martedì 24 novembre 2015

LO SCIACALLO



 
La regia del film è di Dan Gilroy e gli attori coinvolti sono: Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Bill Paxton, Anne McDaniels, Ann Cusack,  Kathleen York,  Kevin Rahm,  Eric Lange, Riz Ahmed, Jamie McShane, Michael Hyatt, Jonny Coyne. L’anno di produzione è il 2014.
Lou  non riesce a trovare lavoro. Un giorno assiste per caso a un incidente stradale dove sul luogo della disgrazia vede arrivare il solito esercito di paparazzi e di giornalisti ed ha allora un’intuizione: si procura una videocamera, comincia a filmare e, da quel momento, il suo lavoro diviene il trascorre le notti cercando di essere il primo a correre sui luoghi delle emergenze, per riprendere le scene più cruente e vendere il materiale ai network televisivi.
Il successo dei suoi servizi e la sua scalata allo scoop lo rendono  sempre più abile e spietato, fino ad arrivare, per mettere a segno i suoi scoop sensazionali,  a prevenire i fatti criminosi e in qualche modo a orchestrarli, a pianificarli,  arrivando prima della polizia e dei soccorsi sui luoghi teatro delle tragedie e dei crimini, riuscendo perfino a  filmare criminali e assassini nell’atto di compiere i delitti, in piena flagranza di reato.
Dopo aver praticamente influito sulla morte del suo unico collaboratore, il quale viene ucciso da un criminale in fuga inseguito dalla polizia, amplia la propria attività creando una propria azienda con diversi operatori che egli addestra e specializza nella ricerca spietata e senza scrupoli degli scoop.
E, soffermandoci un attimo a riflettere, non sfugge come ne emerga il dubbio che forse lo sciacallaggio mediatico che deliberatamente e senza scrupoli ha per unico obiettivo la ricerca spietata del crimine e della disgrazia sensazionale che ne evince  la propria  ragione di vita, ne sia il mandante.
E che, di conseguenza, nel circolo vizioso stabilito dal cerchio chiuso dell’alfa e dell’omega, altrettanto possa dirsi del consumo degli scoop.
Dal che lo sciacallaggio mediatico che ricerca lo scoop, attivandolo, promuovendolo,  creandolo ad arte, non è forse lo stesso dell’inerme spettatore, il parassita, il   tossico dipendente consumatore degli scoop?           
Questa volta ci è doveroso riconoscere che il titolo dato al film è perfetto.  Routine e banale trasposizione in un filmato dello sciacallaggio istituzionale praticato dai media che, come ogni attività parassitaria e criminale dello status usurpatio, ne è la connotazione fondamentale, l’unica,  e la  ragione unica della propria esistenza.
Dopo la prima impressione, non si ha forse la certezza nell’assistere al diluvio dei servizi mediatici che ci vengono quotidianamente rifilati, come il tutto risulti concepito, preordinato e orchestrato dalla Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di Ordine sociale e pertanto e/o di conseguenza governata, legiferata, amministrata, giudicata e rappresentata dai peggiori aborti e rifiuti umani presi per campione dal campionario perverso delle copie conformi e del ricalco, e pertanto e/o di conseguenza perfettamente incapaci di intendere e di volere nell’esercizio delle proprie funzioni di cui, difatti, giuridicamente non rispondono delle azioni ed omissioni compiute?         
E  oltre agli operatori mediatici e ai re e ai capi seduti sul trono, e oltre a tutti i politici e i ducetti seduti in poltrona in parlamento e a coloro che li votano, lo sciacallo, protagonista del film, non è forse anche il tossico dipendente seduto in poltrona davanti alla tivù, alla radio o con il giornale in mano?
Ma non basta. C’è ben altro andando alla fonte del tutto. Parliamo di diritto, di legge, di legalità, parliamo di giurisprudenza del lavoro. Se l’attività dello sciacallo  parassita operatore mediatico viene considerata lavoro, mentre quella dello sciacallo  consumatore seduto in poltrona ricreazione, e altrettanto avviene nel campo dello spaccio propriamente detto, quello della droga propriamente detta o di altre attività al limite tra il lecito e l’illecito, dove chi spaccia, ruba, ammazza  o si prostituisce lavora e chi compra e consuma si ricrea, non vi sembra che ci sia qualcosa che non funziona, ovvero che funziona troppo bene in conformità alla Criminalità consuetudinaria socialmente organizzata presso ciascuna Nazione nella peggiore forma possibile di ordine sociale  e pertanto e/o di conseguenza eccetera eccetera eccetera?    

 

 (S.V. “IL CINEMA SECONDO LA CULTURA DELL’UNIVERSO – Recensioni cinematografiche –”  A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)

Nessun commento:

Posta un commento