sabato 6 febbraio 2016

TERNOSECCO



 
 
Dopo l’aver di recente assistito a uno degli ultimi stadi del disfacimento  del cinema italiano, IL PARADISO DELLE SIGNORE,  che ha nesso in luce l’interpretazione a dir poco macabra di improponibili nuovi attori italiani nella produzione Rai a episodi copiata di sana pianta da una serie televisiva spagnola,  ci riconciliamo con questo eccellente film italiano della serie mafia, camorra, ndrangheta’, e  tipico prodotto del defunto  “buon spessore cinematografico del cinema italiano”, ormai ultratrentenne vista l’età di TERNOSECCO,    antecedente il degrado provocato dalla fine del pionierismo e del neorealismo  post regime fascista  e avanti la Rifondazione dei fasci stabilita nel Paese campione dalla Corte costituzionale , con un grandissimo Giancarlo Giannini nella duplice veste di interprete e regista del film,  contornato da  ottimi caratteristi e da buoni attori  dell’epoca, tra i quali la bella e talentuosa attrice spagnola Victoria Abril, e in una parte minore il compianto Lino Troisi.
In una notte d’estate, l'anziano gestore di un banco-lotto napoletano  viene assassinato nel proprio alloggio da ignoti, e il genero Domenico Aniello Capatosta,  Mimì per gli intimi  - famoso in città  per la sua capacità di saper tradurre i sogni in numeri da giocare al lotto e che con la moglie Brigida, figlia della vittima, abita nello stesso caseggiato -  viene accusato del delitto e si ritrova in carcere, mentre della giovane moglie di Mimì si occupa con sospetta sollecitudine l’avvocato Parente.
In carcere, Mimì viene preso in simpatia dal boss dei boss cittadini,  il potentissimo Don Salvatore, il quale vive con ogni comodità in galera, da dove dirige la camorra cittadina  contornato di teppistelli e personaggi corrotti di ogni genere, tra i quali perfino una suora di un orfanotrofio da lui sovvenzionato.
Il boss dei boss prende in simpatia Domenico, lo promuove ad assaggiatore personale dei cibi e -  affascinato dalla capacità di Mimì di interpretare i sogni e indovinare in grandissima maggioranza i numeri che usciranno -  trasferisce  questa capacità di Domenico nella previsione  di azioni criminali da compiere e 
fa di Mimì il suo braccio destro.
La moglie di Mimì è diventata frattanto l'amante di Parente, avvocato e anche lui boss della camorra, il quale trama con gli altri boss contro il boss dei boss in galera, ma che per loro è intoccabile a causa di carte compromettenti per tutti i boss,  conservate dal boss dei boss nella sua cassaforte.
Gli altri soci lo temono e vorrebbero impadronirsi delle compromettenti carte che don Salvatore conserva in cassaforte nel suo domicilio, ma Don Salvatore previene ordinando alcune uccisioni e per completare le proprie vendette, fa uscire Mimì di galera per spiare e impaurire i soci, implicati in contrabbando di droga e sigarette, in loschi appalti ed affari criminali di ogni genere.
Privo del suo assaggiatore,  Don Salvatore finisce tuttavia per morire avvelenato e Mimì inutilmente cerca le carte del defunto che non si trovano perché nella cassaforte c'è soltanto il ritratto, e per giunta burlescamente ghignante, del boss dei boss.
Ma a questo punto subentra la fatalità e la capacità di Mimì di indovinarla apparentemente coadiuvato dall’al di là da Don Salvatore e ad uno a uno i soci del gruppo, i grossi capi della camorra locale, perdono la vita, chi per naufragio, chi per uno scoppio vicino ad un cantiere edilizio per terremotati (e Mimì è sempre sul posto per indovinare dei numeri l’interpretazione anticipata degli accadimenti,  alternando numeri da giocare al lotto e avvenimenti), chi nella grande cella frigorifera dell'istituto di orfanelle (dove i quarti di bue stanno al riparo insieme alla droga d’importazione) da cui lo stesso Mimì esce illeso, ma praticamente surgelato.
Lo scontro finale è con Parente, l’avvocato superstite della banda, a cui Mimì consegnerà le famose carte in realtà esistenti ma da lui occultate, il quale verrà ucciso dall’amante, la moglie di Mimì, nel momento in cui essa apprende dal marito che fu proprio Parente ad ucciderle il padre. 
L’happy and ci mostra Mimì, che al posto della moglie si accusa, quale autore di delitto d’onore, dell’uccisione dell’avvocato Parente amante della moglie,  e che torna un carcere riverito e rispettato quanto il defunto boss dei boss che egli rappresenta.
Satiricamente, dobbiamo pertanto riconoscere che il film di Giancarlo Giannini, non recepito a suo tempo per insufficienza intellettuale e morale nella giusta misura, è uno dei più riusciti lungometraggi aventi per tema della Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata (cioè la Mafia madre), le mafie figlie più famose nel Paese preso per campione…Ndrangheta’, Camorra e Mafia propriamente detta. 
E sicuramente questa realtà criminale che quanto segue in un colpo solo eliminerebbe, è forse la ragione maggiore di resistenza in difesa del crimine, sulla cui cima troneggia il DELITTO DELLA CROCE  tra tutte le ragioni perverse le quali  impediscono che alla Suprema Entità Divina venga corrisposto, tradotto in dollari americani o moneta equivalente,  quando dovuto in tributi vari e penalità da versare sul Conto nazionale per l’attivazione dell’Organizzazione universale di Eguaglianza economica assoluta – Società per Azioni umane sulla Terra – istituita sul pianeta dal Principe, e sul Conto Nazionale per la Rinascita economica fondata sull’istituzione del Pubblico Registro dei Patrimoni e la corrispondente revoca dei vigenti regimi fiscali delle Nazioni.     
 

(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO  – Recensioni cinematografiche – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo. Pinterest/Pin It. “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

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