lunedì 31 agosto 2015

LAURA MONICA GRACIELA



Non so se faccio bene
a chiamarti
con il tuo vero nome.
Non ti ho
nemmeno
chiesto il permesso.
Per evitare
che ti riconoscano,
posso allora chiamarti...
amore?

DIRETTA LIVE (S.V. “PENSIERINI DELLA BUONA NOTTE – Poesie per sognare – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)










domenica 30 agosto 2015

QUANDO

Agli albori del giorno
la pallida luce dell’alba
si diffonde tra la nebbia
di un mare risveglio d’azzurro
tu sei già li ad aspettarmi
sull’arenile sabbioso
abbandonato dall’onda
tu visione fugace
della breve estate
che fugge.
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sabato 29 agosto 2015

LENTAMENTE



Ti volgi verso il fuoco avvampante
verso il mio sguardo rovente
verso il calore del sole
sulla tua pelle
e lentamente
mi guardi…

DIRETTA LIVE (S.V. “PENSIERINI DELLA BUONA NOTTE – Poesie per sognare – ” A full rights reserved Copyright © by Collezione Opere di Cultura dell’Universo, di Letteratura, Scienze e Scrittura creativa. Vetrina: Blog di Sergio Valli    http://vallisergio.blogspot.it/  Official Page Facebook: “Sergio Valli Roma”. Twitter: “Sergio Valli @Universalesimo”. Pinterest/Pin It.: “Bacheca: Blog di Sergio Valli”. Archivio: www.Radioland.it  N.B. E’ ammessa la riproduzione anche parziale dei testi purchè ne venga citata la fonte)



IL MODELLO DI DONNA

 


Quale sarebbe oggi il modello di donna da seguire?
Guardiamoci intorno e le cattive notizie ci arrivano addosso come  inesorabili schizzi di…sempre quella. La madre della Terra. La nobile sostanza degli stronzi.  Materia prima gestita dai sintomi Evidentisti, Disconoscimentisti e Travestitisti del Male Perfetto, che alimentandoli viene a suddividersi nei vari comparti del Corpo socio economico negativo invertito.  E allora?
Quanti bambini sarebbero sopravvissuti sul pianeta Terra fuori dall’utero della madre, se questa – costretta da particolari situazioni sociali ed economiche prodotte dalla Criminalità Consuetudinaria Socialmente Organizzata – non li avesse fatti sparire con disperazione e incoscienza inaudite nello scarico del gabinetto, o avesse comunque cercato di farlo?
E in questo momento ci arriva la bella novità che anche gli elettrodomestici di una certa capienza, possono all’occorrenza essere utilizzati allo scopo da donne disperate:  “Partorisce e getta bambino nella lavatrice. Una donna moldava che ha partorito un bambino, poi trovato morto nella lavatrice di casa a Carpi, nel Modenese, è ora accusata di omicidio e occultamento di cadavere”.
Nonostante gli studi dell’Unicef, è difficile arrivare a stabilirne una somma anche se approssimativa, pensava Ornella, molto esperta sull’argomento “bambini” quale amorosa madre di sette figli: a volte il feto si presenta ben sviluppato e ben nutrito, il cervello intatto, facendo presumere che con una sufficiente assistenza medica avrebbe raggiunto il pieno sviluppo fisico  nel corso del tempo, le manine avrebbero imparato  ad afferrare l’aria, le gambette e i piedini a flettersi e i grandi occhi limpidi e innocenti a muoversi; e più tardi la bocca avrebbe proferito la sua prima parola: mamma.  La sua assassina!
Dobbiamo perciò andare alla ricerca del modello opposto di donna e di madre, senza spingerci troppo lontano. Anzi, non dobbiamo muoverci di un millimetro perché il modello ce lo abbiamo esattamente qui, accanto a noi.    
 “Rileggetevi la storia”, ci dice Adele, esibendo quel modello femminile che racchiude in se e assomma in una osmosi radiosa e illuminante, ogni particolare qualità personale di Ornella e delle Tre Grazie: “Non immaginate nemmeno cosa vuole la gente, l’insieme degli asini come voi. Più il prodotto è orrendo e fa schifo e più la gente lo vuole e smania perché glielo procurino, pronta a pagare il prezzo più alto. Nell’ignoranza dilagante, limitarsi alle opere classiche della Cultura Bassa dove, nell’horror in espansione progressiva dei più illustri NON SAPEVANO NEPPURE DOVE ERANO MESSI, come vi è stato ampiamente spiegato si salvano a mala pena soltanto William Shakespeare e Dante Alighieri, non sarebbe sufficiente.
Quindi, andiamo oltre, ma all’indietro, fino ai tempi in cui in ossequio al volere della codifica Geinove Negativo, l’antica Roma risultava usurpata dal Male Perfetto, esattamente come la Roma moderna.
Nel protempore spaziale non vi è nessuna differenza tra i Cesari di Roma, i duci di allora e i successivi, e i ducetti delle dittature aperte moderne. I triunvirati si susseguono e si sono storicamente susseguiti, come triangoli di un amore promiscuo la cui evoluzione, nell’iter in progress della caverna, è l’ammucchiata cavernicola.  
Osservate il Colosseo, non quello di oggi affollato di turisti. Quello dell’antica Roma, l’originale, il vetusto,  gremito di spettatori festanti seduti sulle gradinate dell’arena. Gente comune del tutto simile ai turisti moderni, la quale seguendo la moda di allora amava andare a vedere le persone fisiche simulate umane costrette ad ammazzarsi tra loro. Antichi aborti e rifiuti umani che godevano nell’assistere agli spettacoli più crudeli e disdicevoli.
Non lo troverete mai in nessun libro di storia, ma si facevano combattere all’ultimo sangue, armati di fottute spade, perfino dei bambini innocenti. E, come intermezzi burleschi, negli intervalli si facevano entrare nell’arena dei ciechi i quali, poveracci, prendevano botte, calci in culo e sciabolate da tutte le parti, senza sapere da dove arrivassero, tra le risate, gli schiamazzi  e gli sghignazzi del pubblico festoso che di questi intervalli con ciechi presi a botte, spadate e calci in culo, ci andava matto. Quel pubblico del cazzo che è lo stesso di oggi e di ieri e dell’altro ieri e di domani e di sempre. Perché nulla cambia, ma tutto si ripete”. 
Accantoniamo pertanto il modello della disperazione o quello dell’esibizione festosa in prima pagina,  sullo schermo o sulla bocca del pettegolezzo mondano, dei vip al femminile, modelli negativi invertiti  di gran lunga peggiore il secondo del primo.  La loro osmosi evince quel modello negativo invertito che oggi, sulla Terra, per effetto della presenza di Adele, di Ornella e delle Tre Grazie, si fa obsoleto e da accantonare, perché caduto in prescrizione, rimosso e cancellato.
E dunque?
L’Iddio dell’Universo, il Dio assoluto, è la Madre, la Madre Sublime, la Madre  Suprema, la Madre Che Vive; e conseguentemente, Adele, Barbara, Agnese, Giovanna e Ornella, vengono a costituire, nel Segno di Roma quale Città dell’Universo sulla Terra e quale futuro modello di società moderna, quell’esempio magistrale positivo rivoluzionario che sostituisce il tradizionale insieme, di connotazione negativa invertita, fornito dai sintomi campione in vetrina nei vari percorsi e meandri del corpo sociale in decomposizione irreversibile nel mondo obsoleto della Vecchia Terra, cioè nell’Immondo, nel Mondo alla Rovescia discendente dal Male Perfetto, come detto e ridetto e stradetto, confermato, riconfermato e straconfermato, caduto in prescrizione, rimosso dall’Universo e assegnato alla cancellazione. 
Ma ora, la nostra interlocuzione non tarda a farsi sentire.
Interlocutrice terrena: “Quindi, Radioland funziona nuovamente. Oggi è ancora peggio di ieri....pioggia, grandine e vento. E’ una vera goduria...io non so' se pulire a fondo la casa,  guardare la Tv, oppure, cosa più probabile, mettermi al p.c. fino a perdere la vista. Comunque, tutte cose che rincoglioniscono. Le nostre fanciulle almeno ti tengono compagnia, e tu, con il tuo carattere di combattente, te la batti con la pulzella! Guardo fuori la finestra e…to’!: uno spiraglio di sole! Ma allora tutto cambia. Mi  metterò davanti alla Tv, farò le pulizie a fondo, oppure mi metterò al p.c. con quel che segue. E’ un vero spasso! Ciao, ti abbraccio con affetto. Un bacio alle fanciulle e a dopo...”.
Replica. Si, ti confermo la riattivazione di Radioland. Non sento un gran che freddo restando a casa con i termosifoni accesi, quando la neve è soltanto il ricordo di una cartolina d’auguri natalizi o di capodanno. Cosa pensano Adele, Ornella e le Tre Grazie del freddo? Loro  vengono dall’Universo,  dove la Primavera e l’Estate vi imperano perenni, quindi puoi immaginarlo. Le buone nuove che ci chiedi, se saprai cercarle, potrai  trovarle nell’articolo-racconto NEL SEGNO DI ROMA  in pubblicazione da domani, 8 febbraio, ma forse anche nei successivi elaborati di Cultura dell’Universo. Grazie per gli occhiali da sole, ma ce li abbiamo già. Dsui-osder-a-sau...
P.S. Non ti abbiamo sentito una sola volta salutarci utilizzando l’acronimo unitario dell’Universo. Devi imparare a farlo... 
Interlocutrice terrena. “Non so neppure di cosa parli quando mi chiedi di salutarvi con l’acronimo unitario. Ma cos’è? Ora vado su Radioland a cercare la vostra ultima opera, poi vi farò sapere. Oggi brilla il sole, ma mi dispiace che tu debba usare gli occhiali da sole nascondendo i tuoi occhi verdi bellissimi, ma...pazienza. Ti saluto con tanto affetto e mando un bacio alle Fanciulle…”
Replica. Non ci spieghiamo come mai tu non conosca l’acronimo unitario dell’Universo. Secondo Adele, dipende dal fatto che non solo tu “non capisci un tubo”, ma non ci leggi. L’articolo-racconto NEL SEGNO DI ROMA, che doveva essere pubblicato oggi, non è stato ancora inserito da Radioland e non ne sappiamo il perché.  Dsui-osder-a-sau e a più tardi...
Intanto, poiché nel Paese Campione si avvicina il tempo di elezioni che corrisponde esattamente al tempo dei bari da eleggere in parlamento, troviamo anche il tempo di informarci, e ne diffondiamo pertanto pubblicamente la notizia, che un baro è un capoclan, un pezzo grosso nell’ambiente mobile degli zingari, che a differenza di quanto si pensi comunemente, non è poi così diverso dall’ambiente immobile di quelli che nomadi non sono. Tanto è vero che in questo Mondo delle Copie Conformi e del Ricalco, tra bari, ladri, assassini o tra falsi, se la intendono alla grande. Da dove è uscito il detto planetario: cane non morde cane?
Ma torniamo a noi.   
Interlocutrice terrena: “Dire che non vi leggo è proprio  sbagliato. Devi dire ad Adele che sono leggermente offesa. Forse, devo andare a rileggere qualcosa, per vedere se riesco a capire almeno “mezzo tubo”,  simile o uguale. Qualcosa dovrei aver capito, correggimi se sbaglio ancora…aiuto! Vi abbraccio con affetto e buona serata…smack!
Replica. Smack? Bacione? Schiaffone? Disambigua, altrimenti non siamo sicuri di ciò che ci arriva!
Radioland non può inserire nuovi articoli, ha segnalato a Google di aver “ripulito” il sito dai virus e attende l’autorizzazione a riprendere il proprio lavoro, il che significa che NEL SEGNO DI ROMA  per il momento non può essere pubblicato. Ci avresti trovato la spiegazione sull’acronimo unitario, ma potrai aggiornarti quando Radioland lo inserirà, speriamo presto. 
Non prendertela con Adele! Lei è fatta così e - d’altra parte -  è lei l’insegnante e si sente sempre in dovere di richiamarci alla massima attenzione. Ad ogni modo, la significazione esatta dell’acronimo unitario (che è stato inserito nel Glossario di Cultura dell’Universo aggiornato al biennio 2013-2014) ) potrai trovarla anche nel nuovo Universalesism News, il primo del 2013,  che stiamo ultimando in questi giorni, sperando che non si debba attendere la conclusione delle elezioni. Dsui-osder-a-sau...(io non dimentico mai di utilizzarlo, altrimenti Adele...).
Adele mi guarda con quel suo misterioso sorriso alla Gioconda, si siede di fronte a me e si mette in posa accavallando le sue bellissime gambe: “Ecco sono pronta”.    
Pronta per cosa?, mi chiedo.
Nessuno sulla Terra lo è mai. Pronto. L’unica certezza è la morte che pure coglie tutti di sorpresa. I mortali, certo, che cercano disperatamente di non pensare mai al traguardo che li attende.  
Interlocutrice terrestre: “Hai voglia a piangere ! E’ una stagione disperata  che ci farà ricordare Zeman per sempre. Vi abbraccio.   Dsui-Osder-A-Sau...”
Replica. Oggi è il cielo che piange a dirotto, e Barbara - che deve essersi arrabbiata per l’ennesima partitaccia della squadra di calcio dell’Universale - si è scatenata su Roma con fulmini e saette per cui niente passeggiata. Mi sono ritrovato in mezzo a una bufera di pioggia, vento e temporale, mi è volato via il berretto, mi si è rotto l’ombrello a causa delle violentissime folate di vento e sono dovuto rientrare a casa per cambiarmi. Ci ho riprovato con giubbotto impermeabile, cappuccio e senza ombrello, ma sono dovuto rientrare a casa definitivamente, bagnato come un pulcino.   Niente da fare.
P.S. Vedo che finalmente fai uso dell’acronimo unitario. Adele ti ringrazia personalmente,  offrendoti una... bellissima rosa primaverile.   Dsui-osder-a-sau...
E riprendo a pensare. Pronta per cosa? Prendo una sedia e mi siedo di fronte alla nostra meravigliosa eroina.  
Interlocutrice terrena: “Mi voglio prendere il tempo per dirti qualcosa su  "Il Segno di Roma".  Voglio rileggere per capire bene quello che sto' leggendo....non voglio fare brutta figura con le Fanciulle. Credo, però, che sicuramente sia molto interessante...e spero di passare gli esami. Lo abbiamo aspettato tanto e voglio godermene la lettura. Vi abbraccio e a dopo........Dsui-Osder-A-Sau.
Replica. In relazione al nostro colloquio telefonico, cercherò di coinvolgere Adele, affinché risponda in prima persona ai tuoi interrogativi.
Trascendenza. Ecco la parola giusta evincente con il Segno di Roma il tema dell’odierna lezione.  Tu credi in molti periodi dell’Articolo-racconto IL SEGNO DI ROMA di ritrovare cose che già pensi di sapere, semplicemente perché in realtà sono state riprese dai nostri colloqui computerizzati, ossia tramite mail, quindi eccoti la disambiguazione generale  riguardante il tuo primo interrogativo.  Non a caso l’argomento “calcio”, così popolare e diffuso nel corpo sociale, lo ritrovi in un contesto che illumina resuscitando un Primo Cristianesimo negativizzato, rovesciato e fatto proprio dal contesto negativo invertito; processo ampiamente trattato e chiarito nell’articolo-racconto.
I tifosi contro corrispondono infatti ai cristiani contro, i quali credono (sedicendo) di affermarsi tifosi appassionati che vanno alle partite e si riuniscono tra loro proclamando la propria fede “calcistica”, e cristiani osservanti i dettami religiosi discendenti dal Delitto della Croce, i quali sbandierano la propria fede religiosa e ne esibiscono platealmente i rituali, entrambi nei fatti falsi, entrambi antiromanisti e anticristiani, perfettamente.
La seconda e terza disambiguazione coinvolge la platealità del tutto: la Sedicenza.
Nel gioco del calcio non serve esibirsi proclamandosi tifosi della squadra della Città dell’Universo, se lo si è lo si è e basta, non serve altro. E allo stesso modo nella cristianità, ove l’esibizione ne dimostra la negativizzazione e il rovesciamento, vale a dire l’Anticristianità manifesta, ovvero la manifestazione dell’Anticristianità.
Il corpo sociale ammalato è un corpo biologico usurpato dal male (lo status usurpatio), in cui chi guarisce non ha alcun bisogno di dichiararlo, ma non deve fare altro che esserlo, se mondato, anzi deve difendersi nascondendo la propria riacquistata sanità se il contesto permane patologico, per non essere ricontaminato e riassorbito dal mucchio morboso.   
Il Primo Cristianesimo, prima del Delitto della Croce, ossia prima ancora di essere crocefisso e mistificato, annunciava il suo ritorno. “Dov’è che ti manifesterai?”, chiedevano i suoi discepoli. “La dove si radunano gli uccelli, io sarò”, rispondeva l’Abbattitore del Tempio e, ampliando il discorso introducendovi l’avvento dello “Spirito della Verità”, specificava: “Egli, vi condurrà in tutta la verità, perché non parlerà del suo, ma vi dirà tutto ciò che avrà udito”.  
Quindi internet, la Rete,  cos’è oggi, se non l’immondezzaio dove i rapaci volanti si radunano per il proprio pasto famelico? E Adele, Barbara, Agnese, Giovanna e Ornella cosa sono se non quella Voce udita e resa pubblica? 
Come vedi, il logos, il discorso, è ben più profondo, difficile e complesso di quanto ti possa apparire in un primo tempo. Ma è questa la Lezione di oggi (te lo abbiamo spiegato e ora lo te lo rispieghiamo) la Trascendenza. E, forse, queste poche parole, secondo Adele, dovrebbero per il momento bastarti, e soprattutto aiutarti, Nel Segno di Roma, nello studio approfondito dell’articolo-racconto  Il Modello di Donna” e di tutto ciò che lo precede e  lo seguirà.  Dsui-osder-a-sau...            
Adele interviene per confermare le mie parole. “E’ esattamente così”, ci dice. 
Resta ancora seduta di fronte a me, bellissima, eterea e allo stesso tempo squisitamente carnale. Una dea irraggiungibile.
Interlocutrice: “Sono ancora tante le cose che vorrei chiederti. Nel Segno Di Roma,   è veramente l'Apice dei tuoi Racconti. L’ultimo articolo mi ha aperto un mondo di emozioni. Io leggo i tuoi scritti da quando fondasti lo Stato dell’Universo sulla Terra organizzato in azioni umane, la loro parità economica, prima  cosa per arrivare all'Universalesimo ........perfetto . Non avrò capito tutto, ma quello che ho ricordato è quello che predicavi 30 anni fa'. Il tuo "Sogno"  che se si avverasse, sarebbe il mondo perfetto! Hai fatto bene a riportare  una infarinatura di ciò che ci spieghi da qualche anno, perché tutto mi è tornato alla mente. Ho capito l'importanza e il perché' della presenza di Ornella, di  Adele e delle  Tre Grazie, che cercano in tutti i modi di farci capire. Io non vorrei far parte della classe di asini, ma purtroppo per quanto mi sforzi...Ho letto la spiegazione e l'intenzione del saluto Dsui-Osder-A-Sau.  Mi sei piaciuto tanto, e stasera ci sentiremo per telefono. Sono orgogliosa di far parte delle tue conoscenze. Sei un grande! E allora Dsui-Osder-A-Sau…”.
Mi accingo a replicare, rimproverandola dei suoi insistiti aggettivi meliosi che dovrebbero gratificarmi, ma non mi gratificano affatto non essendo io negativo invertito come gli aborti e rifiuti umani della Terra, avvertendola di far presto a rileggere, approfondendo, l’articolo-racconto Nel Segno di Roma, perché sicuramente gli aborti e i rifiuti umani campione ci scateneranno ancora contro gli hacker fino alla conclusione delle Elezioni, quando…ecco, all’improvviso, una interferenza che ci coglie di sorpresa.
E’ una seconda, inaspettata,  interlocuzione terrestre:  “Come vanno le cose? Tutto procede come di consueto? Per quanto riguarda Radioland c'era stato il problema che il sito era letteralmente sparito. Ma ora, per fortuna, è stato ripristinato e ho visto che anche il Notiziario ultimo è stato pubblicato. Qui, tra Papi che si dimettono e politici che vogliono invece rimanere attaccati alle poltrone, non se ne può più! Beh, almeno finora abbiamo evitato la neve! In attesa della famigerata cena, ti mando un caro saluto “.
Replica alla seconda interlocuzione. Le “cose” vanno, con la speranza di essere noi a decidere come debbano andare, e non ci si trovi invece in una specie di mostruosa autogestione cibernetica di cui si sia dolorosamente la componente passiva, ossia mera sudditanza robotica. Bè, il nuovo Notiziario, il n.1 del 2013, non è stato ancora pubblicato, ma forse tu ti riferisci all’articolo-racconto NEL SEGNO DI ROMA che finalmente, risolti per il momento (ma tra poco ci aspettiamo altri attacchi) i problemi tecnici di Radioland, ha visto la luce. La propria luce ovviamente. Il contorno è una vecchia Terra in fase di rottamazione e non di un ennesimo riciclo in un contesto cosmico altrettanto rottamato che, assieme, attendono di percepire la propria (globale) cancellazione definitiva, i cui avvenimenti annuncianti la prossima fine, che tu saggiamente hai colto, ne sono la testimonianza più efficace. 
Ebbene si, siamo sempre in attesa della famosa cena, certi comunque che non sarà quell’ultima (ricalcando il Primo Cristianesimo) che le avvisaglie odierne ci prospetterebbero. Noi aspettiamo semplicemente il giorno. A presto...
E la finisco lì, dicendomi che tuttavia, quando mi parlano di cene, ancora memore di quell’ultima, non mi ritrovo mai molto lucido.
Una volta, per esempio, stavo per accettare l’invito di un prete, quando questo mi fa: “Io li invito a cena i bambini, ma non sono mai stato con un bambino in vita mia, chiaro? Mi piace solo guardare. I bambini sono così teneri…”, ed io, istintivamente, gli rifilo un cazzotto in bocca che lo stende e gli fa volare via tre denti tutti in una volta.
Bisogna stare molto attenti prima di invitare a cena uno come me.  E infatti,  sempre a proposito di cene, c’è quella mia amica ricercatrice informatica, che si è candidata per accompagnarmi al mare, a Ostia, la prossima estate, e mi dice che sta contando i giorni, la quale mi aveva chiesto (dato che mi crede uno pratico del posto) se conoscevo dove andare a cena a Ostia per mangiare del buon pesce, ed io -  ricercandolo su internet, cosa che avrebbe potuto fare lei stessa - le avevo dato un  dépliant di un ristorante che pratica offerte nel senso. Lo ricordate? Mi è capitato di parlarne spesso della ricercatrice informatica nei miei racconti. Ebbene, l’altra domenica sono andato a pranzo in un ristorante di Ostia, e un paio di giorni dopo, raccontandoglielo, le ho chiesto della sua cena a base di pesce e lei mi ha risposto  che, purtroppo, “non ce l’avevano portata”. Chi?, vi sareste chiesti anche voi, giusto? E come me sareste arrivati alla inevitabile conclusione: i cattivi. I cattivi certo. I cattivi non hanno voluto portarla a cena a Ostia.  Perciò: “Ti ci porto io ”, le dico istintivamente per confortarla. Io, il cavaliere azzurro, il cavaliere romantico, il cavaliere senza macchia, il cavalier servente, fate voi. E lei mi risponde: “E come faccio a trovare il tempo? D’estate è un’altra cosa, ma in questo periodo c’è mio marito che mi sta sempre addosso. Adesso, per esempio, è già da un’ora che sta’ li fuori, sulla strada, in macchina, ad aspettare che io finisca il turno, e mi controlla”.
Voi cosa avreste fatto? Io lo stesso, cioè idem, pur senza patate. Mi defilo alla grande.  
Replica alla prima interlocuzione. Evita di utilizzare a sproposito le parole “perfetto” e “perfezione”, quando non ti riferisci allo Spazio Finito, ossia al Mondo obsoleto, all’Ordine cosmico negativo invertito e alle sue componenti, ma vorresti anzi riferirti al suo contrario: lo Spazio Infinito, l’Universo, l’Organizzazione universale di Eguaglianza Economica assoluta…la Società per Azioni Umane. Altrimenti reitereresti l’errore grossolano della Cultura Bassa, a cui ricorrono i negativi invertiti per nascondere la propria identità in ogni occasione in cui non si potrebbe più evitare di esporla alla luce, trincerandosi nei famigerati “Purtroppo siamo imperfetti”, “la perfezione non è di questo mondo”, eccetera eccetera eccetera, compreso l’aforisma ”Errare umanum est, perseverare autem diabolicum, et tertia non datur” dei latini (errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa) – che richiamandolo alla memoria Adele coglie adesso l’occasione per indicarci nell’ultima possibilità che diventa la prima e l’assoluta (evincendo l’ERRARE DISUMANUM EST  della Cultura Alta) e che ci spiega anche i vari “Io sono il terzo, io sono l’ultimo che diviene il primo, beati gli ultimi, ecc.ecc.”, del Primo Cristianesimo -  imputando paradossalmente al loro Dio, da essi definito Essere Perfetto,  di creare imperfezione.
La Cultura dell’Universo, espone apposite lezioni significative sull’argomento, la cui spiegazione si evince alla base di ogni suo insegnamento.
La perfezione è infatti esattamente di questo mondo, così come lo è della Morte rispetto alla Vita, vale a dire del cerchio chiuso labirintico dell’Alfa e dell’Omega, lo Spazio Finito, rispetto all’esterno reale proteso verso l’infinito.
Ed esattamente perfetti si evincono, infatti, i negativi invertiti, i ripetitori androidi, le persone fisiche simulate umane, gli aborti e rifiuti umani, le copie conformi, gli analfabeti intellettuali,  i falsi biologici relativi e via dicendo, concetti perfettamente conformi alla propria significazione, per cui i negativi invertiti, i ripetitori androidi, le persone fisiche simulate umane, gli aborti e rifiuti umani, le copie conformi, gli analfabeti intellettuali, i falsi biologici relativi  eccetera eccetera…negativi invertiti, ripetitori androidi, persone fisiche simulate umane, aborti e rifiuti umani, copie conformi, analfabeti intellettuali, falsi biologici relativi eccetera eccetera,  lo sono perfettamente.
E, come lo spazio Finito nei confronti della spazio Infinito, perfetto risulta il Male, chiuso in se stesso nella dilatazione-contrazione e nella  oscillazione rotatoria sul proprio asse, nei confronti di un Bene in espansione infinita.                 
Hai altre cose da chiedere? Fatti avanti. Adele, seduta all’ultimo banco - anche se in questo preciso momento a dire il vero mi sta tranquillamente seduta di fronte e mi dice di essere pronta a non so (ancora) spiegarmi che cosa - sta aspettando che tu la interroghi e, se ritardi troppo, s’incavola, per cui se poi ti manda affan…non devi lamentarti.   
L’intervista!, grida Adele, furiosa, perdendo la pazienza. Ci interrompe e mi guarda fissamente, perciò anche io la guardo intensamente, e non ci sono aggettivi per descrivere la sua bellezza. 
Finalmente ho capito. E’ arrivato il momento. Ora sono io l’intervistatore e Adele  l’intervistata.
Tu chi sei?, le chiedo.
Io sono Adele.
Da dove vieni, Adele?
Tu che ne dici? Dall’Universo?
Perché lo chiedi a me? Sono io adesso che faccio le domande.
Davvero? Ma non sei tu che mi avresti inventato?
E’ questo che ho fatto?
Ei, grancoglione! Ma che intervista è questa? Ci interroghiamo a vicenda?
Riformulo la domanda. Tu vieni dall’Universo?
Questo è sicuro. E’ la nostra unica certezza. Ma con un piccolo dettaglio: io sono l’Universo se è vero che nessuno oltre te può vedermi su un pianeta da cui è visibile soltanto il deserto cosmico.
E che ci fai tu, Universo,  sulla Terra, Adele?
Vorresti chiedermi cosa ci faccio io, qui, sulla Terra? Eccoti la risposta: esattamente quello che ci fai tu.
Quando ti ho vista per la prima volta, c’era ancora Ornella e tu frequentavi le scuole medie superiori ed eri una normale studentessa adolescente con tanto di casa e genitori. Anche se eri una ragazza ribelle e un po’ strana.  
E lo credo! Non sono forse Adele La Svitata, Adele l’Adolescente Sfigata, Adele la Valchiria, Adele La Saggia, e via dicendo? Ma ti ho fatto credere tutto ciò che hai appena detto su di me, e tu sei stato felicissimo di  crederlo. Sulla Terra nessuno può andare oltre se stesso, e tu non fai altro che spiegarlo e ripeterlo. Non ci sono prove contrarie. Perfino quelli che vanno in coma e ritornano, raccontandoci  di tunnel e aldilà luminosi, ci forniscono la prova inconfutabile che non sono andati da nessuna parte, ma sono rimasti chiusi nel sigillo della propria ignoranza cavernicola.
Eppure, io mi trovo ora davanti a te per intervistarti e non trovo le parole per descriverti, per descrivere la tua bellezza, la luce meravigliosa che tu emani, le tue qualità. Tuttavia, io sono uno scrittore, anzi lo scrittore, uno, unico e indivisibile, come dici tu. Tu sei Dio?
Cosa intendi per Dio?
Suvvia, Adele, non prendiamoci in giro! Riformulo la domanda. Tu sei l’Iddio assoluto, la Madre raggiante, la Madre Che Vive?
Secondo te, se lo fossi, te lo direi?
Cos’è? Continuiamo con l’interrogarci a vicenda?
Cos’altro potremmo fare in questo momento, oltre che urlare il nostro Dsui-osder-a-sau allo status quo usurpatio?
Ma non hai risposto alla mia domanda. Tu sei Dio?
Non lo siamo un po’ tutti? Qui, nel mondo Negativo Invertito dei senza Dio, è così facile inventarsene uno, tanto non esiste! Ricordi quando, tantissimi anni fa (allora usavo l’acronimo LP), ti dieti una bella raddrizzata, dicendoti testualmente: “Tu credi di essere l’autore e di avermi inventato? Ebbene, sono io che ti ho inventato per potermi manifestare!“, Non è forse questa la risposta alla tua domanda?
Non lo so. Preferirei che tu mi rispondessi più chiaramente.
Più chiaramente? Vorresti cioè che ti rispondessi: cazzo se lo sono, grancoglione!?
Ora ti riconosco, tu sei Adele.
Certo che lo sono, come ieri ero Lp, e l’altro ieri…lasciamo perdere, le calende greche non ci sarebbero di alcuno aiuto. Perciò, te lo ripeto. Io sono Adele. Oggi è il mio nome su una Terra in cui, di Adele, ce ne sono a bizzeffe. Eppure, io sono unica. E d’altra parte, se tu vai per esempio su Faceboox, ti scopriresti sommerso, oscurato e smerdato da una miriade di “Sergio Valli”. Per non parlare del tuo solo cognome: Valli. Se per caso ti capitasse di consultare l’elenco telefonico di Bologna e dintorni, ce ne ritroveresti una voragine di “Valli”. Eppure, in questo Mondo di Copie Conformi,  anche tu sei unico.
E allora?      
E allora, sai che ti dico? D’ora in poi, vuoi che ti chiami semplicemente con il tuo acronimo…SV? Lo farò, se lo desideri. SV può starci anche come Società dichiamo di…ecco, Vigilanza. Pero la lettera V ne avrebbe tantissimi di significati migliori.   
“Società di Vigilanza” mi starebbe benissimo. In fondo corrisponde alla mia natura esplorativa e analitica.  Io sto sempre all’erta.
Se è così, e a proposito di acronomi, io dovrei essere semplicemente la Trinità, la Triade, ossia VVV, quella Triplice V che sta per “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Che ne dici? Ti soddisfa ora la mia risposta?
Non mi spiega chi tu sia realmente.   
SV dei miei coglioni! Ti sta bene se ti rispondo che il mio vero nome sulla Terra è   Tripla V?
No no e no che non mi sta bene. Sono io che dovrei condurre l’intervista, e mi ritrovo intervistato come l’altra volta.
E’ inevitabile, SV, Io sono l’Interrogativo vivente e simultaneamente la Risposta Che Vive, la Risposta personificata, la personificazione della Risposta.
Certo, lo capisco benissimo. Peccato, però, perché non mi è sufficiente. Questa era una gran bella occasione per conoscerci meglio.
Non pensi che se io fossi la diramazione diretta, la proiezione personale una, unica e indivisibile, dell’Essere Perfetto, non potrei che essere altrettanto perfetta così che qui, sulla Terra, con queste sembianze perfettamente assunte, non potrei mai sapere chi io sia veramente, che altrimenti, se lo sapessi, sulla Terra risulterei imperfetta e l’Essere Perfetto sarebbe un falso? Cazzo e stracazzo! Noi siamo i frutti dell’albero!
D’accordo. Tripla V mi sta comunque bene. Ma anche Adele mi va benissimo. La Svitata. La Fuori di Testa, l’Adolescente Sfigata, la Valchiria e via dicendo.
Quindi?
Non so. Vorrei che tu restassi l’Adele che conosco. Insieme a Barbara, Ornella, Agnese e Giovanna, tu sei l’uno, l’unico e l’indivisibile  Modello di Donna da seguire, e non ci aggiungo al femminile quel “perfetta” che risulterebbe un insulto per la donna, rapportandola a un mondo di perfetti idioti, stronzi e ignoranti come questo. E vorrei che tu mi dessi un bel pizzico sul braccio, per svegliarmi, perché forse adesso  questa nostra intervista è soltanto un sogno.
No che non lo è. E te lo dimostro subito. Nel Paese Campione non si sono appena concluse le elezioni? Per quell’immutabile come prima peggio di prima, i cittadini elettori si sono precipitati, come al solito senza  esserne retribuiti e a spese proprie, a votare Tizio, Caio, Sempronio, Pincopallino o Vattelapescachi, per mandarli in parlamento affinché Tizio, Caio, Sempronio, Pincopallino o Vattelapescachi, arraffi soldi e si sistemi per tutta la vita, mentre loro, elettori, resteranno a fare la fame o comunque con pochi soldi. Ebbene, si può essere più coglioni? No, no, no che non si può, ed eccola la perfezione, cazzo!”    
Ora ti ritrovo, Adele o Tripla V se lo preferisci, e ne sono felice. Però, mi hai acceso il cervello ed ora ho difficoltà a fermare il mio pensiero che da mera memoria vorticosa di stella nera chiusa in se stessa che gira sul proprio asse, ha assunto il ritmo crescente a spirale della stella splendente che viaggia alla velocità della luce e poi oltre, e ancora oltre, all’infinito, verso l’alto dell’alto, verso il sempre più grande, verso l’immenso dell’immenso.
Cos’è che vorresti  dirmi? Le pagine più belle di questa nostra incredibile storia, tu le scrivi quando, subito dopo aver pranzato, te ne vai a fumare in  balcone. E siccome poi le dimentichi, hai pensato di munirti di uno di quegli aggeggi che registrano. Ma per quando tempo lo hai fatto? Due, tre volte? Ti sei ben presto stufato.   
Sotto la nostra casa, passa sferragliando non so quale mezzo urbano mezzo sgangherato del comune, che rumorosamente copre la mia voce.
Eppure normalmente la strada dove con Adele, Ornella, Barbara, Agnese e Giovanna io abito, spacciandomi per single pur convivendo con un simile manipolo di stupende fanciulle, è un luogo molto quieto e assai poco frequentato, e i lavori di manutenzione stradale vengono  praticati in genere la sera tardi. 
Poi, finalmente, riesco a farmi sentire.
Vorrei dirti che questa nostra intervista costituisce  la prova, la dimostrazione pratica, inoppugnabile, che l’Essere Perfetto, il quale crea perfezione nel chiuso labirintico dell’alfa e nell’omega dello spazio finito, creerà infinito quando si farà Egli stesso Infinito. Il che, d’altronde, è già avvenuto. E allora?  
Adele sorride, misteriosamente, ancora una volta alla Gioconda direi per descriverla meglio, come le succede spesso in certe situazioni un po’ intrigate come questa. E, improvvisamente, scoppia in una risata, fresca, argentina, irrefrenabile e luminosa come una cascata di acqua chiara nel laghetto azzurro dei nostri sogni. Quindi,  finalmente smette di ridere e mi risponde.  
Allora, secondo te, dovrei essere io l’Essere Perfetto fattosi Infinito? Ma via, che dici? Qui ora è tutto  complicato, molto complicato. E l’Infinito è appena laggiù, balenante all’orizzonte.  
E’ vero. La guardo senza riuscire a distogliere i miei occhi dai suoi. E in quell’istante mi torna in mente di aver raccontato della ricercatrice informatica che avevo scoperto anch’essa sposata e con un marito geloso, alla mia amica sposata con la quale qualche volta vado a passeggio per Roma mano nella mano giocando con lei agli adolescenti, e che si è precipitata a difenderla con una passione che mi ha colto di sorpresa: “Ecco, siamo alle solite.  E’ lei la colpevole, la civetta, la marionetta, la puttana. E’ così che dite? E questo che ora pensi di lei? Ma non credi di essere tu la causa del suo comportamento? Civetta, leggera, marionetta…Ti dico una cosa:  lei si comporta così solo con te e soltanto a causa tua. Sei tu il problema. Tu ci mandi fuori di testa! Lei non è una disponibile con chiunque; anzi,  se le fosse possibile, ne sono sicura al cento per cento, vorrebbe solo te e non permetterebbe a nessun altro di toccarla, ma che dico? Di sfiorarla. Neppure se fosse suo marito!”.
Ci sono rimasto di sasso. Senza parole. E lei, per rincarare la dose: “Una volta smesso di sognare, noi finiamo nelle grinfie di uno sgorbio qualunque, di un insignificante, di uno come tanti, di uno come tutti. Ma tu resti il sogno”.
E mi confessa che una sua collega (la mia amica fa l’insegnante) l’ha scoperta pochi giorni fa in giro per Roma con  me. ”Chi era quel tizio?”, le ha domandato e lei ha risposto con la prima cosa che le è venuta in mente. “Un mio zio”. E la collega: “A si? E dov’è che ci andavi?”. Lei: “A passeggio”.  “A passeggio mano nella mano?”. E lei: “Si certo. E’ un’abitudine che abbiamo preso quando ero una bambina. Mio zio mi prendeva per mano e mi portava a passeggio. E abbiamo continuato a farlo, come ti ho spiegato, per abitudine”.  La mia amica non mi ha detto  altro, però le ho fatto i miei complimenti per la sua prontezza nel rispondere alla collega e per la scusa che ha trovato. Credibilissima: quasi quasi ci credo anch’io. Però - le faccio osservare - per quel che mi riguarda, con l’età che mi ritrovo, più che un sogno potrei impersonare un incubo.
E lei: “Ma che dici? I sogni non hanno età”. 
Ma ora Adele sollecita la mia replica. Vorrei guardare avanti, le dico, ma non troppo, per non volare via. Dobbiamo restare sulla Terra ancora un bel po’ segnando il passo, giusto?
Giustissimo. Adele mi prende una mano tra le sue e la trattiene a lungo, dolcemente. Mi viene il sospetto che sappia cosa stavo ricordando poco fa e questo mi imbarazza.
Perciò, mi precipito a soggiungere che ad ogni modo, da questa intervista non è emerso un granché di nuovo.   
Lei torna a sorridere e un sole radioso inonda la stanza dove ci troviamo.
Ne sei sicuro?
No. Non sono sicuro di niente, da quando Ornella mi ha lasciato. Fisicamente intendo.  
Ti capisco. Però, facendo il punto della situazione, non possiamo disconoscere l’importanza di  questa nostra seconda intervista nella quale ci siamo scambiati i ruoli, perché è emersa la conferma di quanto si presumeva, e cioè che  si è stabilito senza alcun ragionevole dubbio come - se è vero che con Ornella quale componente femminile tu impersoni il Contatto Biologico Operativo stabilito dall’Universo sulla Terra – è altrettanto vero che dando immagine alle Tre Grazie del Cristianesimo, è da te che io scaturisco, e di conseguenza anche Barbara, Agnese e Giovanna. Per cui, al centro dell’interrogativo, resteresti comunque tu, scrittore dalla cui fertile immaginazione provengono tutti i personaggi di questa nostra meravigliosa storia, me compresa. Sulla Terra è esattamente così che ci leggerebbero. Noi due restiamo il perno della narrazione. Tu come autore ed io come personaggio principale, la protagonista assoluta. Ma se ancora una volta io ti dicessi: ”Sono io che ti ho creato per potermi manifestare”, tu cosa mi risponderesti?
Non lo so, perché a questo punto dell’intervista, o se preferisci della tua lezione, reclamerei il rispetto dei nostri ruoli. Sono io che faccio ora le domande e tocca a te rispondere. Non funziona così anche con la tua scolaresca?
Okay okay. Chiudiamola qui. Dsui-osder-a-sau e poi ne riparliamo.  
Ovviamente. Mi trovo d’accordo, anzi d’accordissimo: Dsui-osder-a-sau e poi ne riparliamo.  Però ci sarebbe molto da riflettere, e ancora molto da parlare sul come e quando ci sarà possibile pubblicare su Radioland, tuttora disabilitata dagli aborti e rifiuti umani campione della politica contro,  IL MODELLO DI DONNA  e il primo numero dell’Universalesism News del 2013: l’Edizione Speciale Elezioni.  
“Non preoccuparti”, mi conforta Adele: “Sai come intitoleremo l’Edizione Speciale Elezioni considerando che le elezioni, quando riusciremo a pubblicarla, si saranno concluse da tempo?”.
No, non lo so.
Mi guardo intorno, come se cercassi sul pavimento, sulle pareti o il soffitto, tra i  mobili o i sopramobili, il titolo da dare a una edizione speciale delle news che rischia di ritrovarsi obsoleta.  E’ così che succede, se guardi dove non potresti trovare un cazzo di niente, mi ripete spesso, beffardamente, la nostra eroina.
Diario di Bordo. Ecco come la intitoleremo”, mi suggerisce Adele: “Sarà il resoconto di un viaggio interplanetario. Ti ricordi di Enterprise, la famosa astronave stellare della serie televisiva Star Trek?  Perché tu non te ne sarai  accorto, ma noi oggi abbiamo attraversato il mondo”.   

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