domenica 27 dicembre 2015

STORIE PAZZESCHE




 
 
Candidato agli oscar 2015 come miglior film straniero, il lungometraggio di produzione argentina “STORIE PAZZESCHE”(storie selvagge) ricalca alla lontana ma con una nuova voce più che una eco, la moda dei film multi storie a episodi del cinema italiano; ed ecco che un artista si vendica delle persone che secondo lui gli hanno fatto del male, riunendole su un aereo destinato a precipitare; un gangster incontra  per caso in un diner la figlia di una delle sue vittime; un banale diverbio fra automobilisti si trasforma in un massacro con un finale grottesco da delitto passionale; un ingegnere vittima della burocrazia e delle multe trova il modo di vendicarsi; un incidente automobilistico dà il via ad una gara tra avvoltoi e infine  un matrimonio da favola finisce tra gli insulti e i ricatti.
STORIE PAZZESCHE, tipico esemplare del nuovo cinema argentino, vorrebbe forse far riflettere sui tempi moderni di cui la commedia all’italiana, perduti gli interpreti di allora - i mostri sacri dell’epoca -  i vari Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Totò, Marcello Mastroianni, Albertazzi, e via dicendo, non trova più alcuna ragione di essere.
Storie pazzesche è pertanto un ottimo esempio dal lato commerciale (ma non privo di cura artistica) del nuovo cinema argentino e riflette sui mostri della modernità, i tutti o i nuovi tutti secondo gli ingenui sognatori del cambiamento della modernità,  lasciandosi dietro un retrogusto amaro.
L'imprinting della commedia all'italiana è accentuato, ma rispetto ai film comici a episodi prodotti in Italia in tempi recenti, Storie pazzesche rimane saldamente ancorata alla realtà del paese che racconta; e tanto i dialoghi quanto le svolte narrative mantengono un occhio alla contemporaneità e un orecchio al vero modo di esprimersi degli argentini, ignorando ovviamente che in un mondo di copie conformi la realtà è ovunque e dovunque la stessa.
Lo stile grottesco e la violenza in chiave satirica risulterebbero un toccasana per la noia di Tarantino e, attualissime, comparirebbero talune volgarità d’impronta yankee hollywoodiana, dove tuttavia il film riesce a imporre una propria identità originale filtrando le influenze commerciali e i beneplacito dei precedenti e dei richiami al passato.
E il fatto che scoprendola per quel che è e non per quel che si vorrebbe fosse, si fotografi senza veli quel potere di compressione di una società basata sulla sopraffazione e sulla disparita economica - accompagnata e sostenuta dalle banali lamentele qualunquiste dei tutti, aborti e i rifiuti umani del pianeta, dai vacui richiami a correggersi e dalle  prediche lamentose papali e di altre autorità gravemente responsabili coinvolte dalla causa, la Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di ordine sociale, e pertanto e/o di conseguenza eccetera eccetera - è in fondo, nell’incapacità totale di movimento, un piccolo passo in avanti nella stasi generale dello scellerato retromarcia e del segnare il passo dello scibile d’impronta negativa invertita.
I ritratti degli animali della giungla, che accompagnano i titoli di testa, raffigurano in modo assai eloquente le prediche, le lamentele, le prese d’atto , le responsabilità e i coinvolgimenti in prima persona delle autorità adeguatamente preposte al dominio del giungla planetaria.
Buona l’interpretazione degli attori, a cominciare da Ricardo Darin, l’ingegnere ribelle, in un cast che i Tolomeo della Bassa ci dicono riunisca il meglio del talento argentino; e meglio che niente si può dire di una ironia e degli spunti polemici forzatamente messi in evidenza tanto per mostrare che ci sono.  
Perché perfino la colonna sonora - composta e arrangiata da Gustavo Santaolalla, che fa da contrappunto tragicomico alle vicende grottesche, con excursus nel pop, da Flashdance a Lady lady lady, evincendo musicalmente il mosaico di contemporaneità raffazzonata, balbettante, belante,  nella reiterazione ossessiva di se stessa, immutabilmente immutabile, nell’iter del Male perfetto fondatore, formatore e gestore delle Copie conformi e del ricalco; colonna sonora dolorosamente realistica soprattutto quando vira verso i toni della farsa, del pulp e del kitch – non fa che segnare il passo  come una serie televisiva o una soap opera o retrocedere incapace di andare avanti verso l’acronimo unitario dell’Universo, il futuro.
Eppure, da lassù a quaggiù, su una terra infestata dal germe del male, la Disuguaglianza economica,  su un pianeta in cui il Principe - che ne è il legittimo proprietario -  per bocca e volere della Suprema Entità Divina vi ha rigorosamente istituito l’Organizzazione universale di Eguaglianza Economica assoluta, la Società per azioni umane sulla terra, c’è un solo passo da compiere. Il passo della vita. E  l’altrove, il restante, è lo strafondo, il precipizio della perpetua morte...   
 
(S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche - ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte) 



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