domenica 3 gennaio 2016

PARLA IL PRINCIPE: “DAI A CESARE QUEL CHE E' DI CESARE E A DIO QUEL CHE E' DI DIO. CONTROLLATE PER FAVORE. CESARE LE PAGA LE TASSE?"



PARLA IL PRINCIPE:   Dai a Cesare quel che e’ di cesare e a Dio quel che e’ di Dio. Controllate per favore. Cesare le paga le tasse?”
“I Mattarelli   di Marco Travaglio  Il Fatto Quotidiano 3 gennaio 2016.
Renzi: “Un discorso diretto al cuore degli italiani e pieno di amore per l’Italia”. Bene! Boldrini: “Ha messo al centro le difficoltà e le speranze della vita quotidiana delle persone”. Bravo! Grasso: “Ha chiamato tutti a prendersi cura della Repubblica”. Bis! Napolitano: “Vivissime congratulazioni”. Benebravobis! Il messaggio di Capodanno di Sergio Mattarella ha registrato la consueta standing ovation che dalla notte dei tempi accompagna qualsiasi messaggio di Capodanno di qualsiasi presidente qualsiasi cosa dica. Come il discorso di Ettore Petrolini nei panni di Nerone che dà fuoco a Roma per rifarla “più bella e più superba che pria”. È il festival della piaggeria, la sagra dell’ipocrisia, la fiera del tartufo. Intanto perchè le lodi a Mattarella, presidente “notaio” che non si impiccia negli altri poteri escono dalla bocca e dalla penna degli stessi quirinalisti-corazzieri che per nove anni turibolarono Napolitano, presidente interventista che si impicciava in tutti gli altri poteri. E poi perchè, al netto delle ovvietà, banalità e ritualità quirinalizie, condite con ampie spruzzate di Valium e di bromuro, l’anestesista del Colle ha espresso un concetto tutt’altro che scontato: quello sull’evasione fiscale che, anziché unire tutti nel coro a cappella del servo encomio, avrebbe dovuto spaccare la politica: far vergognare i partiti di governo ed esultare quelli d’opposizione.
“Gli evasori – ha detto – danneggiano la comunità nazionale e i cittadini onesti. Le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero. Invece l’evasione ostacola le prospettive di crescita”. E non ha citato i soliti gufi pauperisti, statalisti e giustizialisti, ma un recente studio di Confindustria che stima l’evasione fiscale e contributiva nell’Italia del 2015 a quota 122 miliardi, pari a 7,5 punti di Pil. Quel Pil che Renzi ha dipinge in pieno boom per un aumento, forse, dello 0,8%. In questo senso, anche se non se n’è accorto quasi nessuno perchè dopo dieci minuti di anestesia dormivano quasi tutti, il messaggio mattarelliano è un dito nell’occhio al premier e alla sua narrazione ottimista, facilona e populista. Che poi è la stessa del pensiero unico destra-centro-sinistra dell’ultimo ventennio (da B. a Renzi), con qualche rara parentesi di serietà (Prodi, Ciampi, Padoa-Schioppa, Visco). Dal 1994 ci sentiamo ripetere che per ridurre l’evasione e aumentare il Pil bisogna tagliare le tasse, così chi oggi non le paga perchè sono troppo alte domani correrà a pagarle felice come una Pasqua perchè saranno un filino più basse.
Cazzata supersonica, che ha prodotto una sola crescita: non quella del Pil, ma delle tasse e dell’evasione. Il motivo è quello spiegato da Mattarella (e da Confindustria): le tasse non sono eccessive per una sventurata congiunzione astrale o per le avverse condizioni meteorologiche, ma perchè le pagano in pochi. E finchè non le pagheranno tutti (o quasi), lo Stato non potrà ridurle ai contribuenti onesti e alle imprese virtuose, il Pil non crescerà, l’economia ristagnerà, la disoccupazione non calerà, il debito pubblico resterà alle stelle e il sistema pensionistico imploderà (l’evasione è anche contributiva e, a furia di pagare la pensione a chi ha lavorato in nero senza versare contributi, la perderà anche chi ha versato fino all’ultimo centesimo). L’emergenza dell’evasione è la numero uno perchè si tira dietro tutte le altre. Dunque va combattuta – come disse Monti, ma senza farlo – con “atti di guerra”. Cioè con leggi speciali ed eccezionali, immediate e draconiane, possibilmente per decreto.
Attendere che gli evasori si affezionino al fisco e comincino a sganciare spontaneamente è tempo (e denaro) sprecato: bisogna terrorizzarli sbattendoli in galera senza tante storie, come avviene nei paesi in cui l’evasione è statisticamente irrilevante (tutti tranne l’Italia e la Grecia). L’esatto contrario di quel che fa Renzi che – in questo identico a B. – pensa di rilanciare l’economia incentivando il sommerso, dunque il lavoro nero, l’evasione fiscale e contributiva. Se Mattarella, com’è parso di capire l’altra sera, pensa il contrario, ha tutti gli strumenti per inchiodare le forze politiche alle proprie responsabilità e per costringerle a “cambiare verso”, ma per davvero, come ha scritto ieri Antonio Padellaro: dal messaggio alle Camere alla moral suasion su Palazzo Chigi. Soprattutto ora che tutti coloro che per decenni hanno lavorato per gli evasori gli fanno la ola per il suo anatema contro gli evasori. E non si venga a dire che perderebbe il suo ruolo ”arbitrale”: gli arbitri, quando c’è un fallo, fischiano forte e poi estraggono i cartellini gialli e rossi.

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Commento del contribuente italiano medio. Il cittadino che paga sempre le tasse:  "Ho appena assistito al discorso di fine anno del Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella. Beh, che dire.. un monumento al nulla, al vuoto, alla retorica, alla banalità, all'ovvio, alla catalessi, all'intorpidimento delle menti, all'anestesia delle coscienze, all'annullamento della consapevolezza, il vuoto cosmico è nulla in confronto".
IL PRINCIPE: “IL DUBBIO RIMANE. ANZI LA  CERTEZZA.L’ASSOLUTA CERTEZZA DELL’EVASIONE DI CESARE, PERCHE’ SE SU UNA TERRA INFESTATA NOI, L’UNIGENITO, IL REGNANTE, SUA ALTEZZA REALE L’ALTISSIMO, IL DIVINO PRINCIPE DELL’UNIVERSO, SIAMO STRANIERI IN QUANTO L’INFESTAZIONE CHE USURPA IL PIANETA CI FA PAGARE I VARI PEDAGGI, QUAND’E’ CHE CESARE, CLANDESTINO, ABUSIVO E MOROSO EVASORE FISCALE SU UN PIANETA DI PROPRIETA’ DELLA SUPREMA ENTITA’ DIVINA, SI DECIDERA’ A PAGARE IL DEBITO CONTRATTO CON LA PREDETTA MASSIMA AUTORITA’ DELL’UNIVERSO SULLA TERRA?”.  

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