtà sono: aborti e rifiuti umani.
Perciò, alla fine, ogni commento diventa superfluo. Parlano i fatti. Cosa puoi aspettarti da loro? 
Ciò che tu invece ti aspetti di positivo e di rivoluzionario, è  l’intervista rivelazione di Adele, in cui la nostra eroina indosserà le  vesti del soggetto intervistato ed io sarò l’intervistatore. L’aspetto anch’io, con ansia, e te ne ho spiegato i motivi; ma adesso non ho la minima idea se e quando ciò potrà avvenire. Per il momento, siamo in acqua, in piscina, e abbiamo altro a cui pensare.
Qui per restare a galla si fa più fatica che in mare e, del mare, ci mancano la solitudine e l’immensità verde glauco dei lunghi pomeriggi estivi. 
Le carte stradali ci avevano informato che la piscina sorgeva ai margini della Basilica di San Paolo, a sud ovest della basilica. Usciti dalla metro ci eravamo diretti a piedi alla fermata dell’autobus che ci avrebbe condotto nella via più vicina alla piscina, transitando per strade laterali poco affollate e quell’ora del giorno. Erano le nove del mattino. 
La piscina si trovava in una strada senza uscita, con una fila di case del settecento ristrutturate di recente ma dall’aspetto grigio e rovinoso, a breve distanza da vie più larghe e indaffarate.  
Vi eravamo entrati con l’inquieta consapevolezza che quella non fosse una strada che si potesse percorrere a passeggio ai tempi delle carrozze trainate dai cavalli adeguate alle case settecentesche, le cui finestre coperte di tende alte e immacolate dovevano nascondere occhi che spiavano vigili le carrozze e i passanti e, accanto all’alberghetto situato li vicino, i partenti e i nuovi arrivati che raccoglievano i bagagli sul selciato che fungeva da marciapiede, perché anche allora c’era evidentemente da sospettare delle persone che arrivavano o partivano senza bagaglio.
La richiesta di un costume da bagno e di un caffè, sembrava venisse considerata eccentrica alla reception, da cui tuttavia l’impiegata ci indirizzò a una specie di negozietto dove si affittavano i costumi, le cuffie e le scarpette da bagno, e poi al bar per il caffè.
C’era anche una piccola edicola di giornali dove l’edicolante rispose al nostro saluto senza alzare lo sguardo dalla rivista di gossip che stava leggendo.
Adele domandò all’edicolante più volte, per attrarre la sua attenzione,  se anche per quel genere di riviste ci fossero sovvenzioni statali; e alla fine l’edicolante rispose di non saperlo e che non le interessava neppure saperlo, mentre Adele sfogliava alcuni quotidiani e delle riviste illustrate commentando che erano tutti soldi buttati, dopo aver comunque replicato all’edicolante con un suo eloquente: “Ho capito. A lei non gliene frega un cazzo dei nostri soldi!”       
Quali soldi?
Adele mi spiegò che si stava riferendo alle sovvenzioni statali riservate all’editoria, business in cui circolano miliardi di euro: “Ci sono giornali, riviste e case editrici di libri che prendono milioni di euro, ma non pubblicano un bel cazzo oppure pubblicano carta straccia che non legge nessuno. E poi ci sono le solite tv e le radio, nelle quali basta mandare in onda ad intervalli regolari i notiziari di propaganda del regime, per intascare un sacco di soldi”.
Piuttosto perplesso, le chiesi se erano davvero soldi buttati.        
Adele si corresse: “Bè, hai ragione. E’ inesatto. Non sono soldi buttati. Tutt’altro. Sono milioni e milioni di euro destinati alla propaganda del regime, che gli infami e i ladroni si guardano bene dal buttare via ma che intascano per accrescere il proprio bottino e che servono affinché lo status usurpatio si ritrovi sempre più famelico senza o con pochi soldi, e tagli poi le sovvenzioni necessarie alla sanità, alla scuola e alle attività di sopravvivenza del sociale per recuperarli”.
L’edicolante era una donna magra e triste, nella quale era difficile trovare qualcosa in comune con una Adele traboccante bellezza e folgorante gioia di vivere.
La guardai. Di carta straccia ce n’era già abbastanza in giro. E questa edicolante sembrava farne parte insieme a quella sua ridicola edicola. Ma affittammo i costumi, le cuffie e le calzature da bagno e, dopo averli indossati nei rispettivi spogliatoi uomini-donne, ci preparammo attraversando la zona docce ad entrare in acqua.
D’estate, mangiavamo a volte nella calura un frutto e un panino imbottito, riposandoci all’ombra lontano dal bagnasciuga.  Se capitava, sedendo su una panchina dei giardinetti di mare nei quali i rami dei platani s’incurvavano come volessero sfiorare l’acqua salmastra con le foglie. D’estate, veniva con noi anche Ornella, la quale offriva le briciole sul palmo teso della mano in attesa dell’arrivo del passero che le facesse sentire il fremito delle ali tese e il raschiare sottile dei minuscoli artigli. Adesso Ornella non si faceva più vedere così spesso e Adele mi rimproverava dicendo che era per colpa mia.
“Ne stai affievolendo il ricordo”. 
Ma io sapevo che non era vero. Era tutto il contrario. Eravamo noi, intrappolati su una vecchia terra  consunta usurpata dall’oscurità, ad affievolirci e a farci sempre più sottili e grigi e impalpabili come i sogni.
Prima di svanire, prima del risveglio, dovevamo trasformarci in materia vivente, anche se Adele sosteneva di esserlo già, materia che vive, ma io non potevo esserne sicuro prima dell’Intervista che avrei dovuto farle e che, ora come ora, non sapevo se sarebbe davvero servita e neppure se sarebbe realmente avvenuta, ne come e ne quando.
Ora Adele si era impegolata su un argomento di estrema attualità.
“Pensa un po’ a che punto stiamo arrivando con un governo in appalto oneroso  incaricato del lavoro sporco”.
Sollevai lo sguardo dall’acqua limpida di piscina e lei mi parlò per prima cosa della dittatura parlamentare dei ducetti del Paese Campione, e mi spiegò che tra breve il governo in appalto oneroso incaricato del lavoro sporco, avrebbe messo sotto torchio i cittadini con reddito zero. I più poveri. Gli avrebbe mandato contro la polizia finanziaria a spulciare nella loro miseria, per la quale non risultava che pagassero come dovuto l’agio. Perché non era affatto chiaro come con un reddito zero riuscissero ancora a respirare e ad avere battiti cardiaci, cioè come facessero a vedere, udire, gustare, toccare e odorare. “Insomma, in parole povere,  come cavolo fanno ad essere ancora vivi?”     
E, giustamente, lo Status usurpatio della Morte ha pieno diritto di preoccuparsi, non credi?
E si, giustamente, nel mondo della perfetta ingiustizia. E, giustamente, nel mondo dei morti bisogna giustificarsi se si è in vita!
 Adele nuotava a dorso, accanto a me. Era agilissima e veloce. Se avesse potuto gareggiare, avrebbe battuto ogni record e vinto tutti i titoli sportivi disponibili.
Nuotando senza fermarsi, ma rallentando le bracciate, mi raccontò che l’altro giorno era passata davanti a una scuola secondaria, un liceo con indirizzo turistico, occupata dagli studenti in rivolta contro il governo per i tagli alle sovvenzioni necessarie all’istruzione.  E i ragazzi se ne stavano ingenuamente radunati sotto un grande cartello che recava la scritta : “Scuola occupata contro un governo che ci toglie il lavoro e l’istruzione perché con un popolo ignorante è facile governare”.
Non noti cosa ci manca?
Certo che lo notavo. Come al solito mancava il richiamo al sistema dello Status Usurpatio, la denuncia contro la Criminalità Consuetudinaria Socialmente Organizzata da cui proveniva ogni problematica generale e particolare, personale e sociale, e pertanto nello specifico anche i tagli all’istruzione.
Ma soprattutto mancava l’invito alla legalità. Mancava come al solito quel “Basta con la dittatura parlamentare dei ducetti e dei loro gerarchi e gerarchetti, dei criminali perfetti e degli istituzionali d’appoggio, degli affini e dei collaboratori vari dell’a e del per delinquere dell’Organizzazione sociale di Disuguaglianza Economica relativa! Basta con i sedicenti democratici, duci, ducetti, gerarchi, gerarchetti, sintomi e sintomi campione della dittatura pluralista sintomatica che, sedicendo e negativizzando e invertendo,  da negativa invertita si maschera  in una democrazia inesistente!”.
E mancava l’invito a istituire senza ulteriore indugio, lo Status Legittimo, la Società per Azioni Umane  necessaria come l’aria che si respira per la rinascita di una comunità in degrado irreversibile. 
Specialmente adesso, adesso che è il momento della verità. E le campane dovrebbero suonare a festa, a vita, e non più a morto.
Specialmente adesso che, istituito e attivato lo Stato Costituzionale Unitario delle Nazioni retto dal Principe, le Nazioni ilegittime scompariranno dalla  faccia della Terra con ogni loro componente come se non ci fossero mai state. (*)
Frattanto, la nostra interlocutrice riesce a mettersi in contatto con noi anche in piscina, dove ci arriva il suo messaggio, e perfino mentre siamo in acqua e nuotiamo: “Stamattina ho finalmente trovato il tuo "Notiziario"...... sei maestoso ! Si che hai Adele che ti aiuta, ma veramente non riesco a capire come fai , o devo dire fate, a passare da un argomento all'altro con una leggerezza che mi lascia esterrefatta!  Parli delle prigioniere facendone i nomi, parli della Magica con un amore infinito,  parli della politica Mondiale come te ne cibassi dalla mattina alla sera, torni alle poesie alcune struggenti altre ironiche e altre ancora umoristiche... Poi passi al cinema ...... e qui' dimostri di sapere  oltre i nomi dei registi anche quello degli attori con profondità e conoscenza. Ne racconti le trame con un'ironia e saggezza infinita .E infine  Adele con le sue  battute è insuperabile!  Che devo dire ?  Sei un concentrato di poesia ,ironia , sapienza..... ah! dimenticavo la guerra!  La odio con tutto il cuore e non per i soliti “STRACOGLIONI" per dirla come Adele.  Ma  per i bambini che nascono, crescono, sparano a loro volta, e infine invecchiano  senza conoscere un giorno di pace!  Ora ho la testa in confusione. Io...piccola grande…stracogliona! Carissimi...ora mi riprendo e ci risentiamo. Vi abbraccio…”
OK OK...il segreto è che non ci fermiamo mai. Chi si ferma, è perduto, non è così? Adesso stiamo ultimando il nuovo racconto che dovrebbe essere pubblicato la prossima settimana ed è intitolato ADELE VA IN PISCINA; e infatti ora siamo proprio qui, in piscina, e nuotiamo.
Ci facciamo una ventina di vasche e poi Adele va alla ricerca di un trampolino e ne trova uno di quasi dieci metri, pericolosissimo secondo me.
Io mi tuffo a piedi uniti, ma Adele arriva subito dopo di me, leggera come una farfalla e leggiadra come un angelo in un perfetto volo a braccia spiegate. Se ci  fosse una giuria le darebbe il massimo del punteggio. 
Ne fa una ventina di tuffi, mostrandomi in tutta la sua bellezza il suo fantastico repertorio di sirena volante sull’acqua. Vorrei che la smettesse. Va bene così. Ho visto che sei bravissima.  Ma non mi da retta, non riesco a fermarla.
Ogni volta che dopo il tuffo scompare nell’acqua e poi ne riemerge con la grazia e la magia di una fata delle limpide acque che scintillando in gocce perlacee sembrano venire su con lei e ricadere intorno alle sue forme fatate come una stupenda e incessante cascata, e lei mi fissa con quei suoi meravigliosi occhi secondo i riflessi di luce pura ora azzurri ora verdi ora grigio perla o del colore viola dei più preziosi fiori del paradiso perduto, e mi sorride radiosa, non posso fare a meno di pensare irragionevolmente come sia lei il mare sconfinato che ora qui, in questa chiusa piscina, mi manca. Potrei tuffarmi nel suo sguardo ammaliatore di azzurra sirena dei cieli, e nuotare e affondare nei suoi colori smaglianti e perdermi per sempre nel sole dei suoi occhi.
Quando due ore più tardi usciamo dalla piscina per tornare a casa, notiamo che si era sollevata un nebbia leggera che si avvolgeva attorno ai lampioni e passando per i parchi pubblici si insinuava nelle case attraverso i marciapiedi sottostanti selezionando le facciate dipinte in una determinata tonalità uniforme ricavata da un grigiastro programma urbanistico municipale, che prevedeva colorazioni diverse per i portoni in genere di colore scuro e le finestre rettangolari dei primi piani e arcuate in una forzata maestosità orientaleggiante in quelli superiori.
Nei pressi di una chiesa cattolica, notammo alcuni venditori di bibbie che indaffarati confabulavano tra loro e offrivano ai pellegrini e ai turisti di passaggio la loro mercanzia consacrata. E sui tavolini dove erano raccolte le bibbie come fossero comodini degli antichi mausolei alberghieri di un Nord America cattolicheggiante, cosa sarebbe accaduto se si fossero trovati al loro posto pubblicazioni di una religione concorrente, ad esempio un corano?  
Adele era sicura che non sarebbe successo niente di sorprendente. Routine religiosa, ritualistica, normale concorrenza mercantile da chiesa. D’altra parte il corano non è che una copiatura della bibbia, per cui la sacralità è la stessa, e per di più, come si evince dalla propaganda della diplomazia ritualistica di moda che persegue l’unità di pensiero tra religioni diverse, il Padreterno e Allah potrebbero essere il medesimo  Dio relativo. Sicuramente, secondo Adele, attraverso i loro rispettivi seguaci ne incarnano la stessa indubbia falsità.
Tra fasulli, le differenze si evincono soltanto formali. Ma ciò che in quel momento le dava un grande fastidio, erano i pianti acuti e penetranti che per chi risulti incapace di riconoscere il pianto di un bambino sarebbero sembrati i lamenti flebili di un gattino smarritosi nell’immensa navata del tempio.
E siccome Adele sapeva benissimo che sul luogo di un delitto si riesce a cogliere dei particolari che nulla hanno a che vedere con il delitto stesso, ma che si riferiscono unicamente al posto in cui il delitto è avvenuto, lo spiegò ai turisti e ai pellegrini di passaggio, che non fecero obiezioni. Può essere, commentavano tra loro.
Ecco, vedete. Adele approfondiva adesso il discorso. Quei particolari si ricordano a lungo. Un pianerottolo dai colori vivaci affiancato da pareti in tinta beige su carta da parati a fiori, una scala che discende al piano sottostante ma che andando oltre e superandola conduce alla stanza dove giace il corpicino senza vita. Perfino l’assassino ricorda chiaramente il luogo, rivede e riascolta i propri passi  sul pavimento sotto il soffitto alto delle vecchie case d’epoca.
Era una donna gentile che aveva stretto il collo di una bambina, eppure non ricordava di averla toccata, ne ricordava di aver stretto quella piccola gola attraverso cui nasceva il respiro. Suo marito si trovava in cucina e lei subito dopo aveva ammesso con gli inquirenti di averla uccisa anche se non lo ricordava, anche se adesso quel delitto era per lei la cosa più banale da confessare o di inevitabile o qualcosa di sottinteso che si sapeva già li, presente tra loro. Perché quella bambina un tempo era la sua bambina. Questo lo ricordava chiaramente perché faceva parte del luogo.   Ma era facile uccidere in casa perché in casa non ti vede nessuno, e puoi dimenticare.
In piscina invece non si può annegare la gente. Ti scoprirebbero subito e diviene difficile negarlo e impossibile dimenticare. E’ quindi necessario trovare un bagno riservato, una vasca personale e un albergo.
In piscina puoi fare a gara con il vicino su chi arriva prima alla girata, e potresti in teoria trovare dei buoni alibi. Provenendo dall’aperto, la nebbia gelida non poteva penetrare in piscina neppure da quella fessura trasparente colorata dell’altissimo soffitto di vetro trasparente e veniva quindi meno la necessità di soffocare le risate delle vittime prima di strangolarle, affinché si convincessero della propria morte.
Avevo notato che fuori della chiesa cattolica, Adele parlava ai turisti e ai pellegrini nella loro lingua, per cui la capivano benissimo; e sembrava addirittura che la comprendessero molto meglio di quando si esprimeva in italiano in  piscina, dove si era messa a spiegare la ragione del mondo e della vita sotto una nuova prospettiva più facilmente accessibile.
Per esempio, insegnando alla gente in piscina, si era richiamata a una sanità inesistente nel contesto negativo invertito dominato dal Male Perfetto, e da questa prospettiva originalissima in cui tutto era patologia, aveva per il momento accantonato la politica propriamente detta e la sociologia, la biologia sociale, il diritto e la filosofia del diritto, affinché il suo insegnamento vertesse esclusivamente su questa nuova prospettiva facilmente comprensibile a tutti gli aborti e rifiuti umani. 
Si tratta della peggiore malattia, con il Flagello scoperto in questo Terzo Millennio (l’Analfabetismo intellettuale), da sempre incombente sulla Terra.
La Malattia Mortale.
I governi delle nazioni affette da Criminalità Consuetudinaria Socialmente Organizzata , ossia senza esclusione tutte le nazioni della Terra, sono  governi dediti ai delitti seriali, spiegava.  Perciò, si comportano come serial killer. Per cui evidenziano, in un primo tempo, l’emulazione rigorosa dei governi che li hanno preceduti,  per poi sviluppare a poco a poco un metodo proprio, particolare,  e una propria tecnica criminale personalizzata, tuttavia - dati i secoli e i millenni trascorsi dove tutto ciò che di negativo invertito poteva accadere, era accaduto -    storicamente individuabili e facilmente classificabili entrambi, tecnica e metodo operativo. 
La fuggevole leggiadria autunnale dei giardini ancora fioriti, causò mentre tornavamo a casa, una confusione momentanea e repentina delle stagioni, e fu come se il tempo si fosse fermato in una unica  dimensione spaziale e temporale, come se tutte le stagioni venissero confluite in un attimo senza tempo, di cui restava un unico profumo, un solo suono discordante  e una singola persona morta…una bambina che avrebbe dovuto significare il futuro.
Camminavamo silenziosi tenendoci per mano. Ma Adele era troppo bella perché potessimo passare inosservati e mi veniva da sorridere ogni qualvolta la gente si volgeva a guardarla, anche se Adele obiettava che se erano donne a voltarsi lo facevano per ammirare me e non certo lei.
Sei un ancora un bel bocconcino anche se forse un po’ troppo vecchio, mi sussurrava maliziosa all’orecchio sfiorandomi la pelle con le sue labbra vellutate.
Intanto tentavamo di analizzare meglio le reazioni della gente agli insegnamenti di Adele.
La scolaresca formata dai grandi asini, i professori d’ignoranza in castigo dietro la lavagna, i meno asini e i più sistemati nei banchi, sembrava averci seguito in piscina e forse era proprio così, perché a un certo punto Adele disse che per quel giorno la lezione era finita e assegnò i compiti da svolgere a casa.  
Ora conoscono il peggio. Il meglio verrà domani.
(*) Periodo aggiunto in data 28 marzo 2016.

(S.V. “Il MONDO ALLA ROVESCIA  – LIBRO TERZO (2011/2012) – “.Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli   http://vallisergio.blogspot.it/   Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”.  Archivio: www.Radiolland.it
N.B.  E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

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