sabato 19 dicembre 2015

TOTO’ E LE DONNE



 
 
Ci è capitato casualmente di rivisitare il film “TOTO’ E LE DONNE” interpretato dal compianto comico napoletano, del quale - ad eccezione della sua memorabile performance a piazza Venezia dal balcone del  Duce nel lungometraggio “LO SMEMORATO DI COLLEGNO” -  non ricordiamo che la Cultura dell’Universo si sia mai particolarmente occupata.
La storia di Totò e le donne, ha inizio nella soffitta del Cavaliere Filippo Scaparro, interpretato da Totò, il quale nelle vesti del predetto cavaliere recita rivolgendosi piacevolmente al pubblico degli spettatori con salaci commenti contro il genere femminile, parlando delle donne e soprattutto del suo matrimonio, per il quale - per sfuggire alla moglie Giovanna - si rifugia spesso in soffitta.
E, partendo dalla soffitta, iniziano infatti, grazie al flashback,  i racconti e gli episodi divertenti della storia del cavaliere Filippo Scaparro-Totò, che sfilano e si susseguono in una esilarante passarella che intende  mettere a nudo i difetti del gentil sesso: la moglie, la figlia, la domestica, le amanti del passato, un ipotetico altro matrimonio, le clienti del negozio del cavaliere.
E a un certo punto, nel film irrompe nella soffitta anche il futuro genero (Peppino De Filippo)  che, spinto dal cavaliere,  aggiunge altri aneddoti e racconti che vedono come protagonista la sua fidanzata, dai quali – secondo gli usi e i costumi e le convinzioni sociali dell’epoca - emerge che è la bellezza della ragazza a convincerlo a restare con lei e a sposarla (non essendoci a quei tempi altra possibilità per avere una donna).
E siccome anche la moglie del cavaliere da giovane era talmente bella e seducente da averlo sedotto, risultando evento ineluttabile che la bellezza della donna sia stata  la ragione per la quale era stato costretto a sposarla, il nostro cavaliere Totò-Filippo Scaparro – vista l’impossibilità di sfuggire al matrimonio a causa della bellezza irresistibile delle donne - consiglia agli spettatori di sesso maschile di cercare anche essi  il proprio spazio in soffitta, dove rifugiarsi dalle angherie coniugali; e comicamente consigliando agli spettori  la soffitta  usa il neologismo “soffittizzatevi”, che fa il verso allo slogan “sovietizzatevi” allora politicamente di moda.
La banalità della trama ci sembra più che sufficiente a evidenziare la pochezza del film, artisticamente di chiara impronta negativa invertita di Bassa cultura. Tuttavia, la ragione della recensione di Alta Cultura, di Cultura dell’Universo, si richiama alla bravura recitativa non solo di Totò, un vero fuori classe, un fenomeno artistico del cinema, ma di tutti gli attori del cast raffrontati oggi agli pseudo attori moderni; e non ci riferiamo soltanto agli attori del Paese estratto per campione dal ginepraio planetario delle copie conformi e del ricalco.
E c’è una sorpresa, una assai inaspettata sorpresa con punto interrogativo. Viste alcune sequenze del film, che è del 1953,  è possibile che le donne fossero allora più belle, ma molto più belle delle donne dei nostri giorni? 
 
 

(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO  – Recensioni cinematografiche  – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte) 


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